Sei partite, sei pareggi. E pure un record. E’ vero: a ogni tifoso piacerebbe esultare per un gol-vittoria, piacerebbe esultare – in generale – per una vittoria. E’ poi anche altrettanto vero che ogni tifoso vorrebbe vincere sempre, ma questo non è possibile. Dalle parti di Catanzaro, forse, qualcuno comincia a mugugnare. Pure ieri è arrivato un pari, forse con maggiori rimpianti rispetto ad altri, perché la Sampdoria oggi è in difficoltà – al di là dell’organico e del blasone del club – e la squadra giallorossa ha chiuso in crescendo la gara, schiacciando gli avversari e sfiorando più volte il gol. Insomma: il successo ci poteva stare, era ampiamente alla portata.
E invece, ancora una volta, il Catanzaro si tiene la prestazione, l’atteggiamento, la solidità difensiva, la voglia di stare concentrata e sul pezzo, ma raccoglie un solo punto. “Il risultato non mi piace, ma la squadra ha avuto un coraggio incredibile in uno stadio del genere” ha detto Aquilani nel post gara. Il pensiero è quello: bravi sì, belli sì, ma poi occorre far gol e soprattutto vincere. E per questo, nella piazza, qualcuno comincia a mugugnare, anche memore di stagioni, soprattutto le due con Vivarini tra C e B, in cui la squadra giocava, divertiva, segnava e vinceva. Ma quelli erano altri anni, altre situazioni, altri cicli. Cambiano i giocatori, le categorie, i campionati, gli allenatori, le avversarie. Anche questa squadra, a sprazzi, non dispiace, per tenuta in campo e proposta di gioco, ma paga a volte amnesie difensive e a volte – come ieri – il mancato “killer instinct”, come l’ha definito l’allenatore.
Aquilani come Caserta: il confronto
E allora? E’ tutto da buttare? Si può mugugnare? E’ chiaro che pareggiare all’infinito non basta, in termini statistici, ma è anche chiaro che non sarà così. Si perderà e si vincerà, ma occorre pazienza. In fondo, di esempi ce ne sono, e non sono neanche così tanto lontani. Basta, infatti, andare allo scorso anno, stagione 2024-2025, Caserta in panchina. Volete sapere lo score delle prime sei giornate? Bene: 6 punti. Esattamente come ora. Sviluppati in modo diverso, sì, ma sempre 6 punti. Anche lì qualche pari di troppo, ma pure una vittoria e una sconfitta. E sapete cosa accadde nelle tre giornate successive (settima, ottava e nona giornata)? Ve lo diciamo sempre noi: altri tre pareggi. La situazione, i tifosi giallorossi lo ricordano, cambiò a inizio dicembre, con un filotto importante – a cavallo tra vecchio e nuovo anno – che portò la squadra in zona playoff, spareggi che poi disputò.
Evidentemente, a maggior ragione con il cambio allenatore e dopo arrivi importanti in rosa, il Catanzaro ha abituato a partenze “diesel”, con il freno a mano tirato, con l’obiettivo di tirare fuori il meglio nella parte clou della stagione. Ovviamente non è scritto da nessuna parte che debba andare così anche quest’anno, ma è altrettanto vero che oggi non ha senso fare drammi, proprio considerando come andò nella scorsa annata. Oggi c’è da guardare il bicchiere mezzo pieno, provando a enfatizzare i lati positivi di una squadra che sembra in crescita: voglia di non mollare, di restare sempre concentrata e in partita; capacità di creare occasioni con una certa frequenza; difesa raramente allo sbando, giocatori arrivati negli ultimi giorni di calciomercato e che cominciano a inserirsi piano piano nei meccanismi.
Perché “6” è il numero fortunato
E poi, per quanto possa consolare o interessare (perché è fine a se stesso), il Catanzaro ha eguagliato un record che durava da quasi 100 anni: sei pareggi nelle prime sei partite; come scritto ieri, l’ultima a riuscirci fu lo Spezia nel 1933. 6, tra l’altro, che oggi è il numero fortunato: sei partite, sei pareggi, sei gol fatti e sei gol subiti.


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