Dai fischi ai complimenti, dagli incubi alle ritrovate certezze. Nel calcio basta poco, si sa. Basta poco per ritrovarti dalle stelle alle stalle o viceversa. In Serie B, poi, da sempre livellata e con quella classifica cortissima che può cambiare i destini in poche settimane. Anzi, come nel caso del Catanzaro, in pochi giorni. Quattro per l’esattezza. Sabato la vittoria contro il Palermo, fino ad allora imbattuto e vice capolista, e ieri il successo a Mantova, in rimonta, dopo una bella prestazione. E pensare che solo una decina di giorni fa, domenica 19, dal “Ceravolo” piovevano fischi al termine del match perso contro il Padova. Un’atmosfera insolitamente surreale, da quelle parti, almeno da tre anni a questa parte. Abituati a vedere e sentire uno stadio perennemente in festa, sempre entusiasta, giustamente, dopo la trascinante promozione in Serie B e due anni di fila a sfiorare la Serie A, era arrivato poi qualche mugugno.
Ma, e lo avevamo ricordato, anche un anno fa, di questi tempi, la situazione era molto simile. Una partenza “soft”, in sordina, in silenzio, con qualche pari di troppo e una classifica così così. Anche lì non era mancato qualche malumore, pure perché Iemmello non era al meglio e i tifosi dovevano ancora abituarsi a uno stile di gioco e un atteggiamento diverso dopo quello offensivo e piacevole praticato in tre anni da Vivarini. Poi però Caserta aveva aggiustato il tiro, facendo come e anche meglio del predecessore. Grande sterzata alla fine del 2024, rimonta in classifica a cavallo tra vecchio e nuovo anno e girone di ritorno da protagonista.
I numeri tra vecchia e nuova stagione, dopo 10 giornate
Dopo i sei pari di fila, su StrettoWeb avevamo predicato calma. Avevamo spiegato che, in fondo, alla fine, la classifica non era poi così tanto diversa da quella dello scorso anno nello stesso periodo. Le due sconfitte avevano sicuramente far potuto deprimere qualcuno, ma in quattro giorni tutto è cambiato. Anzi no: a non cambiare è sempre la classifica. Esattamente come un anno fa, dopo 10 giornate, anche questa volta il Catanzaro si ritrova esattamente con 12 punti. Pure i dati su gol fatti e subiti sono spaventosamente simili, quasi uguali. Le reti segnate sono esattamente 11, come l’anno scorso dopo 10 giornate. Le reti subite, invece, 9, rispetto alle 10 di quest’anno. Numeri che fotografano cammini identici, seppur con allenatori diversi e qualche ricambio nell’organico.
E’ la dimostrazione che, negli ultimi anni, è stata la filosofia del club a farla da padrona, con gli allenatori ad adattarsi, anche senza volerlo. Una filosofia sana, volta al bilancio, alla ricerca di giovani interessanti, in un ambiente sano e serio. Ma volto, anche, a preservare la credibilità verso un progetto. Un progetto che sceglie la proprietà stessa, difendendo l’allenatore in caso di difficoltà ed evitando possibili malumori e polemiche. La vicenda Aquilani, in tal senso, è eloquente: dopo due sconfitte e qualche mugugno, subito Ciro Polito in conferenza e Floriano Noto a parlare pubblicamente. Per dire cosa? Che Aquilani non era assolutamente in discussione e non lo sarebbe comunque stato neanche in caso di sconfitta contro il Palermo.
Anche perché la squadra, al netto dei risultati, dimostrava di avere un’anima. E la società lo sapeva. E Aquilani lo sapeva pure, che – così come Caserta – ha trovato la forza di cambiare modulo e aggiustare il tiro. Dopo l’iniziale 3-4-2-1, nelle ultime due è passato a un 3-5-1-1 più coperto, con un centrocampista e un trequartista in meno. E così anche la proprietà ha protetto il suo allenatore, ha isolato l’area tecnica e si è ricompattata, portando a casa due vittorie che non sono affatto frutto del caso. Ora il Catanzaro, mantenendo lo stesso cammino dello scorso anno, spera che lo stesso possa anche proseguire così. Proprio come lo scorso anno. Magari con una leggerissima modifica verso il finale…


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