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Sospensione Decreto Crescita, niente agevolazioni per i maxi stipendi dei calciatori: tremano le big di Serie A e la Reggina

Foto Getty / Marco Luzzani

Sospensione retroattiva del Decreto Crescita per una ‘dimenticanza’ del Governo: club di Serie A nei guai con i maxi stipendi dei big, anche la Reggina si fa i conti in tasca

Il calcio italiano si ritrova a fare i conti con un pasticcio del governo esattamente a metà strada fra il clamoroso e il ridicolo. Fra Natale e Capodanno è arrivata una notizia, per meglio dire una mazzata, per tutte le squadre di Serie A che hanno acquistato dei calciatori basandosi sulle agevolazioni fiscali del Decreto Crescita. In breve: tale decreto è stato sospeso retroattivamente, come specificato da una circolare dell’agenzia delle Entrate. Chi ha utilizzato tali agevolazioni dunque diventa ‘fuorilegge’ e dovrà mettersi in regola non potendo più contare sugli aiuti che hanno permesso gli arrivi di De Ligt alla Juventus, Lukaku ed Eriksen all’Inter, Ibrahimovic al Milan ma anche i campioni del basket Gigi Datome all’Olimpia Milano e Marco Belinelli alla Virtus Bologna. La situazione, in alcuni elementi, coinvolge direttamente anche la Reggina. Il club di Luca Gallo, infatti, ha approfittato di tale normativa per l’arrivo in estate, tra gli altri, dei vari Menez, Lafferty, Situm, Faty.

Foto Getty / Marco Luzzani

La domanda sorge spontanea: perchè l’agenzia delle Entrate ha deciso di mettere i bastoni fra le ruote dello sport? La colpa è, clamorosamente, da attribuire alla lentezza o alla dimenticanza (scegliete voi quale sia più grave) del governo. Il Drecreto Crescita infatti prevede che: “l’esercizio dell’opzione per il regime agevolato ivi previsto comporta il versamento di un contributo pari allo 0,5 per cento della base imponibile”, da destinare al potenziamento dei settori giovanili attraverso una procedura da regolare con un Dpcm. Dopo un anno e mezzo di questo decreto non c’è traccia… eppure di Dpcm ne abbiamo visti tanti. L’agenzia delle Entrate ha dunque posto un veto perfettamente congruo alla situazione. Neanche a dirlo, imporre ai club, già fortemente provati economicamente dalla pandemia, di far fronte ai maxi stipendi dei big con le proprie forze, sarebbe un salasso insostenibile per molte squadre che, non soltanto vedrebbero scappar via i propri campioni, ma avrebbero in ogni caso un contraccolpo economico e d’immagine per l’indebolimento delle proprie rose.

La politica dovrà metterci una pezza accelerando l’emanazione di un Dpcm diventato praticamente un aiuto al calcio, per giunta per quella classe di calciatori con stipendi da paperoni. In questo senso però, va sottolineato come già in passato siano state bocciate dal Governo le richieste di ristori e indennizzi (circa 600 milioni) avanzate dalla Serie A a causa dei problemi legati al Coronavirus. Va ricordato però che il sistema calcio non è da etichettare come ‘non prioritario’ affidandosi alla più becera demagogia: le ritenute sugli ingaggi dei calciatori, per oltre 700 milioni l’anno, risultano indispensabili per il finanziamento pubblico dell’intera filiera sportiva (poco più di 400 milioni all’anno).