“Riace, il paese dell’accoglienza”: Antonio Rinaldis risponde a Salvini

Rinaldis: "Chi attacca Riace dimentica i riconoscimenti e gli apprezzamenti che questo piccolo paese dell’ultimo sud"

Riceviamo e pubblichiamo la nota  di Antonio Rinaldis, in merito alle dichiarazioni di Matteo Salvini sul sindaco di Riace:

Le recenti dichiarazioni rese da Matteo Salvini nei confronti di Riace e del Sindaco Domenico Lucano sono meritevoli di una risposta, anche in ragione del ruolo che ricopre. Sono stato a Riace più volte negli ultimi anni, e da questi viaggi è emersa una realtà molto differente da quella rappresentata dal Ministro dell’Interno, che ho raccontato nel mio libro. Chi oggi attacca Riace vuole distruggere l’idea che l’accoglienza e l’interazione siano alternative praticabili e preferisce parlare di respingimenti, di rimpatri forzati, e utilizza la parola clandestini come se si trattasse di una specie umana criminale. Chi attacca Riace dimentica i riconoscimenti e gli apprezzamenti che questo piccolo paese dell’ultimo sud, come lo definisce Domenico Lucano, ha ricevuto da organismi internazionali, che hanno finalmente portato alla ribalta la Calabria come esempio di civiltà e progresso in controtendenza con l’immagine stereotipata, fatta di degrado, delinquenza e miseria. Riace rappresenta la speranza, la sconfitta della paura e la possibilità che l’utopia di un’umanità riconciliata si possa realizzare in quel Mediterraneo che deve ritornare ad essere luogo di incroci e di contaminazioni feconde e non un lugubre cimitero di vittime senza nome. «Guardo la piazza, all’improvviso è invasa da bambini. Mi volto verso alcune panchine di legno, dove una piccola di colore sta giocando con un ragazzino biondo, magrissimo. Sembra quasi di essere dentro a uno spot pubblicitario, ma è tutto vero. Riace è così, scorci di futuro fra vecchi muri e antichi palazzi fatiscenti».

Il racconto di Domenico Lucano, un sindaco illuminato che il mondo ci invidia
A Riace, villaggio della costa jonica calabrese, gli dèi sono arrivati due volte, la prima in forma di grandi statue di bronzo riemerse dal mare dopo secoli e la seconda nell’estate di qualche anno fa, in una carretta del mare naufragata sulla spiaggia del paese. Divinità impaurite e fragili, che hanno trovato accoglienza e ospitalità. A quello sbarco ne sono seguiti molti altri. Piano piano i migranti hanno cominciato ad abitare le case abbandonate del centro storico, hanno imparato gli antichi mestieri e si sono integrati nel tessuto sociale. E questo grazie alla visione del sindaco, Domenico Lucano, che la rivista americana «Fortune» ha nominato quarantesimo uomo più influente al mondo. La storia di Riace è il racconto di un’esperienza che può diventare esempio vincente, perché gli sbarchi non sono un’emergenza ma una costante, e serve proporre modelli sostenibili. Antonio Rinaldis è insegnante di Filosofia in un liceo in provincia di Torino e docente a contratto all’Università di Milano. Ha pubblicato diversi saggi e romanzi, tra cui: Sacro e Selvaggio in Albert Camus, La bellezza e il male (2008); L’empietà come degenerazione nichilistica del prometeismo (2010); La Parte Nascosta (2013); La Cage Invisible dans l’oeuvre de G. Brulotte (2013); La desesperance comme chiffre de la stance dans le théâtre de Visniec, Dialogue Francophones (2013); Paesaggi del sacro in Albert Camus (2013); con Imprimatur ha pubblicato Esodati (2014) e Il treno della memoria (2015).