Perquisizione Reggina, parola all’esperto. Condemi: “possibili risvolti? Questa la situazione”

Il curatore fallimentare della Reggina Calcio, Fabrizio Condemi, interviene a StrettoWeb per provare a fare chiarezza dopo la perquisizione della Guardia di Finanza al Sant'Agata

Tranquillità, massima e assoluta, ma anche quell’attenzione “giusta”, sull’evolversi della situazione, che rientra nella normalità delle cose. Questo, in sostanza, il pensiero di Fabrizio Condemi, curatore fallimentare della Reggina Calcio, sull’episodio relativo alla perquisizione della Guardia di Finanza al Sant’Agata. E’ bastato già un comunicato stampa dello stesso club dello Stretto a rassicurare sulla situazione, seguito dalle parole del Presidente Cardona, ed è sulla stessa scia (sempre quella della tranquillità) che abbiamo contattato uno degli esperti in materia per capirne di più dal punto di vista giuridico, fermo restando che ogni situazione è sempre diversa, che le indagini sono tutt’ora in corso e che non esiste – almeno per il momento – la verità assoluta sulla vicenda, in un senso o nell’altro.

“E’ vero che la società è sempre la stessa – esordisce Condemi a StrettoWeb – ma è anche vero che la proprietà è diversa, così come le persone che la compongono, ed è anche vero che un reato penale andrebbe a toccare le persone fisiche, quindi chi ha commesso il reato della vecchia proprietà, e non la società. Sarebbero le sanzioni civili, eventualmente, a colpire una società”. Anche se la proprietà è diversa, si può porre il problema della continuità della società? Condemi è abbastanza sicuro su questo: “l’avere utilizzato dei fondi illeciti, con il quale sono state pagate delle tasse, non crea una situazione di correzione del percorso storico. Il concetto ‘se non avessi avuto questi soldi, tu fallivi’ non ha alcuna valenza”.

Insomma, alla luce di questo ragionamento, secondo il curatore fallimentare, la Reggina può “solo subire” da questa situazione un addebito dell’illecito eventualmente perpetrato dalla vecchia proprietà. “Se il penale è sempre colpa delle persone, se fossi io il Presidente mi difenderei quale vittima di questo presunto illecito. Saladini non poteva sapere che quei crediti erano inesistenti, non era a conoscenza di quei 700 mila euro frodati e, probabilmente, nessuno della società diversa dall’amministratore pro tempore. Chiaramente, se questa situazione fosse accaduta con la vecchia proprietà ancora in carica, allora si sarebbe pure potuta rischiare la retrocessione, in quanto l’amministratore coincideva con la figura del presidente sportivo della Reggina iscritta ad un campionato professionistico della FIGC”. 

In questa situazione, dunque, la Reggina non rischia nulla dal punto di vista sportivo? “A mio avviso, nella peggiore delle ipotesi – afferma Condemi – la società si troverebbe a dover pagare quegli eventuali 700 mila euro più interessi oggetto di presunta frode. Proprio perché il penale va sulle persone fisiche e non sulla società, ad oggi mi sentirei di escludere conseguenze dal punto di vista sportivo. E’ anche vero, tuttavia, che non ricordo, a memoria, di situazioni come questa nel calcio. Perché l’avviso alla Covisoc? Perché è l’organismo che controlla i conti ed è giusto verificare che la nuova proprietà non avesse nulla a che fare con questa situazione. In sostanza, è giusto che i controlli si facciano, ma per far luce sulla vicenda, ed è anche normale che la proprietà dia la possibilità di far lavorare gli inquirenti. Secondo me – conclude – è solo un problema di tasca”.