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Con un giubbotto antitaglio sarebbe ancora vivo: dopo l’uccisione del carabiniere a Roma le forze dell’ordine fanno sentire la propria voce

Valerio Portelli/LaPresse

Carabiniere ucciso a Roma: mancano leggi a tutela delle Forze dell’Ordine e dotazioni importanti come ad esempio i giubbotti antitaglio

Speculazione. Politica soprattutto, ma non solo. La morte di Mario Rega Cerciello, il vice brigadiere dei carabinieri di 35 anni ucciso la scorsa notte, sta alzando un polverone. Ma, come spesso accade ultimamente, è il polverone sbagliato, quello che non porta a nulla, quello sollevato da alcuni per ottenere i propri scopi o per avallare le proprie tesi, ma che non porta benefici e cambiamenti concreti alla nostra società e al nostro Paese.

Il punto cardine, quello che dovrebbe balzare all’occhio dopo un fatto simile, è uno solo: l’impossibilità, da parte delle forze dell’ordine, di potersi difendere come sarebbe opportuno di fronte ad attacchi come quello occorso la notte scorsa a Roma al carabiniere campano. Gli operatori di polizia sono troppo spesso lasciati in balia di sé stessi, con dotazioni insufficienti e regole d’ingaggio a volte poco chiare, e soprattutto non ben definite. Ma andiamo con ordine. Perché pontificare, anche da parte di chi scrive, è semplice. Diverso è vivere tutto questo sulla propria pelle. E per tale motivo abbiamo deciso di parlarne con chi ogni giorno è in prima linea ad affrontare questo tipo di criticità.

Valerio Portelli/LaPresse

La segretaria provinciale del SIAP di Palermo, sindacato di Polizia, ha affrontato l’argomento ai microfoni di StrettoWeb nel modo in cui dovrebbe essere affrontato: cercando di capire e di spiegare che cosa, la notte scorsa, poteva andare diversamente se solo il carabiniere avesse potuto usufruire di dotazioni individuali all’avanguardia come già avviene per il resto delle polizie europee. E non possiamo escludere che il carabiniere, con le giuste dotazioni, potrebbe essere ancora in vita. 

Quello che si sta facendo, a livello mediatico, è distogliere l’attenzione dal fatto concreto per spostarlo sulla nazionalità dell’aggressore, ma questo non porta nulla di nuovo e di buono delle forze dell’ordine – a rispondere alle nostre domande è il segretario provinciale del SIAP, Salvatore Iuculano -.  Qualche settimana fa, sempre a Roma, un poliziotto è stato accoltellato. Fortunatamente è sopravvissuto, ma ad averlo aggredito è stato un italiano. E’ ovvio che tutti noi auspichiamo che chi non ha diritto di stare nel nostro Paese non ci stia, ma il punto in questo caso è ben diverso. Il punto è che quanto accaduto dimostra per l’ennesima volta che mancano leggi a tutela delle Forze dell’Ordine e, soprattutto, mancano dotazioni importanti, come possono essere ad esempio i giubbotti antitaglio“.

Cosa sono i giubbotti antitaglio? “Sono molto simili a giubbotti antiproiettile – precisano ancora dal SIAP -, ma sono ideali contro tutte le armi da taglio, contro le siringhe o anche contro colpi di qualsiasi oggetto contundente perché riescono a contenere il colpo. Rispetto ai giubbotti antiproiettile che hanno un costo nettamente superiore, quelli antitaglio hanno anche un prezzo contenuto“.

Valerio Portelli/LaPresse

Basterebbe questo a mettere al sicuro gli operatori di polizia da episodi come quello di stanotte?Questo, e tanto altro. Le forze dell’ordine hanno bisogno di cambiamenti concreti non di parole. A noi fa piacere che i governanti ci esprimano vicinanza, ma la nostra quotidianità ha bisogno di concretezza e di fatti. C’è bisogno di cambiamenti, prima fra tutte una maggiore tutela legale. Se pensiamo che per molti anni l’asta prevista è stata deserta, ovvero nessuna compagnia assicurativa ha voluto prendersi l’onere di difenderci, capiamo in quale situazione versa la nostra tutela. Bisognerebbe trovare un sistema di tutela che sia in grado di non esporre sempre penalmente ed economicamente l’operatore, che – ricordiamolo – guadagna 1500 euro. L’operatore non può avere paura di utilizzare spray, taser (quando verrà dato in dotazione) o anche l’arma individuale, di fronte ad un coltello. Dobbiamo essere maggiormente tutelati. Inoltre – continua il SIAP – bisognerebbe ritornare a lavorare sui protocolli operativi (regole d’ingaggio): cittadino e operatore devono avere ben chiaro che di fronte ad un coltello ad un’alta qualsiasi minaccia alla propria vita, l’operatore può difendersi con l’arma di servizio individuale. Si deve poi lavorare tanto sull’aggiornamento e sull’addestramento del personale, investendo nella formazione degli operatori che stanno in strada. In merito alle dotazioni, invece, la domanda da porsi è una: come è possibile che nel 2020 gli operatori di polizia non abbiano, solo per fare un esempio, non abbiano guanti e sottocamicia antitaglio in dotazione individuale personale?”.

Anche gli stessi codici di disciplina interni andrebbero revisionati spiega il sindacato di polizia -. Quello della Polizia risale agli anni ’80. Accade questo: se accadono episodi che espongono l’operatore a processo penale, si apre anche quello disciplinare, che può influire sulle condizioni economiche dell’agente o del carabiniere, con conseguenti decurtazioni di stipendio. Ma il problema è che non possiamo avere paura di lavorare e trovarci di fronte ad un dubbio: opero a mio rischio e pericolo, oppure lascio correre a discapito della sicurezza? Perché ricordiamo che l’operatore non svolge quella funzione per un ritorno personale, ma per un obbiettivo sociale.  Tutto questo influisce sul sistema sicurezza, perché chi espone in primo piano contro il crimine si deve sentire sicuro di essere tutelato. Ovvio che, nei casi in cui l’operato dell’agente o del carabiniere sia illecito e fatto in cattiva fede, il responsabile deve pagare in toto e noi operatori di polizia onesti siamo i primi a volerlo. Migliaia di operatori delle forze dell’ordine sono sotto processo, ma fortunatamente molti di questi processi terminano con un’assoluzione. Con questo sistema, però, si danneggiano spesso i singoli agenti con le conseguenti ricadute negative per tutto il Paese, perché l’agente diventa la parte debole, alla mercè di un qualsiasi criminale che voglia vendicarsi”.

Valerio Portelli/LaPresse

Ma non basta. Il segretario provinciale del SIAP ci spiega anche che è necessario “cambiare la legge affinché ci sia una maggiore certezza della pena. Questo dovrebbe essere l’obiettivo primario di un qualsiasi governo italiano presente e futuro. Recenti fatti di cronaca dimostrano che questo è un punto dolente nel nostro Paese, perché anche chi viene condannato in via definitiva trova sempre un modo, un cavillo, per non scontare mai la completa pena inflitta. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di aprirci al confronto sindacale, perché i rappresentanti conoscono bene le esigenze di chi è ogni giorno in prima linea. Come sindacato restiamo in attesa di essere convocati dal governo e dai ministeri competenti, perché nonostante le nostre richieste per essere ascoltati siano finite in un nulla di fatto, restiamo convinti che il confronto fra le parti possa essere l’unico modo migliorare la situazione delle forze dell’ordine a favore dell’intero Paese”.

I FATTI:

L’operazione sfociata nella violenta aggressione ai danni di due carabinieri costata la vita al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega è nata in seguito al furto di un borsello. Nelle ore precedenti all’aggressione mortale un uomo era stato derubato a Trastevere del borsello con dentro il portafogli e il cellulare. La vittima si è rivolta ai carabinieri per denunciare il furto e quando ha ricevuto la telefonata dei ladri con la richiesta di ‘riscatto’ per riavere il bottino, su suggerimento dei militari, ha fissato l’appuntamento. E’ così scattata l’operazione che ha coinvolto Cerciello Rega: all’appuntamento nel quartiere Prati è stata inviata una pattuglia di militari in borghese, il vicebrigadiere Cerciello Rega e un collega, della stazione dei carabinieri di piazza Farnese. Con loro, ma a distanza, c’erano altre pattuglie dei carabinieri pronte a intervenire e anche la vittima del furto, tenuta in una situazione protetta. Quando il vicebrigadiere e il collega si sono accorti che i due ladri erano arrivati all’appuntamento li hanno avvicinati e si sono qualificati chiedendo i documenti. La reazione è stata violenta: i militari sono stati aggrediti e uno dei due ladri si è avventato su Cerciello Rega con un coltello. Il collega, impegnato in una colluttazione con l’altro malvivente, ha tentato di difenderlo quando lo ha sentito urlare. Ma inutilmente. Era già stato più volte accoltellato.