fbpx

Calabria, Trame.11: è il giorno di Saviano

roberto saviano Foto di Ettore Ferrari / Ansa

Ospiti anche Ciconte e Padellaro

La quarta giornata di festival vede tra i protagonisti il giornalista e scrittore Roberto Saviano che sul palco di Trame.11 presenterà, per la prima volta in Calabria, “Solo è il coraggio. Giovanni Falcone”, un romanzo sul coraggio e la solitudine del magistrato simbolo della lotta alla mafia osteggiato in vita e osannato da morto. Lo scrittore e politico Enzo Ciconte dialogherà con il giornalista Angelo Caponetto del suo ultimo libro, “Classi pericolose. Una storia sociale della povertà dall’età moderna ad oggi” (Laterza) per l’incontro “Povertà e disuguaglianze, le armi delle mafie”. Antonio Padellaro ricostruirà, insieme alla giornalista Angela Iantosca, il fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma del gennaio 1994 con il suo “La strage e il miracolo. 23 gennaio 1994 Stadio Olimpico” (PaperFirst). Infine, la panoramica narrata e cantata “Il corpo da’ mafia” di Nino Racco.

Nelle giornate di sabato e domenica, Trame Festival pone l’attenzione sulla valorizzazione del patrimonio culturale con un incontro su Archeologia tra tutela e memoria al Museo archeologico Lametino con la direttrice Simona Bruni, il funzionario archeologo Alfredo Ruga e il direttore del Museo di Rosarno Marco Scaravilli. Gli appuntamenti saranno seguiti dalla narrazione guidata a cura di Stefania Mancuso.

Trame.11: i Trent’anni di guerra alla ‘ndrangheta di Gratteri

Nel volume scritto a quattro mani con Antonio Nicaso, La costituzione attraverso le donne e gli uomini che l’hanno fatta, si affronta un excursus storico che parte dalla Rivoluzione francese per giungere fino alla nomina di Pertini: “solo conoscendo la storia si può comprendere il presente”. Si è trattata di una lunga chiacchierata intercorsa tra il giornalista Arcangelo Badolati e il procuratore Nicola Gratteri che ha restituito l’immagine di un uomo stanco nel corpo, ma non nello spirito. La conversazione ha fin da subito toccato alcuni punti cruciali delle più recenti vicende legate alla figura del magistrato: la scoperta di un possibile attentato la cui autorizzazione ha ricevuto gli echi di assensi americani. Si tratta di situazioni ormai note, ma non per questo meno terribili, ma ci si abitua a pensare che talune circostanze potrebbero presentarsi. Una affermazione si auto-impone, usando un tono leggermente più alto nell’esposizione: “che vita sarebbe se decidessi di cambiare mestiere?”.

Alle domande riferite alle recenti riforme e al referendum della scorsa settimana, la dichiarazione è netta e precisa: in un momento storico in cui il governo è di larghe intese e non presenta praticamente opposizione è possibile concepire modifiche normative relative al CSM, ma in riferimento al referendum si è trattata di una enorme perdita di tempo. La priorità del governo non può essere l’improcedibilità o la patente a punti per i magistrati. Gli interrogativi che si pongono sono se sia questa la dote che si porta alle commemorazioni dai trent’anni delle stragi di mafia e se fossero questi i cambianti a cui personalità del calibro di Falcone e Borsellino ambissero.

Interrogativi retorici che lasciano chiaramente intendere quale sia l’orientamento dell’attuale Governo: un esecutivo che si è espresso sui temi della mafia solo dopo più di un anno dall’insediamento e in risposta alla presenza televisiva del procuratore ad una nota trasmissione televisiva. Ed è sulle scomode verità che ricade la conversazione: un ricordo all’attentato di via d’Amelio, alle immagini brutali segnate dall’odore acre di morte che si respirava in quel momento; corpi martoriati, il ronzio insistente nelle orecchie di chi si trovava nei paraggi e la freddezza di un uomo ancora sconosciuto che ha la lucidità di sottrarre dal cruscotto la famosa agenda rossa di Paolo Borsellino. Solo in seguito si capirà perché quell’agenda sia stata tanto temuta e sottratta, sarà la vedova Borsellino a dichiararlo: si trattava del diario del magistrato ucciso, gli appunti personali delle memorie di ogni singolo suo incontro.

Finché questa agenda scomoda non sarà restituita, l’Italia non deve avere pace. Eppure le priorità dell’Italia pare siano altre, come trovare circa 28.6 milioni euro per la costruzione di alloggi posizionati in corrispondenza delle case circondariali che permettano gli incontri privati della durata di 24, ore con cadenza mensile, tra i detenuti e i propri coniugi. Un monito viene rivolto anche contro la propria regione, immensamente amata e proprio per questo altamente criticabile: un luogo che vanta ben tre facoltà di giurisprudenza e che sforna un numero sproporzionato di avvocati e che nel contempo non ha nessun indirizzo di studi che punti al turismo.

Per concludere, riprendendo il libro oggetto della presentazione La costituzione attraverso le donne e gli uomini che l’hanno fatta edito da Mondadori, Nicola Gratteri sottolinea come sia importante conoscere la storia, perché solo attraverso la sua comprensione si può dare una giusta interpretazione della contemporaneità. Per questo il libro parte dalle vicende della Rivoluzione francese e giunge fino alla carica del presidente Sandro Pertini: un uomo di elevata taratura morale che nella sua totale integrità ha rimproverato la madre che aveva cercato una raccomandazione per salvarlo da morte certa durante il conflitto. La storia ci insegna che lui si salverà ugualmente, forse proprio per riprendere la madre e lasciarci un insegnamento che è quello di non scendere a compromessi, neanche a costo della propria vita, una storia che ha il sapore del déjà-vu.