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Il Green Pass come la patente. Ma i requisiti sono corretti?

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Il Green Pass come la patente: non un obbligo, ma una condizione fondamentale per la sicurezza. Purché i requisiti siano quelli giusti. I dubbi di Draghi sono i dubbi di tutti noi

Il Green Pass, da ieri, ha un senso. Per la prima volta dalla sua istituzione che risale al mese di Giugno, è necessario averlo per l’ingresso in alcune attività al chiuso considerate “a rischio contagio“: si tratta di musei, cinema, teatri, palestre, piscine coperte, centri termali, stadi, concerti e locali della ristorazione limitatamente per chi si siede a consumare nei tavoli al chiuso. L’istituzione del certificato verde prima in Francia, e poi in Italia (unici Paesi al mondo che hanno deciso di adottarlo) ha scatenato polemiche, contestazioni e manifestazioni di piazza. I più accaniti sono i veri no-vax, cioè quella piccola e insignificante minoranza di trogloditi ignoranti e complottisti che non hanno alcuna considerazione né ruolo all’interno della nostra società civile. Altri contestatori sono anche vaccinati, ma contestano l’obbligo del passaporto verde per questioni ideologiche: difesa della privacy, preoccupazione di discriminazioni, beceri e blasfemi paragoni con la Shoah.

In realtà nulla di tutto ciò ha un senso. E il Green Pass nasce come idea sacrosanta, rispetto alla necessità di ritrovare la normalità perduta per lo scoppio della pandemia. L’intenzione è ovviamente quella di garantire la sicurezza sanitaria in tante attività che fino a pochi mesi fa erano chiuse per lockdown e zone rosse. E in quest’ottica, parlare di “obbligo” di Green Pass è assolutamente fuorviante. Non c’è alcun obbligo di avere Green Pass, esattamente così come non c’è alcun obbligo di avere la patente di guida per essere cittadini italiani con tutti i diritti e con tutte le libertà previste dalla nostra Costituzione Repubblicana, liberale e democratica.

Il Green Pass è proprio come la patente di guida: non un obbligo, ma un requisito per chi vuole fare determinate cose. Nessuno è costretto a guidare, e tanta gente vive liberamente e serenamente la propria vita senza la patente. Nessuno, allo stesso modo, è costretto a partecipare a quei (pochi, in realtà) eventi e a quelle (molto limitate) attività in cui viene chiesto il Green Pass: può continuare a vivere in libertà e serenità senza andare in palestra, senza andare nei musei, senza mangiare nei locali al chiuso. E’ una sua libera scelta di non ottenere il Green Pass e non fare queste cose. Ma se vuole farle, deve avere il Green Pass per garantire la sicurezza sanitaria esattamente così come se vuole guidare, deve conseguire la patente per garantire la sicurezza stradale.

Per ottenere la patente di guida bisogna avere un certificato medico che attesti l’idoneità psico-fisica, dopo apposita visita medica, e bisogna dimostrare di avere i requisiti tecnici superando gli esami di guida e il test sulla conoscenza delle regole del codice della strada e il significato dei segnali stradali.

Per ottenere il Green Pass ci sono diversi requisiti: ad oggi è possibile averlo per 6 mesi dopo la guarigione da Covid-19, per 9 mesi dopo la vaccinazione contro il Covid-19 purché sia avvenuta esclusivamente con i vaccini autorizzati dall’Unione Europea (non ha il Green Pass chi è vaccinato con Sputnik, quindi tutti i turisti russi e orientali, o con gli altri numerosi sieri in circolazione nel mondo ma non autorizzati dall’UE), e per 48 ore dopo il risultato negativo di un tampone. Il Green Pass, che come abbiamo visto non è affatto obbligatorio, a sua volta non è un obbligo vaccinale: anche i non vaccinati possono ottenerlo se sono guariti, o se non hanno avuto il Covid con un semplice tampone negativo.

Assodata l’assoluta correttezza dell’idea di istituire un Green Pass, è bene entrare nel merito dei requisiti con cui lo si può ottenere. Perché se iniziamo a dare la patente a chi non vede bene, certamente avremo un aumento degli incidenti stradali.  E se in Italia sul Green Pass assistiamo a polemiche spesso ideologiche e formali di natura esclusivamente politica, in realtà l’unica cosa su cui dovremmo discutere è se il Green Pass è davvero sicuro e garantisce la sicurezza sanitaria e quindi la ripresa della normalità.

Le ultime evidenze scientifiche acclarate a livello internazionale, infatti, hanno documentato come i guariti di Covid-19 hanno un’immunità naturale straordinaria: sono completamente protetti dal virus anche 12-14 mesi dopo la guarigione. Il dato arriva dall’analisi delle difese anticorpali nei primi contagiati di inizio 2020, e i medici sostengono che in realtà l’immunità naturale dei guariti duri molto a lungo, probabilmente diversi anni se non addirittura decenni. Perché quindi limitare il Green Pass a soli 6 mesi per i guariti, che sono immuni dal virus anche un anno dopo la guarigione? E perché limitare il Green Pass ai 4 milioni e 150 mila guariti accertati dai tamponi ufficiali delle ASL, e non estendere la platea del Green Pass anche agli altri stimati 5 milioni di contagiati che hanno fatto il tampone in cliniche private o farmacie e possono accertare di aver sviluppato l’immunità tramite i tamponi negativi e poi positivi e infine il test sierologico? Il test sierologico è infatti il miglior documento e attestato di immunità dal virus: dovrebbe essere al primo posto per i requisiti del Green Pass, affinché chi ha avuto il Covid e ha sviluppato gli anticorpi possa avere libero accesso a qualsiasi evento senza alcuna limitazione in quanto è certo che non può contagiarsi, ammalarsi e contagiare gli altri. Almeno per un anno dopo la guarigione, e molto probabilmente anche di più.

Al contrario, sappiamo che per i vaccinati non vale la stessa cosa. I vaccini, infatti, partono da un’efficacia dell’88% e perdono un ulteriore 6% di efficacia ogni due mesi dopo la somministrazione. Perdono ulteriormente efficacia per le nuove varianti (la Delta, ad esempio, li sta bucando tanto in Italia quanto nel mondo; preoccupano ancora di più la epsilon e la lambda in vista dell’autunno). I vaccinati non sono immuni: perché, quindi, dare il Green Pass, addirittura per 9 mesi (!), ai vaccinati che spesso e volentieri sono contagiati e contagiosi, per giunta con la stessa identica carica virale dei non vaccinati? Significa rischiare di innescare nuovi grandi focolai proprio negli stadi, nelle palestre, nei cinema, nei musei, nei ristoranti al chiuso, e alimentare il contagio. Non è un caso se la nuova ondata epidemiologica della variante Delta galoppa in piena estate con oltre il 65% della popolazione italiana vaccinata, mentre ad aprile il contagio della variante Alfa era crollato con meno del 20% della popolazione vaccinata.

La verità è che per chi non ha avuto il Covid, vaccinati o non vaccinati, l’unico test valido rimane il tampone negativo, che assicura l’assenza del virus nella fase di replicazione e quindi l’impossibilità di contagiare altri. E per avere un Green Pass davvero sicuro, bisognerebbe concederlo soltanto ai guariti o a chi ha il tampone negativo. Paradossalmente da ieri i non vaccinati sono proprio i più sicuri negli eventi con Green Pass, perché gli unici ad avere tampone negativo. Il virus, invece, lo porteranno e lo diffonderanno i vaccinati come già accaduto in celebrazioni come i matrimoni in cui si entrava solo con il Green Pass e trasformate da qualche vaccinato inconsapevolmente positivo in mega focolai del contagio tra vaccinati. Quindi da “strumento di contenimento del virus”, il passaporto verde è diventato uno “strumento di diffusione del virus”.

E ovviamente, il requisito più importante per il corretto funzionamento del Green Pass, dovrebbe essere la definitiva abolizione delle zone gialle, arancioni e rosse che invece in Italia scatteranno inevitabilmente nelle prossime settimane (Sardegna e Sicilia sono già molto vicine e rischiano già a cavallo di Ferragosto) con le relative chiusure di tutti quei locali in cui oggi si entra con Green Pass. Che senso avrà il Green Pass se anche chi si è affrettato a procurarselo non potrà andare da nessuna parte perché saremo di nuovo in lockdown? 

Fatto così, al momento, il Green Pass non sembra uno strumento per garantire la sicurezza sanitaria bensì soltanto per incentivare le vaccinazioni. Certamente in buna fede, nella speranza che le vaccinazioni servano a contenere il virus. La scienza, però, sta discutendo molto sull’efficacia delle vaccinazioni, rispetto a cui non c’è alcuna certezza. I dati che arrivano dai Paesi con la più alta percentuale di vaccinati (Islanda, Israele, Regno Unito) non sono assolutamente confortanti in tal senso: i vaccinati stanno morendo e finendo in ospedale più dei non vaccinati, e il contagio ha raggiunto livelli da record mai avuti nelle precedenti ondate. Sia in Islanda che in Israele e nel Regno Unito, che avevamo celebrato illusoriamente lo scorso inverno quando sembrava avessero archiviato la pandemia proprio grazie ai vaccini. Lo stesso premier Draghi ha espresso, con grande modestia e umiltà, le proprie umane perplessità. Ieri, infatti, ha detto che “stiamo facendo tutto il possibile per contenere il virus, ma non possiamo sapere se questo basterà. Tutto quanto viene fatto sulla base delle evidenze dei dati di oggi“. Evidenze in continuo aggiornamento, come abbiamo già avuto modo di constatare in questo anno e mezzo di pandemia.

A fronte di tanti dubbi pubblicamente esternati di chi governa con enormi responsabilità, abbiamo orde di fondamentalisti convinti al contrario che il vaccino sia la soluzione finale della pandemia, convinti che i vaccinati siano immuni, non si possano contagiare, ammalare o morire, e che a differenza tutti i non vaccinati vanno incontro a morte certa. A chi non è capitato di trovarsi di fronte qualcuno senza mascherina che si giustificava dicendo “sono vaccinato, quindi…“. Eh quindi purtroppo bisogna continuare ad adottare mascherina, distanziamento, igiene e tutto il resto anche dopo il vaccino, perché non c’è alcuna garanzia di immunità.

Così questi fondamentalisti accusano i non vaccinati, anche se adolescenti o ventenni o trentenni che dal Covid non hanno mai rischiato nulla, di essere i nuovi untori, responsabili della continuazione della pandemia. Blaterano di “ricoverati tutti vaccinati” negli ospedali, quando non è affatto così. Ignorano che l’età e le malattie croniche rimangono la principale discriminante di questo virus, ignorano che i giovani sani non rischiano nulla dal Covid anche se non vaccinati e che pur vaccinandosi possono continuare ad essere vettori del virus contagiando altri. E nella loro profonda ignoranza raggiungono esattamente lo stesso livello degli idioti no-vax. Non è un caso se gli opposti si attraggono e si assomigliano…