Una vicenda quella degli Scavi di Piazza Garibaldi a Reggio Calabria che fa nascere non pochi dubbi, dubbi di natura tecnica e dubbi di natura morale; talmente tanti interrogativi che non si riesce a capire dove risieda la responsabilità della vicenda, che definirla anomala sarebbe riduttivo. Due anni di attesa, che hanno prodotto come unico risultato l’interramento di un tesoro casualmente emerso, un dono che forse la Città di Reggio Calabria non merita. La scoperta dei resti antichi pare infatti che abbia rappresentato più un problema che una risorsa, grande paradosso. Il Comune della città metropolitana, proprietario a tutti gli effetti del suolo, nonostante avesse preso in carico in maniera consapevole la gestione e la cura dei ritrovamenti con il supporto della Soprintendenza, non ha valorizzato la cosa, non ha investito su una scoperta di questa portata e non ha impegnato fondi ed energie per fare di una casualità un punto di forza. I 3 saggi contenenti i resti antichi, collocati proprio di fronte alla Stazione Centrale della città, sono stati abbandonati per 2 anni come cantieri a cielo aperto, in attesa di “capire il giusto intervento da effettuare”, ma il tempo trascorso ha naturalmente provocato dei danni ai resti (che per migliaia di anni si sono conservati e mantenuti protetti dalla terra soprastante), ma non solo, sono stati anche contaminati e violentati dall’inciviltà degli stessi cittadini che sono ormai talmente scoraggiati, assuefatti e disillusi per la situazione generale della città di Reggio Calabria, che sta sprofondando nel degrado, che inermi si adattano senza reagire. Non è di certo una giustificazione all’inciviltà, ma come si può pretendere rispetto, se per primo chi dovrebbe dare l’esempio non rispetta?
Trascorsi 24 mesi, i resti sono stati seppelliti, un triste epilogo dopo un imbarazzante percorso. Ma gli interrogativi restano e sono tanti: ci si domanda come mai i fondi (9 mln) destinati al progetto iniziale non siano, almeno in parte, stati utilizzati per creare un’opera di grande interesse culturale; come mai la vicenda non ha avuto l’attenzione che meritava; come mai il Comune ha giocato a scarica barile, tergiversando e praticando l’omertà; o come mai la scoperta di un tesoro di questa entità non ha smosso l’interesse e la voglia di rilanciare una città che retrocede, che si limita a esistere e non progredisce. Tra i pochi, forse pochissimi, che si sono esposti e hanno voluto evidenziare la drammatica vicenda ci sono i membri del Comitato CorsoSud che in questi anni con grande impegno si sono occupati concretamente della cura e pulizia dei saggi e hanno cercato e presentato delle soluzioni alternative per dare una svolta; anche il Presidente del Parco dell’Aspromonte Giuseppe Bombino ha manifestato tutto il suo disappunto attraverso una nota da lui scritta, per cercare di scuotere la coscienza di chi ha la responsabilità di quanto accaduto e sottolineare la vergogna dell’evento paradossale. Questo clamoroso quanto vergognoso episodio degli scavi in Piazza Garibaldi è l’ennesimo tassello che si incastra al puzzle di segnali ed esempi di degrado che coinvolgo tutto il territorio metropolitano, emblema del totale disinteressa da parte chi guida la città e conseguentemente di chi la popola.









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