“Corte dei Ponti”. Testimonianze shock dall’interno della riunione: la verità sullo stop al Ponte sullo Stretto

Magistrati che mettono in dubbio la campata unica, chi protesta sui link, chi chiede valutazioni già fatte, chi protesta per costi inferiori a quelli attualmente in vigore. Le testimonianze shock di chi ha preso parte alla riunione della Corte dei Conti che ha fermato il Ponte sullo Stretto

Dopo lo stop inflitto al Ponte sullo Stretto, dichiarato da uno dei magistrati giusta misura in risposta alla riforma della giustizia, dunque mossa prettamente politica di opposizione al governo, la Corte dei Conti ha chiarito che la Sezione di controllo di legittimità si è espressa “su profili strettamente giuridici” e “senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera“. La realtà dietro le parole, però, sembra ben diversa.

“Libero” ha contattato alcuni rappresentanti della pubblica amministrazione chiamati a rispondere alle domande dei magistrati contabili nell’adunanza del 29 ottobre che, parlando con la garanzia della riservatezza dovuta alle fonti, raccontano un procedimento, sotto molti aspetti, irrituale.

Il problema dei link e un magistrato relatore particolarmente avverso

Uno dei presenti ha parlato di alcune “anomalie organizzative“. La registrazione della seduta a porte chiuse e la trasmissione in streaming non erano state comunicate in apertura di riunione, ma solo a metà di essa. Alla società Stretto di Messina, incaricata di progettare, realizzare e gestire l’opera, non è stato consentito di partecipare.

Il contradditorio è stato ricco di scetticismo e ostilità che mal si conciliano con un’istituzione definibile imparziale.Abbiamo ascoltato critiche alla legittimità delle scelte operate dal legislatore e constatazioni personali non sempre argomentate con linguaggio tecnico“, riassume una fonte a “Libero”. Il magistrato relatore, Carmela Mirabella, ha insistito sul fatto che la documentazione progettuale da esaminare fosse stata inviata alla Corte mediante un link a una cartella informatica.

Una situazione abbastanza normale, tant’è che i responsabili del ministero hanno spiegato che quella pratica rispetta le norme del Codice dell’amministrazione digitale. Queste impongono l’uso di documenti protocollati e sottoposti a firma digitale, e di una casella di posta elettronica certificata: procedura che rende impossibile alterare in seguito quei documenti. Tesi che non ha convinto il magistrato che, continuando a dubitare, ha chiesto ha chiesto che un esperto certificasse che il progetto trasmesso alla Corte fosse davvero quello approvato a suo tempo.

Inoltre, il magistrato ha ribadito quanto scritto nell’ordinanza di deferimento, ovvero che a causa della suddetta modalità d’invio, la Corte era stata costretta a “un’attività di selezione degli atti, e della documentazione di interesse, particolarmente onerosa visti i tempi ridotti“. Il ministero ha fatto notare che la Corte non avrebbe dovuto fare alcuna selezione perchè ci ha già pensato la legge: gli atti varati dal Cipess sono sottoposti al controllo di legittimità della Corte, il resto è documentazione a corredo.

Il magistrato perplesso sulla campata unica

Il magistrato ha mostrato la sua perplessità sulla scelta del ponte a campata unica, chiedendo perchè non fosse stata presa in considerazione un’ipotesi con una struttura differente. È stato risposto che quel documento era stato valutato e che il ponte a campata unica è stato approvato dal parlamento nel 2023.

Altro dubbio posto dalla toga: c’è stata una reale interlocuzione con l’Unione Europea? Perchè alcune note trasmesse dal ministero delle Infrastrutture non hanno firma, data e protocollo. Le è stato spiegato che il confronto con gli uffici di Bruxelles avviene normalmente in quel modo informale, attraverso incontri privi di verbale e scambi di mail e di note non protocollate.

Fine? No. Manca la valutazione dell’impatto sugli habitat naturali che ospitano specie di interesse comunitario, ha fatto notare il magistrato. E invece la valutazione c’è e il ministero delle Infrastrutture ne ha fornito gli estremi.

Manca la verifica tecnica sui documenti sottoposti al consiglio dei ministri per l’attestazione dei “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico“. No, esiste pure quella.

La questione dei pedaggi

Un altro magistrato ha contestato il decreto 35 del 2023 (“Disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria”). “La discussione è sembrata impostata per contestare radicalmente la natura speciale delle disposizioni di quel decreto“, ha sostenuto uno dei presenti. “Ma si tratta di valutazioni di merito fuori dal perimetro del controllo di legittimità che spetta alla Corte“.

Il magistrato istruttore, Valeria Franchi, ha sollevato un altro dubbio: perchè sugli incassi dei pedaggi sul Ponte non è stato stimato l’impatto della direttiva “Eurovignette”? Tale direttiva, non ancora recepita dall’Italia, stabilisce le regole UE per le tariffe sulla rete autostradale. I tecnici del ministero hanno risposto che la disciplina di tale direttiva non si applicherà al Ponte sullo Stretto, dunque non influenzerà i pedaggi.

La manutenzione e gli esempi di Danimarca, Turchia e Giappone

Trattandosi di Corte dei Conti, non poteva mancare un passaggio sui costi di manutenzione. Un magistrato, in quella che più che una domanda è stata definita un’arringa populista, ha posto l’accento sui costi di manutenzione di un’opera “mastodontica” come il Ponte, non realmente prevedibili e che ricadranno sui “nostri figli“.

Il dipartimento perla Programmazione economica ha risposto citando gli esempi di ponti simili costruiti in Danimarca, Turchia e Giappone: i dati raccolti spiegano come i costi di manutenzione dell’infrastruttura potranno essere ripagati con pedaggio che è pari a 1/5 dell’attuale tariffa di attraversamento dello Stretto.

Leggendo tutto questo, non si può che restare esterrefatti: più che una Corte dei Conti, sembra di trovarsi davanti a una “Corte dei Ponti“. Magistrati che mettono in dubbio la campata unica approvata da 2 anni, chi si lamenta delle difficoltà di cliccare sui link, chi per i costi inferiori a quelli attualmente in vigore. E nonostante ciò, ogni singolo dubbio è stato smontato dagli esperti del ministero, ogni quesito, spesso pretestuoso e anche frutto di disinformazione sul tema, è stato chiarito. Come si è arrivati allo stop, è un mistero (in realtà neanche tanto, lo hanno spiegato loro stessi che è una risposta politica).

Sorge spontanea una domanda: i magistrati della Corte dei Conti avevano già preso la loro decisione sul NO prima dell’interlocuzione e volevano solamente giustificare la loro scelta? L’impressione di chi era presente, stando a quanto raccontato, è proprio questa.