Una lunga lista con tanto di tabella esemplificativa che riporta il nome dello stato, la tariffa imposta agli USA e i dazi in risposta firmati da Donald Trump in persona. Nella serata di ieri il tycoon è stato di parola annunciando una raffica di dazi dal 10% al 49% verso diversi partner commerciali americani. La strategia mira a riequilibrare rapporti economici fra i vari stati, fin qui, a detta di Trump, sbilanciati in sfavore di Washington.
Eppure, scorrendo la lista dei Paesi colpiti, non si può ignorare qualche assenza di un certo peso. La più eclatante è la Russia, con la quale Trump sta contrattando la pace in Ucraina (anch’essa non presente). Mancano anche Corea del Nord e Cuba. Dietro la loro assenza c’è una ragione precisa: queste nazioni subivano già pesanti sanzioni imposte dagli USA e sono state ‘risparmiate’ dalla scure di ulteriori tariffe.
Secondo il Segretario al Tesoro Scott Bessent, la Russia non è stata inclusa perché le sanzioni già in vigore limitano fortemente gli scambi tra i due Paesi. Seppur non specificato in via ufficiale, è facile ipotizzare che un discorso simile valga anche per Bielorussia, Cuba e Corea del Nord.
Particolare il caso di Israele, presente eccome, con un bel 17% di tariffe nonostante l’appoggio nella guerra a Gaza. A sorprendere, ulteriormente, è invece il 10% all’Iran, principale oppositore di Israele e glaciale nei rapporti con Washington e Trump (che, senza mezzi termini, ha minacciato più volte di bombardare il Paese). Israele, in risposta, ha annunciato l’eliminazione di tutti i dazi sui beni americani, ribadendo ulteriormente la propria volontà di cooperazione economica con Washington.


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