Reggio Calabria è ultima nella Qualità della Vita e Falcomatà se la prende con “sondaggisti creativi” e con l’autonomia differenziata!

"Ultimi ma non ultimi": il Sindaco di Reggio Calabria accusa il Sole 24 Ore di utilizzare parametri e sondaggisti "creativi" per la storica classifica della Qualità della Vita che ha certificato l'ultimo posto di questo territorio

Con un post sulla pagina Facebook, il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà ha commentato l’ultimo posto della provincia che lui amministra da oltre 10 anni nella classifica della Qualità della Vita stilata dal Sole 24 Ore. Una dichiarazione surreale in cui il Primo Cittadino, responsabile di questo territorio appunto da oltre un decennio, commenta sarcastico i parametri della classifica e se la prende con i “sondaggisti creativi” (!!!) e addirittura con “l’autonomia differenziata“.

In realtà, però, in questa classifica, così come in tutte le altre graduatorie analoghe di qualsiasi ente di ricerca, da decenni, sono sempre in vetta le città e le province del Nord, mentre sono sempre in coda quelle del Sud. E l’autonomia differenziata non c’è mai stata. Questi dati, quindi, dimostrano semmai che un cambiamento è necessario proprio per risollevare il Sud da degrado, povertà, abbandono e sottosviluppo in cui versa. E gli amministratori locali non possono lavarsene le mani, o addirittura ribaltare la situazione. Per la sinistra è sempre e solo colpa dell’autonomia differenziata (che non c’è), o del Ponte sullo Stretto (che non c’è), o a prescindere “di Salvini“.

E invece Reggio Calabria sta crollando in un degrado, abbandono e povertà senza precedenti proprio per colpa di questi amministratori. La situazione, come dice il Sindaco, “è sotto gli occhi di tutti“, e non è certo quella che descrive lui:

ULTIMI, MA NON ULTIMI!
Stamattina ho letto la classifica del sole 24 h sulla qualità della vita nelle province italiane.
Il nostro territorio provinciale, quindi i 97 comuni che ne fanno parte, si colloca al 107^ posto, ultimo.

Per curiosità, sono andato a leggere i parametri di questa classifica.
Alcuni sono molto curiosi, come “l’indice di solitudine” o il consumo di farmaci da depressione, piuttosto che “l’indice di litigiosità”.
Altri non sapevo potessero incidere sulla qualità della vita di una provincia, penso all’indice relativo al numero di amministratori comunali con meno di quarant’anni o l’età media al parto.

Poi ci sono, invece, alcuni indici su cui dovremmo riflettere di più.
Penso all’indice relativo al rischio di dissesto idrogeologico, alla percentuale di migrazioni sanitarie e ospedaliere, al tasso di migrazione giovanile, al numero di km per il trasporto pubblico locale, al dato relativo a impresa e lavoro. Cose sulle quali i comuni da soli non solo possono fare poco ma non potranno fare nulla se passerà la riforma sulla autonomia differenziata che su questi temi ci condannerà ultimi per sempre.

Ovviamente qualcuno utilizzerà (anche) questa classifica per accusare l’amministrazione comunale facendo finta che non si tratti di un dato provinciale o che siano tutte cose relative a compiti della politica. Lo capisco, ognuno intende la politica a modo suo.

C’è un dato “positivo” che è relativo all’offerta culturale e al tempo libero.

Se c’è una lettura da dare a questi dati, invece, credo che debba coinvolgere tutti in una battaglia a difesa del territorio e non degli interessi personali o di partito. Noi continuiamo sulla strada intrapresa. Nonostante le difficoltà di questi anni, dovute ad accadimenti esterni, lavoriamo ad una città che sta cambiando, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, oltre qualsiasi indicatore frutto della creatività di qualche sondaggista.

Ps: siamo comunque quarti come “tasso di fecondità” 🙂