Si gioca un’altra partita. Vogliamo chiamarlo turno infrasettimanale? Ci può pure stare, anche se il campo non c’entra. Per la Reggina, oggi, è un giorno importante: è quello dell’udienza al Tribunale Federale Nazionale, in cui si discute del deferimento relativo alle scadenze del 16 febbraio e di una parte di emolumenti non versati ai calciatori ceduti a gennaio.
La storia è nota, ma è bene ribadirla una volta di più: si tratta di versamenti che la società avrebbe voluto effettuare (con tanto di istanza scritta), ma impossibilitata a causa degli impedimenti del Tribunale di Reggio Calabria, ente a cui il club si è affidato all’interno della richiesta di ristrutturazione del debito, per cui è attesa l’omologa dello stesso Tribunale entro fine mese.
L’ente ha infatti impedito alla Reggina, in attesa dell’omologa, di pagare tutto ciò che non è considerata spesa di continuità aziendale, tra cui appunto scadenze federali ed emolumenti di calciatori non più presenti in organico. Tutto ciò rientra nel nuovo decreto “salva-aziende” che il Governo ha varato lo scorso agosto, qualche mese dopo l’avvento di Saladini sullo Stretto, per venire incontro a tutte le imprese (calcistiche e non) in “stato di crisi”. Si tratta di quelle società in debito che hanno però la possibilità, attraverso un piano da presentare, di “rientrare”, evitando il fallimento e garantendo la continuità aziendale.
Il mancato allineamento tra Giustizia Ordinaria e Giustizia Sportiva
Il vuoto normativo che ha portato a questa situazione, però, è rappresentato dal fatto che questa Legge non sia ancora stata “recepita” dalla Figc, la quale storicamente ha sempre “camminato” a parte rispetto alla Giustizia Ordinaria. Il mancato allineamento tra Giustizie – sarebbe bastato anche un accordo, un compromesso – ha portato a questa situazione.
Per lo Stato la Reggina ha ragione, ha usufruito di uno strumento legittimo e attende indicazioni dal Tribunale, ben sapendo che ha disponibilità a pagare e che sta agendo nella legalità; per la Figc invece il mancato pagamento delle scadenze comporta eventuali sanzioni, già anticipate dal deferimento e dalle possibili decisioni dopo l’udienza odierna, nonostante sappia bene che le spettanze non versate non siano legate a difficoltà economiche del club. Un’assurdità, solo a pensarci, con la Reggina parte lesa.
La speranza Coni e la posizione della Reggina
Da settimane, e ancor di più nelle ultime ore, ci si è lasciati andare a ipotesi di vario tipo sui punti che verranno comminati. Noi non ce la sentiamo di sbilanciarci, alla luce di una vicenda inedita, senza precedenti, del tutto nuova nel mondo del calcio. L’unica certezza è rappresentata dall’udienza odierna, con una successiva decisione che potrebbe arrivare subito, tra qualche ora, domani. Anche qui non ci sono certezze.
Permane però fiducia anche e soprattutto per la posizione espressa dalla Reggina, che sta mostrando le spalle larghe: sa di avere ragione, non vuole patteggiare ma anzi, in caso di sanzione, ha intenzione di arrivare fino in fondo, anche al terzo grado di giudizio, se necessario. Quel Collegio di Garanzia del Coni che ha le idee abbastanza chiare, come già ampiamente spiegato su StrettoWeb.
StrettoWeb che seguirà tutta la situazione, provando ad aggiornare – nel corso delle prossime ore – nella maniera più dettagliata possibile. Di certo, tornando al concetto di calcio, e di campo, la speranza per la Reggina è che oggi – nel primo atto – possa arrivare almeno un pareggio, così da giocarsi la vittoria nei gradi successivi. C’è fiducia, ottimismo e, guardando i risultati recenti e la classifica attuale, anche meno paura di un “segno meno” rispetto a qualche settimana fa.





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