Tutto cambia affinché nulla cambi. Potremmo sintetizzare così l’ennesima pazza estate della Reggina con tante chiacchiere, trattative per la cessione della società, riunioni al Comune con il Sindaco, contestazioni durissime della tifoseria e poi adesso alla vigilia dell’inizio del campionato come se non fosse successo nulla, tutti lì abbracciati in uno sdolcinato bagno d’amore tra dirigenza societaria, la stessa di prima, esponenti politici locali e tifosi. Gli stessi che avevano celebrato la vittoria del playoff con la Scafatese come se fosse una finale di Champions League: esultavano eccitati, convinti che avrebbe consentito il ripescaggio in serie C, e invece erano soltanto presi in giro per l’ennesima volta.
E’ un film già visto: dal “non possiamo vivacchiare” di Falcomatà un anno fa, dall’asta per il marchio, dalle timide contestazioni dei tifosi poi sempre rientrate per qualche vittoria rotonda sulle piccole o per qualche presunto “colpo” di mercato. E’ andata così anche quest’anno: tutti i malumori sono rientrati per l’arrivo di un paio di calciatori dal nome importante, Montalto e Edera su tutti, facendo dimenticare le promesse smentite per l’ennesima volta, le cessioni dei big di una squadra che avrebbe dovuto mantenere l’11 dello scorso anno e aggiungere elementi di qualità, e invece ha perso i pezzi migliori. Tutto dimenticato anche per quanto riguarda la cessione del club: Ballarino ha detto no a Luca Gallo, ed è rimasto al timone di un club economicamente debole, finanziariamente povero, al punto che qualsiasi sponsor arrivi diventa automaticamente un dirigente della società a piacimento. E gli altri sponsor impongono figli e parenti quali titolari persino nelle formazioni giovanili, al punto da ottenere l’esonero dell’allenatore (vedi Tobia Assumma). Quando una società è così ricattabile da parte di chi mette qualche soldo, significa che è debole. Significa che è fragile. Significa che non ha futuro.
E non è cambiato nulla rispetto a uno o due anni fa.
I colpi del mercato e i fatti da dimostrare sul campo
C’è una squadra forte, ma solo sulla carta. Deve dimostrare tutto sul campo. E’ vero, Adriano Montalto e Simone Edera sono stati calciatori di altre categorie. Sono stati, appunto, al passato. Montalto ha compiuto 37 anni, non è più quel colpo che poteva essere due anni fa, e l’ultima stagione ha faticato a trovare spazio da titolare in una squadra di metà classifica in serie C. Edera l’anno scorso ha fatto la riserva in una squadra che ha disputato i playout in serie D. Entrambi, purtroppo, hanno avuto tanti infortuni e problemi fisici. E gli altri “big” di questa Reggina sono Nino Barillà e Antonino Ragusa, anche loro con un passato glorioso nel calcio che conta, ma anche loro arrivati in questa squadra dopo non aver più trovato spazio in serie C, e anche per loro è passato un altro anno. Trocini sta pregando tutti i santi che non si faccia mai male nessuno, altrimenti saranno guai. C’è Di Grazia, che l’anno scorso giocava nel Siracusa, ma anche l’anno scorso c’erano Ba che arrivava dal Trapani e Bonacchi dal Siracusa, e poi a Reggio sono rimasti ai margini al punto che Ballarino li ha definiti “nostri scarti“, quando sono andati al Siracusa con cui hanno vinto il campionato. In attacco, quando non giocherà Montalto, non ci sono altri attaccanti di livello adeguato alla vittoria del campionato. Insomma, c’è una squadra con tanti nomi importanti ma dovranno dimostrare in campo di essere ancora in grado di giocare regolarmente, di correre, di essere fisicamente a posto e di vincere un campionato, altrimenti sarà una squadra degna di una bella “Operazione Nostalgia” come quella in programma tra qualche giorno allo stadio Granillo.
L’assenza del Sindaco e di rivali nel prossimo torneo
Qualcosina è cambiato nei rapporti con la politica. Dopo quello che è successo quest’estate, tra Ballarino e il Sindaco Falcomatà non corre più buon sangue, e lo dimostra l’assenza del primo cittadino alla presentazione di ieri sera. Ma quello che più interessa ai tifosi, è che la vera differenza rispetto alle scorse stagioni è che non ci sono avversarie: non c’è un Trapani, non c’è un Siracusa. Le più temibili (Scafatese e Nocerina) sono in un altro girone. Ambiscono timidamente a salire in serie C soltanto la Nissa e il Gelbison, ma non sono paragonabili alla Reggina neanche come contesto. E poi c’è un Messina disastrato che non ha squadra, ha già perso la prima partita ufficiale di Coppa 5-0 con la Vigor Lamezia neopromossa dall’Eccellenza, schierando ragazzini delle giovanili. A vincere i due derby dello Stretto così non ci sarà quasi neanche gusto, rispetto a quelli trionfali dei tempi della serie A, le gloriose “carcagnate” di 2006 e 2007, e poi lo spareggio playout del 2015 in serie C con la grande festa del San Filippo. Stavolta sarà vana gloria.
Vincere, chiedere scusa per il ritardo e andare via liberando la Reggina
L’unica cosa che conta, è vincerlo davvero questo campionato. Senza trionfalismi. E’ il minimo sindacale. E poi, chiedere scusa per il ritardo e andare via, lasciando il club a chi può garantirgli una serie C dignitosa, che non sia la ripetizione di quegli anni drammatici con Praticò tra 2016 e 2018. Non c’è niente altro che conta, per la Reggina: stra-dominare un campionato senza rivali, tornare nel professionismo con due anni di ritardo rispetto alle promesse e alla scontata normalità di ogni club del livello della Reggina che finisce nei Dilettanti, e passare la mano a chi può giocarsela la serie C. Altrimenti, come scriviamo da anni su StrettoWeb, con questa proprietà (ammesso e non concesso che riesca ad iscriverla, la squadra, in serie C), la serie C sarà peggio della serie D. Perchè in D anche se fallisci, arrivi secondo o terzo e vinci 25 partite su 34 generando un minimo di soddisfazione nel pubblico e nell’ambiente. In serie C, anche se riesci a salvarti di partite ne perdi 25 su 38 – come accadeva negli anni di Praticò – e le perdi sempre con le squadrette, prendendo batoste e goleade (ricordate i sei gol del Matera al Granillo?). Così, malumori e contestazioni saranno solo rinviate, perchè il problema è strutturale. Alla Reggina serve una guida adeguata, forte, solida, che punti in alto. Che riporti il glorioso club amaranto lì dove merita. Certamente con la squadra in serie C, il club sarà più appetibile e sarà più facile trovare un nuovo proprietario all’altezza. Ecco perchè conta solo vincere questo campionato sul campo, e vincerlo con ampio distacco e con largo anticipo per programmare una virtuosa transizione al futuro.
Sperando che tutto fili liscio. La Reggina ha tutte le pressioni addosso, e con una guida societaria così fragile basterà una sconfitta, o due partite sbagliate, per tornare nel caos. Trocini merita fiducia per quello che ha già dimostrato negli ultimi anni, ed è l’unico conforto per chi ama la Reggina e vuole vederla tornare a brillare.


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