L’eruzione dell’Etna, l’Aeroporto di Catania e l’inferno dei viaggiatori Ryanair: arrivati con 20 ore di ritardo!

Una drammatica testimonianza del disastro provocato dalla chiusura dell'Aeroporto di Catania (per qualche ora) a causa dell'eruzione dell'Etna di martedì

Un cittadino residente a Catania, Antonio Beninati, ha inviato a StrettoWeb una drammatica testimonianza rispetto a quanto accaduto martedì 23 quando un’eruzione dell’Etna ha determinato la chiusura dell’Aeroporto di Catania, con la conseguente cancellazione e il dirottamento di molti voli. “Giorno 23 c.m. è avvenuto il disastro completo del sistema trasporti in Italia, o almeno in Italia meridionale. Più delle parole chiariranno i fatti, ovvero le vicissitudini a cui io e la mia famiglia ci siamo dovuti sottoporre“, introduce il testimone che ha vissuto sulla propria pelle disagi degni di un sistema di trasporti del terzo mondo.

Da Ancona – spiega Antoniodovevamo ritornare a Catania con il volo Ryanair delle 17:45 (arrivo a Catania ore 19:10). La compagnia aerea ci informa a mezzo mail intorno alle ore 11:00 che il volo era stato cancellato causa cenere dell’Etna; abbiamo appreso la notizia però solo alle 14:00 circa, visto che prima ci trovavamo in aree non coperte dal segnale gsm. Con la mail venivamo invitati a riprogrammare il viaggio o chiedere il rimborso. Il link messoci a disposizione dalla compagnia per la riprogrammazione riportava però che non vi era alcuna riprogrammazione da proporci nei gg successivi. Voli da Bologna o Roma per meno di 500 €/cad per il 23 luglio o per il giorno dopo non ce n’erano. Tutti gli autobus che fanno la tratta Roma – Catania erano già pieni. Abbiamo optato allora per il ritorno in treno; alla stazione di Ancona apprendiamo però che la linea ferroviaria in Calabria era interrotta per un deragliamento avvenuto una decina di gg. prima. L’unica soluzione è stata allora fare in treno Ancona-Roma-Napoli, prendere nave per Palermo e arrivare a Catania con il pullman della Sais. Così abbiamo fatto! La sfortuna che si era accanita il 23 luglio non è però finita qui; il freccia rossa che dovevamo prendere a Roma registrava ritardo di 1 ora causa guasto sulla linea dopo Firenze. In aggiunta dopo Orte alcuni manifestanti avevano bloccato la linea ferrata, provocando altro ritardo. Il freccia rossa ha fatto così un percorso alternativo e più lungo per evitare i manifestanti; è arrivato a Roma con 1,5 ore di ritardo. Siamo arrivati infine a Napoli e con un taxi diritti al porto poco prima che il traghetto partisse, appena in tempo (per ns. fortuna [sic] il traghetto è partito con mezz’ora di ritardo rispetto all’orario stabilito). Adesso possiamo raccontare tutto ciò, eravamo in 5 (compreso un bimbo di 6 anni), è stato faticoso. Siamo giunti a casa alle ore 15:00 del 24 luglio“. Cioè con circa 20 ore di ritardo rispetto al viaggio regolarmente prenotato.

Praticamente 180 persone che avrebbero dovuto prendere l’aereo Ancona – Catania sono state abbandonate a se stesse. Un ritardo del volo, visto che l’aeroporto di Catania verso le ore 18:00 del 23 era stato riaperto al traffico, sarebbe stato certamente accettato. La decisione di Ryanair di cancellare, sin dalla mattina il volo (era già noto che la chiusura prevista dell’aeroporto sarebbe stata fino alle ore 18:00), denota totale disinteresse verso i passeggeri, oltre che incapacità organizzativa di riprogrammazione. I disastri sulla rete ferroviaria hanno completato la giornata nera“.

Una testimonianza davvero drammatica che testimonia quanto la Sicilia sia eccessivamente dipendente dal trasporto aereo e carente di alternative terrestri, così come la gestione delle emergenze sia poco attenta alle esigenze dei cittadini da parte di tutti gli attori protagonisti nella triste vicenda. Che la popolazione del Sud d’Italia ha diritto non si ripeta mai più.