Ingoiato il boccone amaro della finale di Champions League persa con un 5-0 che risulta il peggior passivo della storia di una finale del torneo continentale, i giorni successivi lasciano spazio ad analisi e processi. È stato detto tanto sull’Inter nelle ultime 48 ore, alcune critiche risultano centrate e corrette, altre sono ingigantite dalla portata della debacle che comunque non cancella quanto di buono fatto dai nerazzurri durante il torneo che li ha visti eliminare i quotatissimi Bayern Monaco e Barcellona.
Gli errori, comunque, ci sono stati e sono innegabile, così anche i limiti. Un aspetto su cui si è discusso, forse, troppo poco, riguarda la panchina dei nerazzurri. C’è il sentore, quantomeno dentro i confini italiani, che l’Inter abbia “2 squadre”. La profondità della rosa dell’Inter viene spesso sopravvalutata al netto di quelli che sono realmente i valori dei calciatori in questione.
Perchè è facile battere il Venezia o il Monza facendo turnover, così come cambiare 2-3/11 di rosa titolare in una squadra solida difensivamente, ben oliata, che ha diversi calciatori in grado di fare la differenza e non dipende strettamente da un singolo. Però quando le cose vanno male e serve un cambio di marcia, servono uno o più cambi in grado di fare la differenza, è lì che si vede il vero valore delle riserve.
Inter, in finale di Champions 5 cambi difensivi e 4 calciatori ignorati
E la finale di Champions League ha messo a nudo la bugia riguardante i panchinari dell’Inter. Sotto di due gol, Inzaghi si è girato verso la sua panchina e ha scelto di far entrare:
- Bisseck per Pavard (non al meglio): centrale di difesa giovane e con potenziale, forse uno dei migliori panchinari disponibili, uscito dopo 9 minuti per infortunio
- Zalewski per Dimarco: esterno di centrocampo giovane e con scarsa esperienza internazionale. Il giallo preso dopo 3 minuti per un fallo da ‘arancione’ è stato l’unico segnale che ne ha evidenziato la presenza in campo
- Carlos Augusto per Mkhitaryan: un altro esterno di centrocampo, all’occorrenza braccetto, riserva all’Inter e prima ancora messosi in luce nella tranquilla salvezza del Monza di Berlusconi
- Darmian per Bisseck: un altro esterno di centrocampo, terzino o braccetto all’occorrenza, per lo sfortunato compagno entrato poco prima. Difensore esperto, un po’ in là con l’età
- Asslani per Calhanoglu: giovane regista difensivo con all’attivo una buona stagione all’Empoli e poco più
Simone Inzaghi ha fatto 5 cambi praticamente difensivi, tra il 53′ e il 70′, 4 quando era già sotto di 2 gol, l’ultimo sotto di 3 reti. Il PSG, sopra di 3 reti e in netto controllo della partita, ha inserito giocatori offensivi come Barcolà (assist), Ramos, Mayulu (gol), un difensore come Lucas Hernandez e un centrocampista di qualità come Zaire-Emery.
Inzaghi ha tenuto volontariamente in panchina Frattesi (che non l’ha presa bene e probabilmente sarebbe stato l’unico da inserire davvero), Zielinski, Taremi e Arnautovic, tutti i suoi principali cambi offensivi. E lo ha fatto perchè non se l’è sentita di togliere i propri titolari, anche incapaci di incidere, rispetto a delle riserve che non avrebbero sicuramente fatto meglio.
Come si fa a sostenere che l’Inter ha una rosa profonda, o addirittura 2 squadre, se poi le riserve non sono all’altezza dei titolari e vengono ignorati anche in situazioni di emergenza? L’Inter ha pagato anni di mercati al risparmio, di parametri zero e acquisti a basso costo. Alcuni colpi (Sommer, Calhanoglu, Thuram) sono riusciti alla grande, altri sono stati veri e propri flop (Taremi). Questo la dice lunga sui meriti di Simone Inzaghi nel raggiungere una finale di Champions al cospetto di vere e proprie corazzate dal valore che quasi raddoppia quello dei nerazzurri.
Riparta da questa riflessione l’Inter. Migliorare la panchina e renderla all’altezza dei titolari, se non di tutti gli effettivi, quantomeno di un buon numero di calciatori, nei ruoli chiave (una terza punta di spessore è obbligatoria, così come un esterno di spinta) che permettano non solo di mantenere alto il livello per 90 minuti, ma anche di cambiare in corsa risultando efficaci. A quel punto sì, l’Inter potrà dire la sua su tre fronti senza finire la stagione con gli “zero tituli” di quest’anno.



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