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Rino Gaetano, 40 anni senza il cantautore calabrese: l’aneddoto sulla morte e i suoi testi ancora oggi apprezzati

  • Foto Ansa
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Il 2 giugno 1981, in seguito ad un incidente stradale, l’artista moriva a Roma all’età di 31 anni: ‘Ma il cielo è sempre più blu’ e ‘Gianna’ i testi sempre famosi

“C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo. Non ci riusciranno. Sento che in futuro le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie alla comunicazione di massa capiranno che cosa voglio dire questa sera”. Sono queste le parole di una voce unica, un artista ironico e graffiante, anticonformista. Talmente avanti da cantare in una canzone, La Ballata di Renzo, la sua morte. Sono passati 40 anni esatti da quella notte, dall’incidente in cui Rino Gaetano perdeva la vita. Era il 2 giugno 1981. A bordo della sua Volvo di ritorno da una serata passata nei locali, diretto verso casa, erano le 3.55, mentre percorreva via Nomentana, all’altezza dell’incrocio con via Carlo Fea, finiva, per ragioni mai totalmente chiarite, sulla corsia opposta a quella che stava percorrendo. Un camionista che sopraggiungeva nell’altro senso di marcia provò a richiamare la sua attenzione suonando il clacson, ma l’impatto fu inevitabile: come racconta l’agenzia Dire, la parte anteriore e il lato destro della Volvo vennero distrutti, Gaetano batté violentemente la testa contro il parabrezza, sfondandolo, mentre l’impatto del petto sul volante e il cruscotto fu molto violento. Si parlò di possibile collasso da parte di Gaetano, mentre l’autista del camion, che prestò i primi soccorsi, disse di aver visto Gaetano accasciarsi di lato e iniziare a sbandare per poi riaprire gli occhi solo pochi attimi prima dell’impatto. L’artista era già in coma all’arrivo dei soccorsi. Trasportato immediatamente al Policlinico Umberto I, qui furono riscontrate una frattura alla base cranica, varie ferite a livello della fronte, una frattura malare destra e una sospetta frattura allo sterno.

La struttura ospedaliera non aveva un reparto attrezzato per gli interventi d’urgenza sui craniolesi, così il medico di turno provò a contattare un altro ospedale dotato di un reparto di traumatologia cranica. Si tentò telefonicamente con il San Giovanni, il San Camillo, il CTO della Garbatella, il Policlinico Gemelli e il San Filippo Neri, ma non si riuscì a trovare un posto disponibile. Finalmente ricoverato al Gemelli, Gaetano morirà comunque alle sei del mattino. Nella canzone La ballata di Renzo, inedita, Gaetano cantava la storia di un ragazzo di nome Renzo che muore in circostanze praticamente identiche a quelle del cantautore: “La strada era buia, s’andò al S. Camillo e lì non l’accettarono forse per l’orario, si pregò tutti i santi ma s’andò al S. Giovanni e lì non lo vollero per lo sciopero”. In questa canzone vengono citati tre degli ospedali che non avrebbero accettato Gaetano: il Policlinico, il San Giovanni e il San Camillo. Nato a Crotone il 29 ottobre del 1950, a 10 anni si trasferisce con tutta la famiglia a Roma, per motivi di lavoro dei genitori, dopo un breve periodo di studio in Umbria tornò a vivere a Roma stabilendosi a Montesacro. Inizia quindi ad avvicinarsi all’arte, allo spettacolo, al teatro. Soprattutto, iniziò a frequentare il Folkstudio, dove conobbe Antonello Venditti, Ernesto Bassignano e Francesco De Gregori.

Ha 24 anni, è il 1974, quando Gaetano pubblica il suo primo album, ‘Ingresso libero’, un disco che però non ha grande successo. Che arriva l’anno successivo con la pubblicazione del 45 giri ‘Ma il cielo è sempre più blu’. Ma è nel 1978 che arriva la svolta: parte al Festival di Sanremo con la canzone ‘Gianna’, canzone con la quale, tra l’altro, Rino non voleva nemmeno presentarsi, in quanto avrebbe preferito ‘Nuntereggaepiù’. Con ‘Gianna’ si piazza terzo, alle spalle di Anna Oxa e Matia Bazar. Ma la sua canzone fu amata dal pubblico, tanto che rimase per diverse settimane al primo posto in classifica. Alla fine saranno sei gli album in studio pubblicati da Rino Gaetano, oltre ad una serie di singoli di successo e di raccolte postume. Che ancora oggi conquistano generazioni di giovani artisti, segno che la sua musica è eterna.