Che fine hanno fatto i ProPal? No, seriamente. A parte qualche sparuto blitz social se qualche squadra di calcio compra un israeliano (non sia mai che tiri ‘bombe’ contro i malcapitati portieri, genocida!), qualche concertino da centro sociale, dei ProPal non se ne sente più parlare. Tutti quei valorosi giovani studenti, infermieri che decidono di lasciare i pazienti malati di tumore in attesa, lavoratori che scioperano ogni weekend dietro Landini, che fine hanno fatto?
Qualcuno obietterà “c’è la pace a Gaza, non c’è bisogno di protestare“. Dite che se ne sono accorti? Dite che hanno capito, finalmente, dopo aver devastato le città in Italia, invitato a sparare contro le cariche dello Stato, dato del genocida a Mattarella, che l’impegno politico della destra internazionale ha avuto l’effetto sperato?
Chissà. Eppure, quel brivido di scendere in piazza e mandare in ospedale agenti di polizia, sfondare vetrine dei negozi e saltare un giorno di scuola/ di lavoro qualcuno vorrebbe provarlo ancora. L’occasione è ghiotta, un’altra protesta da cavalcare: l’Iran. La popolazione lotta per la libertà, per i diritti, scende in piazza a protestare contro l’oppressione (quella vera) di un regime che ha stretto il suo cappio intorno ai cittadini facendo regredire il Paese, reprime le proteste sociali nel sangue sparando sulla folla uccidendo i propri cittadini, taglia internet per non far sapere quanto sta accadendo all’interno dei suoi confini.
Roba nemmeno, minimamente, paragonabile al legittimo intervento di Israele a Gaza in risposta agli attacchi del 7 ottobre 2023 da parte dell’organizzazione terroristica Hamas (finanziata dallo stesso Iran, per altro). Gli ingredienti per la protesta ci sono tutti, soprattutto, sono parecchio vicino all’ideologia della sinistra che, per altro, di norma vede dittatori, oppressione della libertà e regimi ovunque (Italia compresa), mentre qui non ha bisogno nemmeno dell’immaginazione o di tirare in ballo il sempreverde jolly del fascismo.
Eppure, i ProPal non scendono in piazza, la sinistra si limita a qualche condanna di facciata e niente più. Dov’è finita la voglia di far sentire la propria voce? Dove sono finite umanità e moralità? E i bambini? E i diritti? Tutto ciò vale per Gaza e non vale per l’Iran?
Ma soprattutto, perchè Greta Thunberg, il PD, Bonelli e Fratoianni, il sindaco Salis, Landini, i portuali di Genova non organizzano una flotilla per l’Iran? “Perchè non c’è il mare… ignoranti!“. Qualcuno crede che in Iran non ci sia il mare. Premesso che il concetto di flotilla espresso nelle critiche della destra sia metaforico (e ci arriverebbe anche un bambino), e riguardi l’impegno umanitario: il mare in Iran c’è.
L’Iran si affaccia a Nord sul Mar Caspio, a sud sul Golfo Persico e sul Golfo dell’Oman. È presente anche la famosa spiaggia di Hormuz, ribattezzata “la spiaggia rossa“, con sedimenti ricchi di ossido di ferro che creano un effetto cromatico spettacolare che probabilmente avrete visto sui social. Chissà che, a proposito di logica social e non solo, la protesta sia meno monetizzabile.
Certo, il viaggio dall’Italia sarebbe ben più lungo rispetto a quello per Gaza, toccherebbe passare dal Canale di Suez. Certo, con un po’ di organizzazione si potrebbe partire da altri porti, come accaduto per Gaza, magari dell’oceano indiano, dal Golfo Persico, dai Paesi della vicina Penisola Arabica. Ma nulla. Ci dispiace per gli iraniani che non avranno la loro flotilla internazionale. La prossima crisi umanitaria, comunque, fatela scoppiare più vicino all’Italia, magari a Malta, ecco: lì i ProPal si presenteranno sicuro. Il mare c’è.
Quello che non si può fare a meno di sottolineare, riguarda l’incoerenza della sinistra nel trattare le stesse questioni internazionali con due pesi e due misure. Per Gaza un’isteria generale che quasi invita alla rivolta di piazza; quando, invece, i dittatori sono filocomunisti o islamici, vedi Russia, Cina, Venezuela o Iran, si mettono le mani davanti agli occhi, o peggio, stanno direttamente dalla parte dei dittatori.


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