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Reggina, l’ex Ciccio Cosenza cuore d’oro: “ho messo la maglia all’asta per aiutare l’Ospedale di Locri, dobbiamo sostenere la Calabria”

cosenza reggina Gettyimages / Maurizio Lagana

Reggina, l’ex Ciccio Cosenza ha parlato dell’asta di beneficenza di cui ne è promotore: l’obiettivo è aiutare gli ospedali calabresi che stanno combattendo il coronavirus

Ciccio Cosenza non ha dimenticato le proprie origini ed in prima fila per aiutare gli ospedali calabresi in un momento di emergenza sanitaria dovuto alla diffusione del coronavirus. Come già annunciato ieri, l’ex difensore della Reggina è protagonista di una iniziativa benefica a favore delle strutture mediche in Calabria, ai microfoni di della TV ufficiale amaranto ha fornito maggiori indicazioni: “qui al Nord è da venti giorni che stiamo già rispettando le direttive del Governo. Ora la situazione è più seria del previsto, bisogna fare un po’ di sacrifici. Se tutti siamo altruisti e abbiamo rispetto degli altri, allora ne usciremo. Questo virus colpisce tutti, non solo gli anziani, i giovani devono capirlo. Spero che gli tutti ospedali italiani possano essere aiutati al massimo. Al Sud c’è una settimana di vantaggio rispetto al Nord per prepararsi all’emergenza, mi auguro non si arrivi ai numeri di Lombardia e Piemonte. Personalmente ritengo sia doveroso aiutare le strutture presenti nelle regioni meridionali e per questo ho fatto partire diverse aste benefiche, coinvolgendo molti miei colleghi. Bisogna attrezzarsi al meglio per prevenire. Ho messo all’asta una maglia sull’Associazione O.N.L.U.S. ‘Un’azione per il Sorriso’, il ricavato della andrà all’Ospedale di Locri. Ma so già che Ceravolo, Missiroli, Floccari si sono mossi, ognuno per ospedali diversi. Ho sentito che anche Acerbi darà una mano, pian piano si sta spargendo la voce. Le aste inizieranno appena avranno le maglie in mano”.

Infine Ciccio Cosenza ha detto la sua sul ritorno in campo: “Tommasi pensa che sarà fine maggio il momento giusto per riprendere a giocare. Il campionato deve essere portato a termine, adesso è difficile pensarlo perché siamo tutti concentrati su questo virus”.