Il Ponte sullo Stretto, in attesa delle risposte del MIT a UE e Corte dei Conti (questa settimana), torna al centro dei convegni nazionali. Nello specifico oggi a Roma, presso la sede della Stampa Estera di Roma (Palazzo Grazioli), si è tenuto un confronto dedicato ad analizzare tutti gli aspetti legati all’opera, con particolare attenzione a quelli geologici e sismici. Ospiti i sismologi dell’INGV Gianluca Valensise e Pierfrancesco Burrato, insieme al Direttore Tecnico della Società dello Stretto, Valerio Mele. Doveva esserci anche Mario Tozzi, ma si è ritirato all’ultimo momento: figuraccia per lo “scienziato” anti opera.
Tornando all’evento, a Valerio Mele il primo intervento approfondito. Quest’ultimo ha preso la parola ripercorrendo un po’ di storia sul progetto, dagli albori agli ultimi anni e ai giorni nostri. “Quando parliamo di Ponte pensiamo alla grande opera ingegneristica, ma in realtà è molto di più. Il progetto è composto da chilometri di strade e ferrovie, con l’implementazione dell’Alta Velocità”.
Valensise: “terremoti come quelli del 1908 sono molto rari”. E quella frecciata ai geologi…
La palla è poi passata ai sismologi dell’INGV. Gianluca Valensise precisa: “io lavoro sui terremoti calabresi dalla fine degli anni ’80, sono calabrese. Studio il terremoto del 1908 dagli anni ’80, ben prima che si cominciasse a parlare di Ponte. Pur essendo io favorevole, i nostri studi sono a prescindere dall’essere pro o contro l’opera. Cominciamo a dire che: grande faglia è grande terremoto, piccola faglia è piccolo terremoto. Molti ricercatori, a partire dagli anni ’70, studiano il terremoto del 1908, il più forte strumentale nella storia d’Italia. Ma la storia dice che terremoti così forti sono molto rari, fino al 1908 erano passati 1.500 anni dall’ultimo”, seguendo la storia. “Il tempo in cui si ricaricano e tornano è molto ampio”.
“Nel dibattito sul Ponte succede una cosa curiosa. I geologi come Angelone o Doglioni avanzano critiche che hanno a che fare con l’ingegneria sismica, che di certo non è il loro campo. Poi ci sono ingegneri come De Miranda, Mazzolani e Rizzo che scrivono di faglie attive e terremoti storici senza avere una specifica competenza su questi temi. Purtroppo questa è l’Italia, e poi i social amplificano il fenomeno. Se ognuno parlasse solo di quello che conosce anche il dibattito sarebbe più ordinato e proficuo”. E’ la frecciata di Valensise alla categoria dei geologi che ha criticato l’opera. La stoccata nasce alla luce della domanda di un giornalista su una recente dichiarazione di Angeloni.
Burrato: “a Cannitello e Pezzo faglie prive di informazioni. E hanno una lunghezza limitata, non provocherebbero terremoti superiori a 6 di magnitudo”
Dopo Valensise, è stata la volta dell’altro esperto, Pierfrancesco Burrato, che ha approfondito il concetto di faglia e lo ha riproposto all’interno della zona interessa, quella dello Stretto: “nell’area dello Stretto, nel lato calabro, nella letteratura sono state mappate un gran numero di faglie che per la loro lunghezza limitata (massimo 4 chilometri) consideriamo faglie secondarie, abbastanza superficiale. Quando c’è un terremoto, noi vediamo sempre una pallina o una stella sulla mappa, in realtà sulla terra sono oggetti tridimensionali. E le faglie sono oggetti tridimensionali”.
“Le faglie nello studio in oggetto, però, sono prive di informazioni, perché nessun geologo le ha trovate in superficie e quindi non ha potuto misurarle. Per le faglie di Cannitello e Pezzo vale questo concetto. Queste due faglie hanno una limitata espressione, di 3 o 3,5 km. I terremoti di magnitudo 6 hanno una espressione di circa 10 km di lunghezza, per rendere l’idea. Se quindi anche queste fossero faglie, e fossero attive, sarebbero associate a terremoti molto limitati, sotto il magnitudo 6. La faglia del terremoto 1908 era 40 km lunga e 20 larga” ha aggiunto l’esperto.
Valerio Mele e il terremoto di Kobe durante la realizzazione del Ponte di Akashi
Terminati gli interventi dei due esperti, spazio alle domande. La prima per Valerio Mele: “tutti i grandi Ponti costruiti nel mondo sono proprio realizzati su faglie, molto ben più importanti di quelle sullo Stretto. Il Ponte di Akashi fu costruito durante il terremoto di Kobe, che provocò delle vittime. Quel Ponte, poi, fu completato tranquillamente. Questo non vuol dire che vada sottovalutato il tema terremoto, ma che il ponte sospeso sia quello meno sensibile al sisma”.


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