L’estremo Sud Italia sta vivendo ore drammatiche a causa dell’assedio ininterrotto del mega ciclone Harry, una perturbazione di violenza inaudita che da sabato scorso non concede tregua a Sicilia e Calabria. Siamo ormai giunti al quarto giorno di piogge battenti, un diluvio che sembra non avere fine e che si appresta a varcare la soglia del quinto giorno nella giornata di domani. Calcolare il volume d’acqua complessivo caduto dall’inizio delle ostilità meteorologiche è quasi impossibile, ma per rendere l’idea della gravità abbiamo scelto di analizzare esclusivamente i dati accumulati nelle ultime 48 ore. Questa decisione nasce dal fatto che è dalla serata di domenica che il ciclone ha impresso una violenta accelerazione ai fenomeni, trasformando una perturbazione già pesante in una vera e propria minaccia per la pubblica incolumità. I dati che seguono sono dunque una fotografia parziale, poiché escludono il carico d’acqua già caduto tra sabato e domenica mattina, ma servono a far comprendere l’intensità micidiale dell’attuale ondata di maltempo.
Il bollettino della pioggia: territori sommersi da Catanzaro a Ragusa
I rilevamenti pluviometrici delle ultime 48 ore descrivono uno scenario da brividi, con accumuli che in molti casi superano la media di un intero anno solare, specialmente in aree solitamente secche. Nel cuore delle Serre calabresi, i dati sono impressionanti: spiccano i 327mm di Stilo, i 268mm di San Sostene Alaco, i 201mm di Fabrizia, i 176mm di Mongiana, i 140mm di Serra San Bruno e i 158mm di Chiaravalle Centrale. Notevolissimi anche i 136mm di Santa Caterina dello Ionio, i 101mm di Caulonia e i 95mm di Stignano. Non è da meno il massiccio dell’Aspromonte, dove la pioggia cade senza sosta con i 224mm di Ciminà, i 217mm di Santa Cristina d’Aspromonte, i 212mm di Roccaforte del Greco, i 174mm di Platì e i 173mm di Cittanova. Seguono i 145mm di Molochio, i 144mm di Antonimina, i 136mm di Cardeto, i 111mm di San Luca e i 96mm di Bagaladi.
Le piogge delle ultime 48 ore in Calabria:
In Sicilia, la situazione è ancora più critica, con picchi che sfiorano i quattrocento millimetri. Sui monti Peloritani si contano i 380mm di Fondachelli, i 336mm di Castiglione di Sicilia, i 310mm di Montagna Grande, i 194mm di Rocca Timogna e i 179mm di Pizzo Rosarello. Anche l’area etnea sta subendo colpi durissimi con i 223mm di Mascalucia, i 173mm di Lavinaio, i 151mm di Paternò e i 122mm di Gravina di Catania, mentre a Piedimonte Etneo e a Nunziata di Mascali si registrano 98mm. Nel Siracusano la situazione è allarmante con i 224mm di Carlentini, i 125mm di Lentini, i 94mm di Melilli e gli 81mm di Villasmundo. Infine, negli Iblei, l’acqua non dà tregua con i 221mm di Albareseda, i 154mm di Monterosso Almo, i 132mm di Modica e i 98mm a Ragusa.
Le piogge delle ultime 48 ore in Sicilia:
La fase più critica inizia ora: il ciclone si sposta verso Puglia e Basilicata
Nonostante la situazione sia già definibile come critica, i modelli meteorologici indicano che il peggio deve ancora arrivare. Proprio in queste ore, a partire dalle 18:00 di oggi pomeriggio, l’intensità delle piogge è tornata a salire vertiginosamente in Sicilia e Calabria. Le correnti risalgono dallo Jonio portando con sé un carico di umidità e energia che domani, mercoledì 21 gennaio, si abbatterà con forza anche su Puglia e Basilicata. La Calabria domani dovrà affrontare un ulteriore, enorme carico di pioggia su tutta la fascia jonica, con la neve che continuerà a sommergere l’Aspromonte, le Serre, la Sila e il Pollino, rendendo i soccorsi e gli spostamenti estremamente complessi.
Mareggiate e fiumi in piena: il micidiale effetto tappo sulle coste
Oltre alla pioggia e alla neve, a preoccupare è la furia degli elementi marini. Il vento soffia fortissimo da ore, sollevando onde gigantesche che si infrangono con violenza sulle coste joniche. Questa mareggiata non rappresenta solo un pericolo per le infrastrutture balneari, ma sta creando una condizione di rischio alluvionale estremo. I fiumi, le fiumare e i torrenti che scendono carichi d’acqua dalle montagne non riescono a scaricare in mare. L’energia cinetica delle onde respinge letteralmente le piene verso l’entroterra, provocando un innalzamento dei livelli idrometrici pericolosissimo nelle zone costiere. Il rischio è che le foci dei fiumi si trasformino in zone di accumulo forzato, minacciando direttamente le ferrovie e le strade statali, come la SS106, che corrono a pochi metri dal litorale. La situazione è al limite e richiede la massima allerta: il territorio è saturo, i fiumi sono gonfi e il mare non accenna a calmarsi, rendendo le prossime 24 ore le più pericolose dell’intero evento meteo.
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