Nella notte italiana di ieri è andato in scena il meeting di Acnhorage che ha visto Donald Trump e Vladimir Putin impegnati in diverse ore di faccia a faccia in Alaska. Un incontro che, fondamentalmente, ha portato a un nulla di fatto sulla questione Ucraina. Entrambi i leader si sono però detti molto soddisfatti del meeting, delle posizioni espresse e del dialogo ristabilito dopo anni di attriti fra USA e Russia. La pace in Ucraina, a loro dire, è più vicina. Lunedì si terrà l’incontro Trump-Zelensky, possibile apripista per il trilaterale con Putin.
Il prof. Bruno Sergi, economista reggino di rilievo internazionale, da anni impegnato a Harvard nello studio dell’area postsovietica e da molti anni inserito nella prestigiosa classifica Stanford World’s Top 2% Scientists, ha analizzato con attenzione l’impatto del meeting di Anchorage ad ogni latitudine del mondo.
Toni trionfali a Mosca
Putin ne è uscito rinforzato. Il prof. Sergi sottolinea come lo Zar abbia ottenuto la possibilità di trattare direttamente con gli USA escludendo Kiev, riallacciando i rapporti con una potenza rivale, parlando per primo durante il discorso post meeting (rarità rispetto al protocollo, essendo un ospite) e, soprattutto, aggirando i propri avversari europei per trattare alle proprie condizioni.
Le tensioni in Europa
Il prof. Sergi sottolinea come in Europa il clima sia apparso piuttosto teso. Da Londra e Berlino sono arrivate preoccupazioni circa l’esclusione di Kiev dal tavolo delle trattative e anche sulle mancate rassicurazioni riguardo i confini dell’Ucraina e la sua sicurezza, caratteristiche basilari per arrivare a una pace seria e concreta. Gli analisti avvertivano che il contatto solitario di Washington con Mosca avrebbe messo a repentaglio il fronte unito della NATO.
Forti critiche negli USA
La fotografia che il prof. Sergi dà rispetto alla narrativa dei media negli USA è altrettanto negativa. Il New York Times ha criticato il vertice come un’opportunità scenografica che ha messo da parte l’Ucraina e indebolito il potere contrattuale dell’alleanza. Il Washington Post ha criticato l’approccio unilaterale USA che ha indebolito il fronte occidentale. La CNN ha parlato di vertice dai risultati vaghi. Solo Fox News ha celebrato il meeting di Anchorage come prova che la diplomazia statunitense funzioni anche nel bel mezzo di una guerra e di una situazione di stallo.
La rivolta silenziosa del Sud del mondo
Interessante l’analisi che l’economista reggino fa rispetto all’impatto che l’incontro in Alaska ha lontano dal Nord Atlantico. “I governi, da Brasilia a Pretoria, hanno a lungo resistito alle pressioni generalizzate per evitare la Russia, mantenendo legami energetici e di sicurezza che si adattavano ai loro programmi. – spiega il prof. Sergi – Quando Washington si è riunita da sola con Mosca, ha minato l’idea di un ordine post-Guerra Fredda ancorato ad alleanze prevedibili. Funzionari indiani e cinesi hanno preso atto del vertice senza protestare, rafforzando silenziosamente la loro ricerca di autonomia strategica.
Le ripetute astensioni del Sudafrica alle Nazioni Unite, insieme alla crescente influenza russa in America Latina, rivelano un divario sempre più ampio tra le aspettative occidentali e la diplomazia pragmatica delle potenze emergenti. Di fatto, Anchorage ha offerto alla Russia un nuovo strumento di soft power tra nazioni che non si sentono più vincolate dai dettami politici occidentali.
Guardando al futuro, un cessate il fuoco completo o un ritiro russo immediato rimangono solo un pio desiderio. Profondamente consapevole delle proprie vulnerabilità, Bruxelles sta ora tracciando una rotta indipendente. Il presidente Emmanuel Macron ha guidato i piani per un vertice organizzato dall’UE entro la fine dell’anno, che riunirebbe leader di Europa, Nord America e Sud del mondo per delineare un progetto postbellico condiviso per l’Ucraina.
Il successo dipenderà dal colmare le divisioni Nord-Sud, convincere Mosca che i gesti vuoti non portano a nulla e dimostrare un’unità di intenti che trascenda le vecchie alleanze. Finché questo incontro non avrà luogo, aspettatevi una situazione di stallo prolungata. L’Occidente continuerà a inviare armi, calibrare sanzioni e rilasciare dichiarazioni severe, mentre la Russia sonda la strada per ulteriori crepe. Solo una conferenza autenticamente inclusiva, che dia al Sud del mondo una reale partecipazione al futuro dell’Ucraina, può iniziare a invertire le conquiste ottenute da Mosca ad Anchorage”, ha concluso Sergi.


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