Sono ore veramente frenetiche quelle che hanno caratterizzato la giornata odierna dei top team di Serie A. Il primo squillo è arrivato dal Milan che ha messo nero su bianco la firma di Massimiliano Allegri (qui il focus mercato e big in partenza). Un segnale importante, legato a doppio filo a quanto stava succedendo a Napoli. Nuovo summit, questo pomeriggio, fra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis: all’uscita è arrivata la fumata bianca, Conte resta al Napoli!
“Avanti tutta, più forti di prima” e “Conte Again“, gli annunci social di De Laurentiis e del Napoli. Una doccia gelata a dir poco clamorosa per la Juventus che, come avevamo anticipato in mattinata, è nel bel mezzo di una rivoluzione societaria che Conte aveva richiesto e che non ha ottenuto a tempo debito (avverrà comunque, slegata dalla sua figura).
Nuovo allenatore Juventus: Tudor o caccia disperata alle alternative
La Juventus credeva in Conte tanto da aver praticamente detto a Tudor che sarebbe potuto essere silurato anche prima del Mondiale per Club, come da contratto per altro (rinnovo automatico ma è presente una penale per la rescissione). E Tudor non l’aveva presa bene, voglioso di restare a giocarsi le sue chance nel torneo estivo e lottare per la permanenza. Una permanenza che, per ora resta l’ipotesi più plausibile, seppur in casa Juventus si voglia ripartire da un profilo più importante.
C’è stato un timido contatto con Gasperini nei giorni scorsi, ma la Roma si è mossa con largo anticipo: l’ormai ex tecnico dell’Atalanta ha pranzato oggi con i quadri dirigenziali giallorossi, la sensazione è che la chiusura arriverà a breve.
Due i nomi caldi. Il primo è quello di Roberto Mancini, tornato brevemente da dirigente alla Sampdoria dopo la debacle in Arabia Saudita. Vincente all’Inter post Calciopoli, con un netto vantaggio sulle avversarie, poi fautore degli albori del nuovo corso al Manchester City. Una parentesi al Galatasaray difficilmente giudicabile in ambito competitivo, il trionfo all’Europeo da CT con l’Italia ma anche la mancata qualificazione al Mondiale. Allenatore-manager, non disdegna il gioco propositivo, ha carattere. Ma è anche lontano da tempo dai top team e anche dalla panchina di un club, ha bisogno di rilanciarsi.
Discorso simile per il secondo profilo, quello di Stefano Pioli. Scudetto e semifinale di Champions con il Milan che, dopo avergli dato il benservito, è crollato all’8° posto. Pioli è finito in Arabia, contestato e a rischio esonero nell’Al Nassr di Cristiano Ronaldo.
In rossonero lavorava in un ambiente ideale, con una squadra che era cresciuta insieme a lui tra gioie e difficoltà. Nel resto della carriera pochi sussulti e la sensazione di avere difficoltà a togliersi l’etichetta da allenatore di seconda fascia. Su di lui anche l’Atalanta, forse una piazza (seppur ambiziosa) che potrebbe accettare più facilmente un anno di assestamento, finito il ciclo di 9 anni con Gasperini. La Juventus vorrebbe evitare un Thiago Motta bis e un altro quarto posto. Ma è rimasta con il cerino in mano…



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