“L’ecologismo integralista italiano vorrebbe vedere un Sud sempre arretrato: niente infrastrutture, meglio la decrescita”. E’ questa l’accusa mossa dal presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe nei confronti dei cosiddetti “NO Ponte”. Il dibattito sul collegamento stabile tra Messina e Reggio Calabria è tornato ad essere infuocato ed anche in parlamento una parte delle istituzioni è pronta a dare battaglia. La sostenibilità si concretizza anche attraverso la realizzazione dei tantissimi impianti che servono per costruire un’economia green e il Ponte sullo Stretto appartiene in questa ottica. L’Alta Velocità fino a Palermo e Catania, che potrebbe esistere solo con la realizzazione di questa infrastruttura, permetterebbe alla Sicilia di avvicinarsi nettamente al resto del Paese, spostando la mobilità da quella aerea (altamente inquinante) ad una più sostenibile.
“Voglio l’Alta Velocità e pure il Ponte sullo Stretto. Il Recovery Fund, per il Sud, è un’occasione unica di sviluppo – prosegue Vincenzo Pepe in un’intervista su Leggo – . E’ ora di finirla con la finta salvaguardia dell’ambiente. La biodiversità, anche culturale, va senz’altro tutelata. Ma basta con la desertificazione al Sud. I ragazzi studiano ma poi vanno via dal Sud perché nessuno offre loro un progetto di vita serio e sostenibile. Anche i miei figli non torneranno. L’Alta Velocità fino a Reggio Calabria può rappresentare un’inversione di rotta perché potrebbe portare turismo e produttività non è più possibile viaggiare in treni privi di comfort e su tratte dove si impiegano ore e ore per giungere a destinazione. Bisogna accorciare le distanze. Vuole un esempio? I Bronzi di Riace. Sono bellissimi, altrove avrebbero la fila di visitatori. Invece li ammirano pochissime migliaia di persone ogni anno. Reggio Calabria è molto scomoda da raggiungere. Questi sono i gap da colmare, questo è sviluppo sostenibile”.


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