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Migranti: 20enne muore suicida in un centro di permanenza

AFP/LaPresse

Brindisi, migrante di appena 20 anni si suicida: soffriva di problemi psichici

Nella notte tra sabato 1 e domenica 2 giugno un ventenne di origine nigeriana, detenuto nel Centro permanenza per il rimpatrio di Restinco, vicino Brindisi, approfittando di un momento di solitudine nella sua stanza, si è tolto la vita, impiccandosi. Lo hanno reso noto gli attivisti della Campagna nazionale ‘Lasciatecientrare’ contro la detenzione amministrativa dei migranti. Il 3 giugno spiegano gli attivisti sulla loro pagina internet “la Prefettura ha disposto la sepoltura, senza ulteriori accertamenti sui fatti, chiudendo frettolosamente un episodio gravissimo che invece va divulgato con tutti i mezzi possibili. Il suo gesto non è certamente il primo all’interno della struttura. Negli anni passati, infatti, sono stati diversi gli episodi di tentativi di suicidio, autolesionismo ed anche di rivolte“.

‘Lasciatecientrare’ riferisce di aver segnalato “più volte a Prefetto, Garante nazionale e regionale dei detenuti, membri dello Iom e dell’Unhcr la situazione critica di questo giovane migrante, sottolineandone l’incompatibilità con le misure restrittive della libertà personale applicate nel Cpr, e chiedendone con urgenza il suo trasferimento in luogo idoneo alla sua condizione di estrema vulnerabilità, allegando la documentazione medica in possesso“. Il giovane, secondo quanto riferito dagli attivisti, è arrivato due anni in Italia nell’estate del 2017, dopo la traversata nel deserto e l’incarcerazione in Libia. Poi è stato dislocato nella provincia di Bolzano, ospite presso due centri di accoglienza, tutti di grandi dimensioni, con oltre 100 persone.

“Da subito – afferma l’organizzazione – il suo disagio è risultato evidente: disagio che lo ha portato a effettuare visite specialistiche, frequentare il Centro di Salute Mentale e dover seguire una terapia farmacologica costante. Più volte è stato ricoverato nel reparto di psichiatria per delle forti crisi, segnalato dai servizi psichiatrici, dai servizi sociali e dai referenti del Cas stesso”.

Si sarebbe trattato, secondo ‘Lasciatecientrare’, di “una morte annunciata“. Gli attivisti ricordano che a giugno 2018 era stato chiesto per il 20enne “l’inserimento in uno Sprar, nell’estremo tentativo di ospitarlo in una struttura adeguata alle sue gravi problematiche e che potesse dargli l’attenzione e la cura dovuta”. Ma per lui non c’è stato nulla da fare.

Spostato come un pacco postale da un Cas all’altro, senza alcuna cura ed attenzione ai suoi problemi psichiatrici – sottolineano – la ‘malaccoglienza’ ha finito per aggravare ancora di più ed in modo irrimediabile la sua condizione di soggetto già altamente vulnerabile“, finendo cosi “per perdere anche l’ultimo dei suoi diritti, ovvero quello a soggiornare in Italia. A fine marzo 2019, viene così portato nel Cpr Restinco a Brindisi. Un trattenimento assolutamente incompatibile con le sue condizioni di salute”, sottolinea.

In due mesi di trattenimento non è mai riuscito ad incontrare lo psichiatra interno del centro, malgrado le numerose richieste effettuate in tal senso, e per ‘tamponare’ la situazione, gli sono stati somministrati dei farmaci. Ma non si sa secondo quale terapia e secondo quale prescrizione”. Il ventenne secondo quanto riferito da Lasciateci entrare’ ha oscillato tra momenti di apatia e stati catatonici, tra momenti di forte aggressività e altri di scoramento e pianto’‘. Fino all’estrema soluzione. Quella di farla finita. La Campagna LasciateCIEntrare oggi chiede con fermezza che ‘‘venga immediatamente disposta l’autopsia del corpo e gli esami tossicologici per accertare le cause precise della sua morte. E chiede, soprattutto, che vengano accertate le responsabilità di chi, pur essendo a conoscenza dello stato di grave disagio e sofferenza psichica, incompatibile con il trattenimento in un centro per i rimpatri, non ha tutelato i suoi diritti e la sua vita’‘. (AdnKronos)