Nella serata italiana di ieri dal bilaterale (in realtà trilaterale con il Qatar collegato telefonicamente) Trump-Netanyahu si è fatto un passo avanti, probabilmente decisivo, verso la pace nella Striscia di Gaza. L’unica pace possibile, subordinate a due condizioni principali: il rilascio degli ostaggi israeliani e il mancato coinvolgimento di Hamas nel governo di Gaza post conflitto. Condizioni che Giorgia Meloni aveva indicato già da tempo e che ieri sono state accettate a livello internazionale sia dai Paesi più critici verso Israele e che hanno riconosciuto la Palestina (quali UK, Francia, Canada, Australia, Turchia ecc.) sia da quelli arabi e dall’Autorità Nazionale Palestinese.
Condizioni che la sinistra italiana aveva bocciato dimostrandosi, neanche a dirlo, completamente fuori fuoco rispetto al resto del mondo, compresi gli stessi governi internazionali di sinistra che però hanno accolto favorevolmente il piano di pace.
Cosa manca affinché tacciano le armi? L’ok di Hamas che, nonostante l’amnistia in caso di resa e l’ottenimento di 250 prigionieri palestinesi condannati all’ergastolo, ha fatto sapere che l’accordo propende troppo per Israele. E ci mancherebbe pure. Israele è la parte offesa in questo conflitto, iniziato dopo il massacro del 7 ottobre 2023 in cui Hamas ha ucciso a sangue freddo 1200 israeliani in territorio israeliano, stuprato donne, sgozzato bambini, rapito 250 ostaggi, alcuni dei quali ancora nelle mani dei jihadisti.
Ma soprattutto: l’accordo di ieri apre gli occhi a chi non ha ancora capito (o fa finta di non capirlo) la vera natura di questo conflitto smontando tutte le fake news promosse dalla propaganda di Hamas e rilanciate dalla sinistra e dai ProPal.
L’accordo di pace che smonta le fake news su Israele e Netanyahu
Dal piano di pace in Medio Oriente promosso ieri notte è venuta fuori una verità importante e decisiva nella prospettiva geopolitica e morale del conflitto a Gaza: Israele vuole la pace, Netanyahu ha già detto sì. E no, non è così scontato come sembra, come l’amicizia con Trump e i rapporti storici fra Stato ebraico e USA potrebbero far intendere. Non lo è per una ragione: da questo accordo Israele non guadagna nulla. Il governo di Tel Aviv ha richiesto la restituzione degli ostaggi, la smilitarizzazione di Hamas, che al punto 1 del suo statuto ha scritto ha caratteri cubitali che persegue la “distruzione di Israele“. Richieste minime, basiche, più che logiche.
Israele NON occuperà o annetterà la Palestina: le fantomatiche “mire espansionistiche” su Gaza non esistono. Speculazione edilizia e progetti di Gaza Riviera? Idiozie. Nessuna volontà di compiere un genocidio che porti allo sterminio dei palestinesi che, come si legge nell’accordo, riceveranno aiuti umanitari, Israele terminerà le operazioni belliche e si ritirerà, la popolazione non verrà costretta a lasciare la propria terra, di fatto ottenendo ciò che i palestinesi chiedono da anni.
Israele ha accettato anche il Board of Peace che governerà Gaza (smilitarizzata e pacifica) confermando, di fatto, la soluzione di “2 Popoli e 2 Stati” tanto invocata dagli stessi detrattori dello Stato Ebraico. In sintesi: Israele ha chiesto di vivere un pace, di far cessare una minaccia incombente alla propria sovranità.
Per anni Netanyahu è stato descritto come guerrafondaio, dittatore, genocida, quando ha solo perseguito gli interessi civili, democratici e liberali del proprio Paese, attaccato e minacciato da un’organizzazione terroristica che oggi ha in mano una penna, può firmare un accordo per far cessare immediatamente il conflitto, e invece storce il naso.
Il parallelismo con la guerra in Ucraina e i “pacifinti”
Oggi sono due i grandi conflitti sui quali si concentra l’attenzione del mondo. Uno è quello in corso a Gaza. L’altro è quello in Ucraina. Fra le due guerre, al netto di differenze storiche, culturali e geopolitiche, ci sono alcuni parallelismi interessanti. Il primo riguarda un ‘gioco delle coppie’ che la propaganda di Hamas ha ribaltato in maniera grottescamente efficace.
In Ucraina, fin dall’inizio del conflitto, vengono ben distinti aggressore (Russia) e aggredito (Ucraina), al netto di quali siano le motivazioni. Ed è chiaro a tutti da che ‘parte stare’, del resto, Mosca ha invaso militarmente uno stato sovrano e indipendente senza alcun ‘casus belli’. A Gaza ci sono anche un aggressore (Hamas, con i fatti del 7 ottobre) e un aggredito (Israele), ma l’opinione pubblica sembra propendere dalla parte dei palestinesi (e conseguentemente di chi li governa, di chi oggi viene chiamato al tavolo delle trattative, ovvero Hamas) a causa della forte risposta militare di Israele.
Zelensky ha più volte detto di essere pronto ad accettare la pace facendo gli interessi dell’Ucraina: nessuna concessione territoriale e protezione dalla minaccia futura di Mosca. Lo stesso ha fatto Netanyahu: confini ben distinti e convivenza pacifica con l’assicurazione che Hamas non rappresenti una minaccia. Per entrambi la pace di può firmare adesso, all’ottenimento di queste condizioni. Putin e Hamas hanno ben altri interessi.
Perché il mondo sta contro Putin e… Netanyahu?
Ed è ancora più assurdo che i “paciFinti” che oggi scendono in piazza nelle principali città del mondo, che in Italia si scontrano con la polizia, che si imbarcano per violare il blocco navale di Israele rischiando un incidente diplomatico e anche la propria vita, chiedano la pace in Europa prendendosela con Zelensky che non si arrende all’invasione di Putin e la pace a Gaza prendendosela con Netanyahu che non si arrende alla violenza di Hamas. I pacifisti che stanno dalla parte di chi scatena la guerra e criticano chi si difende perchè non ha alternativa: l’Ucraina non può far cessare la guerra senza che la Russia si fermi; Israele non può far cessare la guerra finchè Hamas continuerà a essere una minaccia. Insomma, gli unici veri ostacoli alla pace oggi si chiamano Putin e Hamas. Ed è grottesco che i “paciFinti“, appunto, se la prendano invece con Ucraina e Israele.
Intanto Hamas oggi è spalle al muro. Militarmente lo è da tempo, ridotta ad azioni di guerriglia, a nascondersi dietro i civili usati come scudi umani. Ora lo è anche politicamente: se non accetta l’accordo, con quale coraggio la sinistra, i ProPal, la flotilla che sta provando a farsi ammazzare per la pace, continueranno a stare dalla parte di chi la pace la rifiuta a più riprese ed è esso stesso, con la sua esistenza, la ragione principale affinché questa pace oggi non c’è?


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