“In merito alla dichiarazione stampa del Gruppo Consiliare Comunale di Catanzaro Azzurra, intendo precisare che il (futuro ex) Sindaco di Catanzaro, tal Nicola Fiorita, sta alla Prima Repubblica, come il suo Vicesindaco – Giusi Iemma (poco importa se con la i o la y) – starebbe alla Fata Turchina (o no?)“. È quanto dichiarato da Vincenzo Speziali, Responsabile Regionale dell’UdC Calabria, attraverso un comunicato stampa.
“Ciò premesso, pur condividendo in toto ed in pieno l’analisi politica e i passaggi ricostruttivi in merito al becero (per usare un termine già utilizzato e a sproposito, nientepopodimeno che dal ‘Fioridens’) circa il ‘cambiacasacchismo’ di alcuni colleghi Consiglieri Comunali, rimango attonito e disgustato, oltre che negativamente impressionato, dalle accuse politiche (e persino da voto di scambio, il quale è un notorio reato penale), vagheggiate dagli stessi colleghi Consiglieri, nella nota sottoscritta. – prosegue Speziali – Va da sé, come a Polimeni e al Gruppo Consiliare da lui guidato, formulo vicinanza e solidarietà, anzi, desidero fare sapere che sarò al loro fianco come Partito e come politico, nel chiedere chiarezza, circa le accuse gravissime che hanno coraggiosamente fatto presente e di cui non conoscevo l’entità, le quali spiegano ‘folgorazioni’ personali di certuni soggetti, a loro volta non adusi a passeggiare nella strada prospiciente il mio terrazzo di casa a Beirut, ovvero ‘la Via di Damasco’“.
“Purtroppo per il (futuro ex) Sindaco, è l’ennesima riprova -ove mai fosse vero, quanto coraggiosamente dichiarato dal Gruppo di Catanzaro Azzurra e se lo hanno fatto, le prove le hanno eccome!- dicevo è l’ennesima riprova di un discutibile modo di fare (soprattutto di fare male, malissimo, come mai prima in passato), da parte di chi si erge al ruolo di moralista, assimilabile a coloro i quali, certamente dal punto di vista paraideologico (e negativo!), si rifanno – conclude Speziali – non a monumenti di libertà sociale come i democristiani o di riformismo alla Craxi, bensì ai vari e fallimenatari (nonché deprecabilissimi) rivoluzionari castristi, bolivariani e in Italia brigatisti da sovversione. È una vergogna!“.


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