Falcomatà ce l’ha fatta. L’obiettivo era quello di centrare l’elezione al consiglio regionale della Calabria per dare continuità al suo impegno politico e non scomparire dopo la fine del secondo mandato da Sindaco di Reggio Calabria. Il primo cittadino reggino è arrivato secondo nella lista del Partito democratico con 10.341 voti di preferenza, battuto dal Sindaco di Palmi Giuseppe Ranuccio che ha ottenuto 10.638 voti. Trecento in più rispetto a Falcomatà. Il testa-a-testa fino all’ultimo voto ha appassionato la sera-notte di ieri, finché non si è materializzato uno scenario clamoroso e assolutamente inatteso: e cioè che sarebbero stati eletti entrambi. E quindi la corsa al primo posto, che aveva alimentato ogni azione sin dal primo giorno della campagna elettorale, è diventata inutile. Primo o secondo, non cambia nulla.
Oggi in molti parlano di ennesimo “colpo di fortuna” per Falcomatà. C’è un fondo di verità: se il Pd avesse preso un solo seggio, come appariva scontato, oggi per il Sindaco sarebbe il giorno della fine prematura della propria carriera politica. Ma è anche una lettura scorretta e ingenerosa: l’unica verità è che Falcomatà non viene ripescato, che Falcomatà non viene eletto senza meritarlo. Ma il Pd prende due seggi perchè ha preso più voti, e Falcomatà viene eletto perchè ha preso i voti, perchè è stato votato.
Andiamo a vedere perchè oggi è corretto riconoscere questo risultato e dare la giusta lettura dei dati.
Ci sarebbero molte cose da poter dire su quella che, sotto il profilo del consenso, è effettivamente l’ennesima défaillance di Falcomatà. E le diciamo.
Tutto ciò che si può obiettivamente rimproverare a Falcomatà
Falcomatà è arrivato secondo nella lista del Partito Democratico, battuto dal Sindaco di Palmi. Di poco, è vero, ma sconfitto. Il Sindaco ha preso 10.341 voti di preferenza, che sono tanti ma sono anche pochi se li consideriamo in termini relativi al contesto. Falcomatà, infatti, è Sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana (quindi è contemporaneamente il Sindaco della città più grande e importante della Regione, e ha l’incarico dell’ex Presidente della Provincia!), da 11 lunghi anni. Una figura di questo livello istituzionale, ambisce – e infatti Falcomatà ambiva – a diventare Governatore della Calabria, o in alternativa Senatore, Deputato, o al massimo Eurodeputato. Falcomatà, invece, per una serie di comportamenti che nel corso degli anni lo hanno allontanato con tutti i riferimenti del suo partito e della sua coalizione, si è ritrovato fuori dai giochi e costretto – controvoglia e dopo lunghe riflessioni – a candidarsi al consiglio Regionale, facendo una sorta di passo indietro e tradendo l’amico di una vita Gianni Muraca, pur di garantirsi una continuità politica in una posizione di gran lunga inferiore a quella attuale.
A questo punto, però, doveva essere scontato per Falcomatà stravincere la partita: doveva essere il più votato, in città e in provincia. E doveva essere il più votato della storia: mai un Sindaco o Presidente della Provincia si è candidato al consiglio regionale (al contrario, tanti consiglieri regionali si sono poi candidati a Sindaco e a Presidente della Provincia). Ecco perchè Falcomatà avrebbe dovuto prendere facilmente e senza neanche impegnarsi troppo, almeno 15 mila, 17 mila, 20 mila voti.
E invece così non è stato.
Ha superato di un soffio 10 mila voti, addirittura in cinque (Cirillo, Mattiani, Calabrese, Ranuccio e Giannetta) ne hanno presi più di lui. E, cosa ancora più grave, non è stato il più votato neanche nella sua città: a Reggio ha ottenuto 6.091 voti, battuto – anzi asfaltato – da Cirillo (cioè Cannizzaro) con 7.851 preferenze nel Comune, e avvicinato addirittura da Sarica (cioè Scopelliti) con 4.891 voti nella lista della Lega.
Anche alle precedenti elezioni Regionali, i più votati della provincia di Reggio Calabria erano sempre andati oltre i 12-13 mila voti, quindi più di quanti non ne abbia presi oggi il Sindaco Metropolitano. E i precedenti “mister preferenza” (Arruzzolo nel 2021, Irto nel 2020, Sebi Romeo nel 2014, Antonio Caridi nel 2010, Alberto Sarra nel 2005, Pietro Fuda nel 2000) non si candidavano dalla posizione di Sindaco o tantomeno di Presidente della Provincia.
Il significato della sconfitta con Ranuccio, Sindaco di Palmi
E soprattutto, Falcomatà è arrivato secondo nella sua lista. Nel suo partito. Battuto da Ranuccio, che è un ottimo amministratore ma arriva comunque da Palmi, dov’è Sindaco da otto anni. Molto meno tempo di Falcomatà a Reggio, nella città capoluogo. Ranuccio è Sindaco in un Comune che ha esattamente un decimo degli abitanti di Reggio Calabria. Insomma, non stiamo parlando di Barack Obama. Per quanto, lo ripetiamo, Ranuccio abbia lavorato bene sotto il profilo amministrativo, politico e delle relazioni, e per quanto avesse il sostegno diretto di Nicola Irto e dell’establishment del partito, non ci sarebbe comunque dovuta essere partita a vantaggio di Falcomatà. E invece la partita non solo c’è stata, ma l’ha vinta Ranuccio.
Insomma, in termini assoluti Falcomatà è andato male. E’ andato peggio di altri che nella storia hanno preso più voti senza il peso istituzionale dell’attuale ruolo di Falcomatà: è andato molto peggio di quanto avrebbe dovuto raccogliere un Sindaco, per giunta Metropolitano.
Così come era andato male alle elezioni Comunali del 2020, perdendo oltre 30 mila voti rispetto al 2014 ma salvandosi poi al ballottaggio superando Minicuci. E oggi si ripete più o meno la stessa cosa: Falcomatà va male, ma riesce a raggiungere l’obiettivo prefissato.
Il meccanismo della distribuzione dei seggi che ha favorito Falcomatà: ecco perchè è quanto di più corretto ci possa essere
Detto questo però, bisogna riconoscere la realtà. E cioè che Falcomatà non ha avuto culo, almeno stavolta. O quantomeno, alla dea bendata è andato incontro. Se, infatti, al Pd sono scattati due seggi nella Provincia di Reggio Calabria, è quanto di più corretto ci possa essere nell’esercizio della democrazia. Infatti il Pd si è fermato al 13,5% dei voti a livello Regionale: nella Circoscrizione Nord (Cosenza) ha ottenuto l’11,6%, in quella Centro (Catanzaro/Crotone/Vibo) il 13,8%, in quella Sud (Reggio Calabria) il 15,9%. Insomma, proprio grazie alla sfida Ranuccio-Falcomatà, il Pd a Reggio è andato meglio che nel resto della Regione e quindi è corretto che dei 4 consiglieri regionali eletti, 2 vengano eletti a Reggio e uno ciascuno nelle altre due circoscrizioni.
Paradossalmente, a spingere in alto la percentuale del partito e quindi a far scattare il secondo seggio vitale per Falcomatà, sono stati addirittura i voti di Gianni Muraca, l’amico tradito dal Sindaco che si è candidato per affermare la propria forza e vendicarsi del tradimento. Muraca è andato benissimo: da solo, contro il Sindaco, è arrivato terzo e ha ottenuto 5.518 voti, praticamente gli stessi che aveva ottenuto quattro anni fa quando però lo sosteneva e lo votava Falcomatà e in blocco tutta la sua Amministrazione.
Senza questi 5.500 voti, però, il Pd non avrebbe preso il secondo seggio e Falcomatà non sarebbe stato eletto: forse per vendicarsi davvero, Muraca avrebbe dovuto agire diversamente, ma è facile dirlo con il senno di poi. Magari adesso tornano amici: Falcomatà dovrebbe essergli davvero molto grato.
A favorire il secondo seggio al Pd nella Provincia di Reggio, ci sono anche le performance degli altri partiti della coalizione: Oltre ai 4 seggi del Pd, il Centrosinistra elegge in consiglio Regionale altri 5 consiglieri: 2 sono della lista “Tridico Presidente“, uno ciascuno per Movimento 5 Stelle, Democratici Progressisti e Casa Riformista. A livello Regionale, la lista Tridico Presidente ha ottenuto il 7,6%, il M5S il 6,4%, i Dp il 5,2% e la Casa Riformista il 4,4%. In Provincia di Reggio Calabria, però, tutte queste liste sono andate male. Molto male. La Casa Riformista ha preso addirittura l’1,2%, il Movimento 5 Stelle il 3,1%, la lista “Tridico Presidente” il 3,8% e i Democratici Progressisti di De Gaetano, con tanto di candidatura del vice Sindaco Metropolitano Carmelo Versace, hanno raggiunto il 5,5%. Ecco perchè tutti i consiglieri regionali eletti di queste altre liste minori della coalizione, vanno alle province di Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo: perchè lì sono andati meglio.
Nella Circoscrizione Nord (Cosenza), “Tridico Presidente” ha preso addirittura l’11,1% sfiorando il Pd. Il Movimento 5 Stelle ha preso il 9,5%, i Dp hanno preso il 5,7% (quindi più del 5,5% di Reggio, per una manciata di voti) e la Casa Riformista ha preso il 5,5%. Così hanno eletto un candidato ciascuno. Alla lista “Tridico Presidente” il 2° candidato è scattato nella Circoscrizione Centro (Catanzaro/Crotone/Vibo), dove ha ottenuto il 6,9%.
Insomma, nessuna “botta di culo” per Falcomatà che è stato eletto sì come 2° per un complesso calcolo sulla ripartizione dei seggi, ma è un calcolo di garanzia democratica che ha evitato una clamorosa beffa. L’alternativa, infatti, era che quel seggio andasse alla lista Dp che ha ottenuto il 5,5%: il primo e più votato era Nino De Gaetano, che ha ottenuto 4.908 voti. Quindi sarebbe entrato in consiglio regionale un candidato che ha preso meno della metà dei voti di Falcomatà: anche se fosse stato corretto nella ripartizione dei seggi, sarebbe stato moralmente e democraticamente ingiusto. Ecco perchè oggi è corretto riconoscere che Falcomatà è stato eletto con pieno merito. E’ andato male, in termini relativi al contesto della sua posizione. Ma non c’è nessuna beffa o nessun colpo di fortuna dietro la sua elezione. Anzi. Sarebbe stato ingiusto il contrario.
Certo, un regalino Muraca lo merita eccome. Ma questo è un altro discorso…





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