“Ho svolto il mio lavoro per trent’anni con dignità ed onore. Ho combattuto per molti e cercato di aiutare il più possibile le persone che a me si sono rivolte. Io amo il mio lavoro e amo la Costituzione su cui ho giurato. Sarei disposta a morire per la mia Patria. Ma non così. Vengo trattata alla stregua di un mio collega sospeso perché ha fatto una rapina. Anzi, a lui danno almeno la paga base“. E’ quanto scrive una poliziotta, che sarà sospesa perché ha deciso di non sottoporsi ad un trattamento sanitario non obbligatorio. La donna si è anche dimessa dal sindacato nel quale aveva il ruolo di segretario, gettandosi alle spalle anni al servizio dello Stato, sulle orme del padre, originario di Crotone, e poliziotto di lungo corso.
L’agente, lo ha precisato più volte, non è una no-vax ed è convinta che l’emergenza sanitaria vada fronteggiata, ma ha deciso di non vaccinarsi, senza di fatto togliere nulla a nessuno. Perché ormai si sa che chi non si vaccina al più fa un danno a sé stesso, non di certo agli altri. Il governo, in barba ad ogni norma e nozione scientifica, ha deciso di togliere il lavoro a dei servitori dello Stato che non hanno commesso alcun reato.
Quanti altri figli dovranno vedersi togliere il pane di bocca, solo perché il padre o la madre poliziotto ha deciso di non sottoporsi ad un trattamento sanitario non obbligatorio?


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