Reggio Calabria, il TAR boccia il Comune su Piazza del Popolo: annullata la delibera di Falcomatà, “è illegittima” | DETTAGLI

Reggio Calabria, ennesima sconfitta giudiziaria e amministrativa per l'Amministrazione Falcomatà: la sentenza del TAR su piazza del Popolo

Un nuovo, pesantissimo stop giudiziario per l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà. Il Tribunale Amministrativo Regionale, sezione staccata di Reggio Calabria, ha annullato la delibera di Giunta n. 3 del 13 gennaio 2025 che aveva sospeso l’attività mercatale quotidiana di Piazza del Popolo. Il TAR ha dichiarato l’atto “illegittimo”, rilevando un macroscopico vizio di incompetenza: la Giunta ha usurpato prerogative che spettano esclusivamente al Consiglio comunale. Una decisione che mette a nudo ancora una volta i gravi limiti amministrativi e politici di un governo cittadino sempre più isolato e privo di autorevolezza.

La vicenda: uno stop ingiustificato al mercato più importante della città

La controversia riguarda la decisione dell’Amministrazione comunale di sospendere le attività mercatali quotidiane di Piazza del Popolo fino al 30 giugno 2025. Una misura che ha colpito decine di operatori economici, molti dei quali immigrati regolari e pienamente titolati a esercitare attività commerciale secondo quanto previsto dalla normativa regionale e dal regolamento comunale.

Gli ambulanti, assistiti dagli avvocati Alessandra Zagarella e Felice Retez, hanno impugnato la delibera davanti al TAR, denunciandone l’illegittimità per incompetenza, violazione di legge, carenza di motivazione e sviamento di potere. I giudici amministrativi hanno accolto integralmente il ricorso – dichiarandolo solo in parte inammissibile per quattro ricorrenti privi di titoli validi – e annullato la delibera per grave violazione delle competenze tra organi comunali.

L’ennesima débâcle politica: il TAR smonta la delibera della Giunta

Nel merito, il TAR ha evidenziato come la sospensione dell’attività mercatale, decisa dalla Giunta con motivazioni generiche e contraddittorie (come il contrasto all’abusivismo o l’attesa delle linee guida ministeriali), costituisca un atto programmatorio e di riordino del sistema mercatale. Tali materie, per legge, sono riservate esclusivamente al Consiglio comunale, non alla Giunta.

In particolare, i giudici richiamano l’articolo 11 della legge regionale n. 18/1999, che impone l’adozione di atti di riordino mercatale tramite deliberazioni consiliari, previa consultazione con le associazioni di categoria. La Giunta, quindi, ha agito in violazione della legge e in totale spregio della separazione dei poteri interni all’ente locale.

Non solo. Il TAR ha anche smentito la tesi del Comune secondo cui l’assegnazione temporanea dei posteggi (“spunta”) sarebbe una facoltà discrezionale: secondo la legge regionale, si tratta di un obbligo preciso per garantire continuità lavorativa agli operatori in possesso di autorizzazioni di tipo B. In altre parole, sospendere le attività significava impedire ingiustamente il lavoro a cittadini regolari, contraddicendo le finalità stesse della normativa sul commercio pubblico.

Piazza del Popolo, simbolo di una gestione amministrativa fallimentare

Il caso di Piazza del Popolo non è un episodio isolato. È solo l’ultimo atto di una lunga sequenza di clamorose battute d’arresto per l’Amministrazione Falcomatà, già colpita da plurime censure della magistratura contabile, penale e amministrativa.

Il tentativo di smantellare – senza una vera strategia – l’unico mercato quotidiano su area pubblica della città, situato nel cuore urbano e con 60 posteggi regolarmente previsti dal regolamento, ha generato disagio economico, malcontento sociale e un’evidente lesione del principio di legalità. La decisione di sospendere il mercato per favorire parcheggi temporanei in occasione del Capodanno, e successivamente con l’alibi della lotta all’abusivismo, si è rivelata un boomerang giudiziario e politico.

La sentenza: un atto che certifica il fallimento istituzionale

Con parole nette e inequivocabili, il TAR ha messo nero su bianco che la Giunta non poteva adottare un provvedimento di tale portata, tanto più in assenza delle condizioni straordinarie che ne giustificassero l’urgenza o la temporaneità. La sospensione, avvenuta “nelle more dell’adozione delle linee guida ministeriali”, è stata interpretata come un sotterfugio per evitare il confronto democratico in Consiglio.

La sentenza stabilisce quindi un principio fondamentale: non si possono comprimere diritti costituzionali – come quello al lavoro – con atti amministrativi improvvisati e illegittimi. Per questo, la delibera è stata annullata e il Comune condannato al pagamento di parte delle spese processuali.

Il Comune sempre più sotto accusa

Mentre la città arranca tra servizi pubblici in affanno, disordine urbano e una gestione economica discutibile, la Giunta Falcomatà incassa l’ennesima sonora bocciatura. Questa vicenda, emblematica nella sua dinamica, mette in luce una pericolosa deriva autoritaria e tecnocratica, in cui il potere esecutivo tenta di sottrarsi sistematicamente ai contrappesi democratici. Piazza del Popolo non è solo un mercato: è diventata oggi il simbolo di una crisi profonda nella legittimità e nell’efficacia del governo cittadino.

E mentre il TAR riafferma la legalità, il Comune di Reggio Calabria continua a perdere credibilità. Il conto, ancora una volta, lo pagano i cittadini e gli operatori economici.