Con un’intensa giornata conclusiva a Riace, si è chiusa la tre giorni promossa da The Left in Calabria, un’iniziativa che ha intrecciato riflessione politica, impegno civile e testimonianza diretta nei luoghi simbolo della marginalità e della resistenza solidale. Al centro dell’agenda: il futuro dei borghi, il diritto all’accoglienza, la dignità dei migranti e il ruolo della sinistra europea. Il programma si è articolato tra Riace e San Ferdinando, con un’importante visita alla baraccopoli
che ancora oggi rappresenta una delle ferite più aperte del territorio calabrese. La chiusura dei lavori si è svolta nella mediateca di Riace, con l’introduzione di Filippo Sestito, rappresentante di ARCI Calabria, che ha sottolineato l’importanza di riportare al centro del dibattito europeo la questione dei diritti umani e delle periferie geografiche e sociali.
“Modello Riace”
A inaugurare il pomeriggio è stato Mimmo Lucano, sindaco di Riace ed eurodeputato, protagonista e testimone diretto di un’esperienza di accoglienza che ha fatto il giro del mondo. Lucano ha guidato i presenti in un percorso simbolico e reale attraverso i luoghi del “modello Riace”, a partire dalla piazza del villaggio globale. Proprio da lì ha condiviso un messaggio significativo: “ieri ci ha contattato il Cardinale Zuppi. Vuole visitare la baraccopoli di San Ferdinando con noi, per vedere con i suoi occhi le condizioni disumane in cui vivono centinaia di persone. Lì regnano degrado, sfruttamento, caporalato e prostituzione. È urgente intervenire.” Queste parole hanno aperto un discorso più ampio sulle responsabilità istituzionali e sulla necessità di coniugare accoglienza, diritti e rigenerazione territoriale. Lucano ha illustrato la storia e i risultati della Fattoria Solidale, esempio concreto di un progetto che unisce inclusione sociale e tutela ambientale. Il cuore del suo intervento è stato un appello a far rinascere i borghi italiani ed europei attraverso una visione che metta al centro le persone: “Accogliere è costruire futuro. La solidarietà non è un atto caritatevole, è una scelta politica”.
L’intervento di Tridico
Accanto a Lucano, Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex presidente INPS, ha evidenziato come Riace rappresenti un laboratorio politico ed economico per il rilancio delle aree interne. Ha sottolineato il valore sistemico del ripopolamento dei piccoli comuni, una priorità per l’Europa che affronta un calo demografico e la desertificazione sociale di vaste zone rurali: “ripopolare i borghi non è solo una scelta etica, ma una strategia di sviluppo. Riace dimostra che un altro modello è possibile, anche in economia”.
L’intervento di Salis
Molto partecipato l’intervento di Ilaria Salis, che ha raccontato il proprio coinvolgimento umano e politico nella tre giorni calabrese. La sua testimonianza è stata un forte richiamo alla responsabilità
dell’Unione Europea: “mi sento arricchita da questa esperienza. L’Europa deve fare la sua parte, non può più voltarsi dall’altra parte. Ringrazio Mimmo Lucano per averci permesso di vedere, ascoltare, capire”.
Le parole di Di Cesare e Marasà
In chiusura, Donatella Di Cesare, filosofa e intellettuale, ha parlato della necessità urgente di risvegliare una coscienza collettiva sul destino dei nostri borghi e centri storici, per troppo tempo lasciati all’abbandono. In un intervento breve ma incisivo, ha proposto una riflessione etica sul significato dell’abitare e sulla responsabilità di prendersi cura dei luoghi e delle relazioni che li
animano. Ultimo intervento della giornata, quello di Giorgio Marasà, responsabile esteri di Sinistra Italiana, che ha riportato l’attenzione sugli assi portanti della visione politica della sinistra: accoglienza, solidarietà, giustizia sociale, diritto alla mobilità. Ha richiamato l’Europa alla coerenza con i propri valori fondanti, auspicando un rinnovato impegno politico collettivo: “Serve una sinistra capace di interpretare la complessità del presente e di costruire comunità. Riace è un simbolo, ma può e deve diventare pratica politica diffusa.”
La tre giorni di The Left si è dunque conclusa lasciando un segno profondo, sia per l’intensità dei contributi sia per il contesto in cui si è svolta. Riace, ancora una volta, si conferma non solo luogo della memoria e della resistenza, ma laboratorio vivente di un’idea diversa di società, fondata sulla dignità, la coesistenza e la giustizia.



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