La riforma della giustizia e lo scontro tra magistratura e governo continua a infiammare il dibattito pubblico. La Maggioranza parla chiaramente di magistratura politicizzata (e schierata, ovviamente, a sinistra) che ha scelto di bloccare il Ponte sullo Stretto (con la decisione della Corte dei Conti, magistratura contabile) per una ripicca rispetto all’approvazione della legge sulla separazione delle carriere, per la quale servirà un referendum. Dall’opposizione i soliti strali sulla volontà del governo Meloni di accentrare i poteri e piegare al suo volere la magistratura. Come spesso accade, la realtà parla da sé, basta solo non tapparsi occhi e orecchie e urlare fascismo a sinistra e a manca.
Dalla stessa Corte dei Conti, infatti, arriva la conferma che lo stop al Ponte sullo Stretto sia una mossa di natura politica, da parte della magistratura, in risposta alla riforma della giustizia. A dichiararlo non è un esponente della maggioranza, un fascista o uno dei ‘demoni’ creati ad arte della propaganda di sinistra, ma è Marcello Degni, magistrato rosso, in un tweet inequivocabile.
I post social di Marcello Degni: la conferma che lo stop al Ponte è una ripicca
Marcello Degni, magistrato della Corte dei Conti, in merito alla vicenda ha espresso il suo pensiero con un post su X alquanto esplicativo nel quale spiega chiaramente che lo stop al Ponte è una risposta coerente alla riforma della magistratura: “la reazione alla decisione della Corte dei Conti sul Ponte è coerente con l’attacco alla magistratura che domani sarà sancito dall’approvazione della legge sulla separazione delle carriere. Difendere la costituzione votare NO al referendum per proteggere la democrazia“.
Il 30 giugno 2019, in un post sull’allora Twitter, Marcello Degni scriveva: “i agree. #FreeCarola (Carola Rakete, ndr). Fermate quel pagliaccio di Salvini (di Lucia Annunziata)” allegando un articolo.
Se lo dice un magistrato della Corte dei Conti, che non è Giorgia Meloni, che non è sicuramente un fascista e che chiamando “pagliaccio” Salvini probabilmente non vota a destra (è stato assessore a Rieti in una maggioranza Pd-Sel, ndr), è complicato dire che lo stop al Ponte sullo Stretto non sia una mossa politica, di sinistra, fatta dalla magistratura. Giusto?

Il Ponte sullo Stretto per Degni è una minchiata
E non si tratta solo di una questione legata alla riforma della magistratura. Degni è contrario al Ponte e lo definisce una “minchiata”. In un post social si legge, infatti: “ma che minchiata è questa storia del Ponte sullo Stretto“. A chi sui social gli fa notare un conflitto di interessi fra le sue idee “No Ponte” e sul centrodestra, in relazione al suo ruolo di magistrato, Degni risponde con un pensiero che è un manifesto programmatico della sinistra: “la manifestazione del pensiero è libera per tutti, ad eccezione dei fascisti banditi dalla Costituzione, l’azione deve essere svolta seguendo norme e prassi con imparzialità, come ho sempre fatto e come fanno tutti i magistrati“.
Chi è Marcello Degni? Il magistrato ‘militante PD’
Interessante approfondire il profilo di Marcello Degni che più che un magistrato della Corte dei Conti sembra un militante PD. Marxista, anticapitalista, complottista (pensa che i fatti del G8 di Genova del 2001 siano “un tentativo fallito di golpe”), Marcello Degni è convinto che al governo ci siano dei “fascisti” e che bisogna “resistere, resistere, resistere”, per salvare il paese da “derive eversive”.
Già da queste prime frasi, si capisce benissimo quanto l’immagine di imparzialità che Degni dovrebbe dare, è abbastanza sfocata. Ma magari sono solo uscite infelice. Anche perchè ha criticato anche Elly Schlein. Ecco… critiche da ambo le parti, imparzialità. Giusto? No. Degni ha criticato Elly Schlein ‘colpevole’, a fine 2023, di non aver fatto abbastanza ostruzionismo “da costringere l’Italia all’esercizio provvisorio“, altrimenti “potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata“.
Frasi che persino Paolo Gentiloni, che da premier lo nominò alla Corte dei Conti, definì “semplicemente inaccettabili“. E non sono finite qui, ne proponiamo una lista:
- “Il diritto di sciopero non si tocca. Le pulsioni autoritarie della destra emergono sempre più chiaramente. Non riusciranno a trasformare l’Italia nell’Ungheria”
- “Ritorna un attacco a gamba tesa alla magistratura. L’indipendenza della magistratura è un pilastro della democrazia. Le tessere eversive si accumulano. Urge costruire una alternativa per arrestare questa deriva”
- “Su due questioni, sindaco d’Italia e autonomia differenziata, la sinistra deve condurre una battaglia senza quartiere nel Parlamento e nel paese per impedire che l’Italia si trasformi in una democratura stile Ungheria con il rischio di frammentazione come accadde nell’ex Jugoslavia”
- “La legge bavaglio va bloccata senza tentennamenti”
A queste esternazioni social se ne aggiungono tante altre in cui la maggioranza viene definita fascista, si invita La Russa a dimettersi da presidente del Senato, si condividono le dichiarazioni di Schlein, si incoraggia l’occupazione delle scuole e la diffusione di “pensiero e pratiche alternative al modello di sviluppo neoliberista”, si inneggia alla “rivoluzione contro il Capitale” in relazione alla vittoria di Lula nelle elezioni in Brasile.


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