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Green Pass: in Parlamento non serve, e ci mancherebbe pure…

parlamento italiano Foto di Maurizio Brambatti / Ansa

L’utilizzo di Green Pass è sempre più necessario ai cittadini italiani per svolgere molteplici attività, eppure non viene richiesto per accedere al Parlamento e molti si chiedono perché

Sempre più ogni giorno il Governo italiano discute del Green Pass. Con la sua estensione questo strumento è diventato fondamentale per compiere diverse attività e, se prima era necessario soltanto per partecipare ad eventi di spettacolo, per recarsi nelle sale al chiuso di un ristorante o per utilizzare i mezzi di trasporto a lunga percorrenza, adesso essere in possesso del “lasciapassare” è necessario anche per entrare in università, a scuola, svolgere determinate mansioni. Sono i politici in prima persona, da ospiti nelle varie trasmissioni televisive, a ripetere ogni giorno quanto sia importante vaccinarsi e ricordare come la Certificazione Verde sia un modo per riacquistare le libertà perse con il dilagare della pandemia del Covid-19. La domanda sorge dunque spontanea: i membri dell’attuale Governo, che quindi sostengono questa tesi e votano le leggi che poi vengono applicate dai cittadini, sono muniti di Green Pass? E’ molto interessante a tal proposito il servizio della giornalista Giorgia Mennuni, inviata di Quarta Repubblica, il programma in onda su Rete 4 e condotto da Nicola Porro, che evidenzia come in realtà, molti parlamentari non siano ancora vaccinati, alcuni addirittura non siano neppure intenzionati a ricevere la prima dose.

“Ho un po’ di paura, ci sta?”, “ho il Green Pass con il tampone e il vaccino non l’ho fatto per scelta personale, o devo proprio venire a raccontarvi dei miei fatti personali?”, “alla fine è un farmaco ancora sperimentale”. Sono queste le considerazioni di alcuni deputati fermati dalla giornalista prima di entrare nelle aule di Palazzo Montecitorio. E così, tra coloro che il vaccino non l’hanno ancora ricevuto e i parlamentari che con fierezza espongono il Qr Code in favor di telecamera, c’è anche chi elude le domande con evidente imbarazzo o si allontana utilizzando la scusa di esser preso da un’importante chiamata al cellulare. In totale, per la precisione, sui 70 parlamentari intervistati soltanto 48 hanno il Green Pass da vaccino, in 5 fanno i tamponi perché non vogliono vaccinarsi, mentre in 17 si sono rifiutati di rispondere o hanno ribattuto porgendo un’altra domanda, ad esempio: “e se io venissi a chiederti, tu hai mai abortito?”.

Insomma, se il dibattito pubblico si fa sempre più acceso e i comuni cittadini sono divisi praticamente in due fazioni, di certo non si può che per i politici la situazione sia diversa. “Il vaccino è libertà e questa parola, libertà, che è stata usata a sproposito troppe volte, è libertà di andare a scuola, lavorare, guadagnare, viaggiare”, ha ripetuto soltanto ieri Enrico Letta. Le sue parole però non trovano consenso in tutti i parlamentari, anzi resistenze si percepiscono pure tra i rappresentati di partiti alleati e facenti parte della stessa maggioranza (Lega e M5S fra tutti, come mostrano le immagini del servizio). Una maggioranza la quale giornalmente decide sui comportamenti del popolo, delle regole da applicare per il vivere civile, eppure è essa stessa contraria alle norme da lei approvata.

In tutto questo grande paradosso, ha fatto persino peggio Matteo Orfini, deputato del Pd, il quale in un post social dell’8 settembre ha scritto: “sono due giorni che siamo in aula a discutere del Green Pass. Sono due giorni che ascoltiamo gli interventi di Fratelli d’Italia e di alcuni esponenti della Lega, come Borghi, che spiegano la loro contrarietà al Green Pass. Spesso la premessa dell’intervento è “non sono un no-vax” subito seguita da una lunga sfilza di “però”. La cosa più sconcertante sono gli argomenti che utilizzano esattamente gli stessi dei no-vax. E sono falsi. Tesi già smentite da mesi, numeri sballati, affermazioni prive di ogni fondamento scientifico. Le ripetono a ogni intervento, consapevoli di dire il falso. Consapevoli di diffondere sciocchezze. Consapevoli dell’effetto che fa dirle nell’aula del Parlamento: di fatto si legittimano tesi non solo false, ma pericolose per la salute dei cittadini. Questa è la destra italiana”. Una posizione legittima, in linea col Governo, messa però in bilico subito dopo in risposta alla domanda di un cittadino, che chiede il motivo per il quale il Green Pass non sia obbligatorio per entrare nelle aule del Parlamento. “È molto semplice: perché il diritto di un parlamentare di entrare in aula è sancito dalla costituzione e non può essere limitato. Quindi non possiamo renderlo obbligatorio per l’aula”, è la risposta di Orfini.

Altra domanda, a questo punto, sorge spontanea. Il diritto costituzionale per un deputato o un senatore resta applicabile, mentre per un “normale” cittadino italiano la Costituzione non vale più? Il cortocircuito della politica è abbastanza evidente, di attenzione tutt’altro che secondaria. Ci mancherebbe altro che all’interno delle aule del Parlamento, il luogo più democratico che esista, venga richiesto il Green Pass per partecipare alle sedute o votare una proposta di legge. Ma allo stesso livello, anche se si non possiede una poltrona a Montecitorio, altri diritti sanciti dalla Costituzione possono essere quelli di lavorare, studiare, decidere della propria salute senza essere discriminato per una libera scelta. Così, mentre qualche rappresentante del Governo continua a pensare di valere più di chi si trova “lì fuori”, sarebbe pure arrivata l’ora per la politica di metterete in campo azioni serie e concrete in vista del prossimo autunno, mettendo da parte minacce simili a quelle avanzate al personale dell’istruzione, costretto a vaccinarsi per non perdere il posto di lavoro, o strumenti come il Green Pass utili soltanto a cercare di convincere i più diffidenti. Ormai è chiaro, vedendo ciò che accade negli altri Paesi del mondo, Israele su tutti, che la libertà si allontana ogni qual volta arriva il momento di sottoporsi alla dose di vaccino successiva. Si sta così continuando a dare al popolo l’illusione di una normalità che può essere ritrovata, e invece chissà quando verrà restituita, di cui per ora bisogna accontentarsi di riceverla col contagocce. Si prosegue con un’assurda caccia alle streghe, un’illogica ricerca di un capro espiatorio che in realtà non esiste, ma che è utile a certa politica per scaricarsi dalle proprie responsabilità e mettere le basi a quella che metaforicamente è una vera “guerra tra poveri”.