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Wikipedia cancella la pagina di Alessandro Orsini, il professore criticato per le opinioni “controcorrente” sulla guerra in Ucraina

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Il fondatore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss è stato criticato in questi giorni per le sue affermazioni sulla guerra in Ucraina: “subisco pressioni fortissime per non tornare in televisione”, aveva scritto qualche giorno fa sui social

“Subisco pressioni fortissime per non tornare in televisione a parlare della guerra in Ucraina”. E’ quanto aveva affermato lo scorso 10 marzo il professore Alessandro Orsini, mentre oggi a fare polemica è la notizia della cancellazione della sua pagina Wikipedia. Il docente di Sociologia del terrorismo internazionale, nonché direttore e fondatore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss, era diventato in questi giorni protagonista del dibattito social in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate su Putin e su Zelensky durante l’ultima puntata di ‘PiazzaPulita’“Bisogna isolare Zelensky, ci sta portando verso la Terza Guerra Mondiale”, “se Putin è un animale, allora tra animali possiamo trovare un compromesso per la pace”: sono state queste alcune delle forti frasi pronunciate nel corso del programma La7. Sicuramente opinioni “controcorrente” sulla guerra in Ucraina, che lo hanno portato più volte allo scontro e alla critica, perché molto più vicine probabilmente alla propaganda filo-russa che a quella occidentale.

“Un professore universitario deve parlare con tutti: destra, sinistra centro, ma anche con qualunque confessione religiosa e organizzazione culturale. Dovrebbe avere laureandi e allievi di ogni orientamento politico e ideologico. Il mio sapere non è mio. Io non direi mai: “Non vengo a parlare a questa tua conferenza sulla guerra in Ucraina perché ho una posizione politica diversa dalla tua”. Per essere se stesso, un professore universitario deve essere di tutti. Ringrazio tutti coloro che mi stanno invitando a parlare a convegni e conferenze, e mi scuso per i tanti dinieghi. Prometto che, quando sarò nella condizione di poterlo fare, parteciperò ai convegni sull’Ucraina organizzati tanto dai partiti di destra, quanto a quelli organizzati dai partiti di centro e di sinistra“, commentava ancora Orsini nei giorni scorsi. Il professore continuava a commentare, quindi, alcune critiche nei confronti delle sue esposizioni mediatiche.

“Oggi ho lasciato il Messaggero. Mi scuso con tutti coloro che avevano sottoscritto un abbonamento soltanto per leggere i miei articoli”, ha scritto ancora Alessandro Orsini su Facebook il 16 marzo. E ancora: “è in atto una virulenta campagna diffamatoria contro di me fatta di fake news. Non ci sono problemi. Io amo chi mi odia. Il governo italiano ha approvato l’invio di armi all’Ucraina: missili Stinger antiaerei, missili Spike controcarro, mitragliatrici Browning, mitragliatrici Mg, munizioni”, ha scritto il professore prima di annunciare il suo ingresso nella redazione del Fatto Quotidiano. Da qualche ora circola addirittura la notizia della cancellazione della sua pagina Wikipedia. Professore, autore o giornalista, nessuno dei tre indirizzi è più disponibile sulla nota enciclopedia multimediale. “L’autonomia di pensiero è un caffè amaro, che i corrieri del pensiero non pensato sorseggiano gramamente tutti i giovedì”, ha scritto in un post questa mattina il diretto interessato. Si sarà forse riferito alla censura mediatica? Può darsi, sarebbe il tassello finale a questo dispiacevole puzzle.