L’esperto smonta le bufale sulla Flotilla: perchè costituiva un pericolo e l’intervento di Israele è legittimo

Giuseppe Loffreda, esperto in Diritto della Navigazione, spiega perchè la Flotilla costituiva un pericolo, la missione non fosse meramente solidale e Israele abbia fatto bene a intervenire

Ieri sera è arrivato l’alt di Israele alla Flotilla. Le navi di Tel Aviv hanno bloccato quelle degli attivisti pro Gaza, come del resto era prevedibile, impedendo loro di raggiungere le coste di Gaza con un modesto carico di cibo. L’azione, puramente politica, di una flotta il cui legame con Hamas è stato dimostrato da documenti ufficiali, si è conclusa nell’unico modo possibile: Israele ha effettuato gli abbordaggi alle navi e arrestato gli attivisti. Il tutto senza alcuna escalation, grazie alla mediazione internazionale, compresa quella del governo italiano.

Il blocco ha scatenato veementi reazioni internazionali, proteste di piazza e scioperi. Si è parlato tanto di “morale ormai scomparsa“. E visto che la morale, anche se ricomparisse, è un concetto alquanto ondivago, che varia da persona a persona e sulla quale non si può giudicare quanto accade in maniera certa e univoca, serve il diritto. E il diritto marittimo dice chiaro e tondo che la Flotilla costituiva un pericolo e l’intervento di Israele è legittimo.

La spiegazione dell’esperto: la Flotilla costituiva un pericolo

Il passaggio della Flotilla, inizialmente riconducibile alla libera navigazione prevista dalla Convenzione Onu sul diritto del mare (Unclos), ha perso il carattere di ‘innocent’ (cioè inoffensivo – ndr) nel momento in cui è stata resa esplicita da parte della Flotilla l’intenzione di forzare il blocco navale israeliano creando un corridoio permanente per l’ingresso di aiuti umanitari“. Lo ha dichiarato all’Adnkronos l’esperto in Diritto della Navigazione avvocato Giuseppe Loffreda. “Giusto o sbagliato che sia – rimarca – non spetta all’organizzazione della Flotilla sindacare sulla legittimità del blocco”.

Quando, secondo l’Unclos, la navigazione non è più ‘innocent’, cioè inoffensiva? “La Convenzione Unclos all’articolo 19 (in combinato disposto con gli articoli 56 e 58), stabilisce che il passaggio è considerato inoffensivo finché non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine, alla sicurezza e ai diritti dello Stato costiero. Quindi, una volta che la Flotilla ha dichiarato (in acque internazionali ma appartenenti alla Zee di Israele) l’obiettivo di violare il blocco, la navigazione non poteva più essere qualificata come inoffensiva perché minacciava i diritti dello stato costiero“, risponde il Marittimista, fondatore del think tank operante nel settore Legal4Transport.

In pratica: la Flotilla non può decidere sul blocco di Israele, né può permettersi di violarlo. E no, alla legge non interessa quanto sia lodevole l’obiettivo finale. Qu. A proposito dell’obiettivo finale: se il ‘goal’ della Flotilla fosse stato davvero quello di consegnare gli aiuti, perchè ha rifiutato più volte la possibilità di farlo in maniera sicura, finendo per diffidare il governo italiano e respingere addirittura l’aiuto del presidente Mattarella che oggi i ProPal chiamano genocida?

A conferma della natura “non meramente solidale dell’iniziativa” sarebbe anche il pregresso “rifiuto della Flotilla di deviare la rotta per consegnare gli aiuti umanitari in Israele, destinandoli poi alle organizzazioni cattoliche già presenti nella Striscia di Gaza. Una soluzione questa – commenta l’esperto – che invece avrebbe consentito di far arrivare gli aiuti senza creare tensioni internazionali, ma che è stata respinta dagli organizzatori“.