“Quelle che giungono da Torino sono immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile. La solidarietà mia e di tutto il Partito democratico va agli agenti delle Forze dell’Ordine e ai giornalisti colpiti e alla città di Torino, che hanno subito un’aggressione delinquenziale da parte di frange violente organizzate e a volto coperto. La nostra condanna della violenza è, come sempre, la più ferma e auspichiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto”.
“Le immagini che arrivano da Torino sono inqualificabili. Il Movimento 5 Stelle condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni perpetrate ai danni delle Forze dell’ordine e della troupe Rai. Atti che nulla hanno a che vedere con il dissenso democratico e che vanno respinti senza nessuna ambiguità. Agli agenti feriti e a tutti i professionisti coinvolti va la nostra piena solidarietà“.
Elly Schlein e Giuseppe Conte, con una sintesi di pensiero comune e nemmeno troppa fantasia lessicale, del tipo “cambia qualcosa o si accorgono che abbiamo copiato“, hanno condannato le violenze del corteo pro Askatasuna a Torino. La sinistra strizza l’occhio agli antagonisti, si tiene stretta i centri sociali, cavalca le proteste, fomenta le piazze, poi condanna le violenze.
Ci vuole una bella faccia tosta. E anche tanta ipocrisia. Ha fatto scuola il modello ProPal. Prima gli incitamenti a scendere in piazza per Gaza, contro il governo (fa già ridere così, ma bisogna sempre ricordare come la pace a Gaza sia frutto dello sforzo delle destre internazionali, compresa quella italiana), a scioperare con Landini al comando, a puntare il dito contro Giorgia Meloni. Poi quando le proteste prendono una piega violenta, vengono sfondate le vetrine dei negozi, dati alle fiamme camionette e cassonetti, la sinistra si chiama fuori.
Modello che si ripete a Torino, durante il corteo pro Askatasuna. Cariche contro la polizia, bombe carta e artifizi pirotecnici. Sono 11 gli agenti feriti nella protesta per lo sgombero di un centro sociale. Schlein, Conte e compagni prima danno sostegno alla protesta, poi si defilano. Una protesta che tutti, ma proprio tutti, sapevano sarebbe andata a finire così. Gli stessi antagonisti lo avevano detto chiaramente: “avreste dovuto pensarci prima“, la risposta al prefetto di Torino che aveva chiesto di rimodulare la manifestazione di quest’oggi.
“Il 31 gennaio non è un problema di ordine pubblico, è l’opposizione sociale che rompe gli argini e si prende lo spazio che le spetta“. Tradotto: finirà in violenza. Il tutto era stato giustificato dalla solita narrazione che la sinistra alimenta ogni giorno: “abbiamo di fronte un governo che, in linea con un indirizzo politico dichiaratamente securitario, repressivo e intrinsecamente razzista“, scrivono gli antagonisti che aggiungono: “qual è la vera violenza? Quella evocata in modo astratto, preventivo e strumentale da funzionari di un governo reazionario? O la violenza materiale e quotidiana che attraversa le nostre vite“.
La sinistra ha appoggiato una manifestazione nata con l’intento, sbandierato ai quattro venti, di agire in maniera violenta, giustificando la violenza stessa come ribellione verso lo Stato e una fantomatica ‘repressione violenta che attraversa le nostre vite’. La sinistra appoggia degli invasati che pensano di vivere sotto dittatura e che prendono a calci e pugni la polizia (VIDEO). Poi li condanna e di discolpa. “Per quanto vi sentiate assolti, siete comunque coinvolti“. Non lo diceva un fascista.


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