Dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro si è tornato a parlare di mafia. O meglio, di mafie. E’ come se si fosse chiuso un capitolo, ma in automatico se ne è aperto un altro. Collegato a quello precedente. Il quadro che ne è emerge, come ha spiegato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, è quello di gruppi interconnessi tra loro. ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Mafia siciliana, Camorra: i collegamenti e le ‘collaborazioni’ sono diventati così fitti da rendere molto difficile sbrogliarne le intricate reti.
“Dal 1992, l’anno delle stragi mafiose in cui sembrava che fosse tutto finito, molto è cambiato: tutti i capi di Cosa nostra sono stati arrestati. Finalmente dalla cattura di Matteo Messina Denaro possiamo dire ‘tutti’“. Lo ha detto il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, durante un incontro con gli studenti dell’istituto don Bosco di Palermo. “Insomma – ha aggiunto parlando ai ragazzi – si è decisamente chiuso un capitolo, ma la mafia non è vinta e non può finire l’azione di contrasto a Cosa nostra anche se i colpi inferti ne hanno ridato grandemente la potenza soprattutto militare“.

La mafia per infiltrarsi usa ‘facce pulite’
“Le indagini svolte a Palermo, ma anche quello che viene fuori in altre realtà come quella romana, svelano il tentativo della Mafia di infiltrarsi, anzi di occupare, centri di potere non per recuperare appalti milionari, ma per truccare appalti da qualche migliaio di euro: la mensa scolastica, la manutenzione delle strade anche nei piccoli comuni che sono che consentono ai clan di svolgere una funzione di intermediazione“, ha precisato Lo Voi.
“Mi convinco sempre più che si debba tenere alta la guardia contro il famoso assalto ai fondi del Pnrr perchè ci troveremo davanti a facce pulite che riescono ad operare grazie a chi sta dietro di loro e si nasconde“, ha aggiunto il procuratore di Roma.



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