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Sanità in Calabria, la figuraccia di Conte e Speranza diventa un fatto internazionale: le gaffe dei Commissari nominati dal Governo arrivano sino in Danimarca

conte speranza

Il quotidiano Berlingske, tra i più autorevoli in Danimarca, ha affrontato la questione della sanità in Calabria: il Governo sul banco degli imputati

La Calabria finisce sui maggiori quotidiani danesi, ma questa volta non per fatti di cui andarne fieri. Gli ultimi vergognosi eventi relativi al discorso sanità sono arrivati sino in Danimarca: il noto quotidiano Berlingske ha infatti pubblicato un articolo dal titolo: “Ignoranza, mogli acide e baci sulla lingua della durata di 15 minuti: quando l’incompetenza è più difficile da curare rispetto al Covid-19”. Il giornale spiega il perché dell’allerta in Calabria, che nonostante la non eccessiva diffusione del contagio, deve fare i conti con un sistema sanitario “tra i più fatiscenti e miserabili d’Europa”.

Nell’articolo (consultabile online  cliccando qui) si sottolinea l’incapacità del Governo centrare di trovare un manager adeguato che possa aiutare la Regione ad uscire da queste difficoltà. Prima l’inefficienza del generale Saverio Cotticelli, poi la nomina di Giuseppe Zuccatelli (quello de “le mascherine non servono a un ca**o, per contagiarti devi pomiciare un positivo per 15 minuti”) hanno costretto il Premier Giuseppe Conte a chiedere scusa; in seguito il rifiuto del candidato Eugenio Gaudio, che ha scelto di dire “no” per non rovinare il rapporto con la moglie (“non vuole trasferirsi a Catanzaro”), hanno attirato l’attenzione dei media, coi i cittadini della “Regione più povera dell’Europa Occidentale” che non sanno più se ridere o piangere.

“Una politica al risparmio ha generato conseguenze disastrose”, si legge ancora. “Se il virus dovesse davvero prendere piede in regioni ancora più povere come la Calabria, le conseguenze potrebbero essere ancora più gravi. Per evitare ciò, il Governo centrale ha inizialmente stipulato un accordo con una ONG (Emergency di Gino Strada, ndr) specializzata nella costruzione di ospedali nelle zone di guerra”. Peccato che la Calabria non sia in guerra, non abbia bisogno di tende militari, ma soltanto di tornare ad usufruire di ospedali dismessi o poco attivi, restituendo al suo popolo il diritto alla salute.