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Messina: il flop del “no pontismo” contro progresso e sviluppo

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Il “no pontismo” è la metafora di una Sicilia gattopardesca immobile, incapace di comprendere il progresso e le ragioni della propria miseria

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fernando Rizzo, di Rete Civica per le infrastrutture, in merito alla marcia “no ponte” di ieri a Messina e al fallimento del “no pontismo”:

Fallimento totale ieri della marcia preparata per 3 mesi dalla Rete NO Ponte, una organizzazione di estrema sinistra da anni impegnata per il sotto sviluppo di Calabria e Sicilia, ultime secondo i dati Eurostat tra 263 regioni europee per numero di occupati e sviluppo infrastrutturale. E’ pacifico che queste due condizioni, camminino di pari passo: dove ci sono infrastrutture strategiche c’è lo sviluppo economico, dove non esistono infrastrutture subentrano marginalità e desertificazione sociale dei territori.
Sono finiti i bei tempi (si fa per dire) del “no pontismo” politico per cui si confondeva la lotta al ponte con la guerra a Silvio Berlusconi che a Messina aveva il suo leader in Francantonio Genovese, ex sindaco, allora segretario regionale del PD bersaniano e uno dei padroni di Caronte e Tourist e di tanti Centri di Formazione, capace nel suo momento migliore, di portare in piazza 10.000 persone.
La sconfitta va oltre i numeri dei manifestanti di ieri quasi tutti forestieri: oggi i No pontisti ideologici sono ridotti a poche decine di reduci contrari a tutte le infrastrutture strategiche, affiancati dagli indipendentisti ed isolazionisti di ANTUDO fermi a Palermo capitale del Regno del 1735.
I reduci hanno provato a sovvertire la democrazia sostituendo il consenso, che non hanno, con la piazza in puro stile bolscevico. Ma neppure marciare sul luogo del “misfatto” giocando in casa tra i proprietari delle ville a rischio esproprio, è servito a coprire il vuoto assoluto di idee.
Oggi il “no pontismo” ideologico è la metafora di una Sicilia gattopardesca immobile, incapace di comprendere la globalizzazione, il progresso, le ragioni della propria miseria, la disoccupazione, la cessazione e il trasferimento di aziende un tempo fiorenti, la emarginazione, in assenza di ferrovie che la colleghino al centro dell’Europa, con treni a 350 km/h, per 5 milioni di siciliani (per dire: il doppio degli abitanti di Roma e 3,5 volte quelli di Milano) costretti ancora al vaporetto e ai treni pendolari.
Oggi un treno arrivato a Messina riparte da Villa S.G., per appena 3 km dopo 2h e 5m.. Nello stesso tempo un Frecciarossa 1000 partito da Roma, arriva a Bologna in 2h e 3m. percorrendo 376 km. Inconcepibile.
In Cina hanno appena inaugurato un ponte di 56 km, in Danimarca e Svezia l’Oresud di 16 km e tra Tallin e Helsinki si apprestano a realizzare un tunnel di 100 km (parte del corridoio Helsinki La Valletta) mentre la Germania unisce Duisburg alla Cina con una ferrovia di 14.000 km, le gallerie di base del San Gottardo appena inaugurate in Svizzera misurano 57 km e il tunnel di base del Brennero sarà di 64 chilometri.
E noi discutiamo di un ponticello di 3 km … Parole in libertà della Rete No ponte destinato a un pubblico ottenebrato che rifiuta la verità scientifica come i “terrapiattisti”.
Dire che i soldi del ponte dovranno essere destinati ad altro, è offesa all’intelligenza: 1,2 miliardi di euro stanziati dal CIPE nel 2005, sono stati destinati alla linea TAV dei Giovi Genova/Milano già a gennaio 2012 dal governo Monti.
O sono finiti nei 5,5 miliardi del MOSE di Venezia, nei 4,1 miliardi della Variante di Valico “scippati” al completamento della Salerno Reggio Calabria, o negli oltre 54 miliardi finora spesi da RFI e Cassa Depositi e Prestiti per le linee tav Milano/Salerno o Trieste/Torino o l’alta capacità Genova/Milano/Bologna/Brennero, o i 5 miliardi per la Pedemontana lombarda o per quella veneta, o per le metropolitane da 14 miliardi di Roma, Milano o Napoli, nei 9 miliardi dei 90 F35, o nei 9,2 miliardi per il salvataggio di Alitalia, o nei 15 miliardi della ricapitalizzazione delle Banche toscane e venete.
E si citano a sproposito i 298 milioni del progetto definitivo del ponte sullo Stretto in 30 anni di studi straordinari, costato pochissimo rispetto ad altri progetti come la TAV Torino Lione per cui sono già stati spesi 1,5 miliardi senza neppure il progetto definitivo.
Per non dire della stupidità sulle navi che non passerebbero sotto il ponte: per avere idea dell’altezza dei ponti sospesi o strallati più importanti: lo Storebaelt è alto 65 m. costruito nel 1998 tra le isole danesi di Selandia e Fionia, o il Golden Gate 67 metri costruito nel 1937. Il ponte sullo Stretto sarebbe il più alto al mondo sul livello del mare con 76 metri di altezza al centro e 65,41 nel franco minimo navigabile.
Le navi più alte al mondo sono le navi da crociera gemelle Oasis of the Seas e la Allure of the Seas con una altezza pari a 72 metri ma hanno un pescaggio ben 9,5 metri e, pertanto, si ridurrebbe ad appena 62,5 metri fuori dall’acqua. Ben 14 metri meno del franco massimo navigabile al centro del ponte.
Del resto, per non far fare troppa fatica ai coordinatori della Rete No Ponte consiglierei di andare su youtube al link https: youtu.be/10XtkRt7l5s per osservare la più alta nave al mondo transitare sotto lo Storebaelt più basso di ben 11 metri rispetto al progetto definitivo del ponte sullo Stretto.
Ai No Ponte non interessa nulla di disoccupazione, marginalità e miseria e del fatto che siamo colonia del Lombardo Veneto e la nostra povertà cresca senza continuità territoriale e ferrovie ad alta velocità. La Sicilia è a solo 1 giorno da Suez contro i 3 giorni di Genova e Trieste o gli 8 giorni da Rotterdam, dove sui 13 milioni di container approdati ben il 70% transita dalla Sicilia ma non può scaricare nei porti non essendovi ferrovie collegate. A Rotterdam lavorano 90.000 persone, l’Autorità Portuale fattura 650 milioni (circa 9 milioni quella di Messina) e produce iva per oltre 18 miliardi (meno di 1 miliardo quella di Messina). Come dire che il ponte lo ripaghiamo in qualche settimana, ma questo le loro teorie microeconomiche farlocche non lo dicono.
Gravissimo che una manifestazione contro lo sviluppo ed il lavoro, abbia visto la partecipazione del segretario provinciale della CGIL Giovanni Mastroeni: mentre la CGIL in Italia si batte per la Tav Torino Lione, per gli aerei da guerra F35, per i passanti, i tunnel, le varianti, le pedemontane e persino gli sprechi di decine di miliardi di Alitalia e MPS da noi la CGIL provinciale sfila contro il lavoro e lo sviluppo, senza alcuna visione del futuro e senza comprensione della realtà. Dopo il flop di ieri Mastroeni, se fosse coerente con i valori del lavoro e della occupazione in primis giovanile, dovrebbe presentare le proprie irrevocabili dimissioni. Ma sappiamo che non sarà così”.