Reggio Calabria, la città della sanità negata nell’indifferenza delle istituzioni: dopo Ginecologia altro pasticcio per Reumatologia

Reggio Calabria, che pasticcio per Reumatologia: ennesimo scippo ai danni della città nell’indifferenza delle istituzioni

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Reggio Calabria è la città che 46 anni fa, nel 1970, è scesa in strada e ha fatto le barricate contro il governo che le “scippava” il capoluogo: una rivolta di popolo per l’orgoglio del proprio vessillo strappato, per l’appartenenza identitaria ad una comunità che oggi sembra perduta e disorientata. Perché oggi, dopo 46 anni e con quella ferita ancora aperta, Reggio Calabria sta subendo un altro scippo costante e continuo, molto più pesante rispetto al “titolo” di capoluogo regionale. Lì si difendeva un campanile, un ideale. Qui invece non si riescono a difendere neanche i diritti essenziali di una città sempre più al buio, smarrita da ogni tipo di punto di riferimento.

Reggio Calabria è oggi la città della sanità negata: scelte politiche figlie delle note vicissitudini che negli ultimi anni hanno nuovamente emarginato la città rispetto ai tradizionali poli del potere politico regionale (oggi più che mai saldi tra Roma, Cosenza e Catanzaro) continuano a compromettere la possibilità ai cittadini reggini di avere cure adeguate.

LaPresse/ Adriana Sapone

LaPresse/ Adriana Sapone

Dopo Ginecologia, con la contemporanea chiusura di Villa Aurora a Reggio e di Villa Elisa a Cinquefrondi proprio in concomitanza con lo scandalo “Mala Sanitas” che ha decimato il reparto degli Ospedali Riuniti costringendo centinaia di donne reggine all’emigrazione persino per la cosa più naturale del mondo, cioè il parto, adesso non si può rimanere in silenzio di fronte a quanto sta accadendo per la Reumatologia, un altro grande pasticcio.

Con apposito decreto, infatti, la gestione commissariale della sanità calabrese ha assegnato i 50 posti letto per Reumatologia disponibili per la Regione Calabria con questo tipo di distribuzione sul territorio: 10 all’Ospedale di Cosenza e 40 alla casa di cura privata “Madonna dello Scoglio” di Cotronei. Il reparto più importante della Regione, quello dell’Ospedale “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria, resta così incredibilmente privo di posti letto con una “ripartizione” che già definire tale appare quantomeno grammaticalmente scorretto, perchè tutta l’area Sud della Regione con i suoi 600.000 abitanti, resta completamente priva di posti volti al ricovero per un reparto che non si occupa certo soltanto di piccoli fastidi reumatici ma anche di malattie molto serie e invalidanti che affliggono un numero sempre più alto di persone, bisognose di cure fondamentali per garantire uno stile di vita accettabile ed evitare l’invecchiamento precoce o in alcuni casi addirittura la morte.

reumatologiaInsomma, sono in gioco i livelli essenziali di assistenza: ma davvero qualcuno può pensare che per Reumatologia in Calabria siano indispensabili 40 posti letto a Cotronei (tra l’altro presso una struttura privata accreditata) a fronte dello zero agli Ospedali di Reggio Calabria? Proprio il reparto di Reumatologia di Reggio Calabria è uno dei più importanti del territorio meridionale, volto a fronteggiare spesso e volentieri anche richieste dalla vicina Sicilia. Eppure il reparto opera con grande efficienza soltanto grazie agli sforzi del personale, composto da appena due medici e supportato significativamente dall’Associazione A.P.M.A.R. (Associazione Persone con Malattie Reumatiche), guidata in riva allo Stretto dalla brillante referente reggina Sabrina Giordano. Gli associati offrono assistenza socio/psicologica ai pazienti che ne hanno più bisogno, affiancando i medici con un supporto molto importante per tutta la struttura.

falcomatà (1)Nel merito di queste decisioni, la politica e le istituzioni reggine tacciono: l’unico modo per evitare questo pasticcio e tutelare i cittadini sarebbe impugnare la decisione, ma possono farlo soltanto il Sindaco Falcomatà o il governatore Oliverio e hanno pochi giorni di tempo ma non sembrano affatto intenzionati a mettersi contro, in una posizione che diventerebbe politicamente scomoda. Evidentemente la carriera personale conta più dei diritti della propria gente.

Ma oltre ai principali rappresentanti istituzionali, quest’ennesimo scippo ai danni della città di Reggio Calabria sta avvenendo nel più totale silenzio della politica: anche l’opposizione resta a guardare. I senatori, deputati e consiglieri regionali reggini rimangono indifferenti: si registra soltanto una timida interrogazione parlamentare depositata dalla grillina Dalila Nesci che si è rivolta al premier Renzi e ai ministri Lorenzin e Padoan parlando di “storture nel Dca n. 30/2016, il decreto sulla rete dell’assistenza ospedaliera” con Reggio Calabria che “può attaccarsi al tram, secondo i mitici Scura e Urbani“, che sono i commissari della sanità calabrese nominati l’anno scorso dal governo.

reggio-calabria-ospedale-morelli-dueSu quest’incresciosa situazione vediamo impegnato in prima linea, in una battaglia a difesa dei diritti dei cittadini, il segretario aziendale dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria nonchè consigliere nazionale dell’ANAAO-ASSOMED (associazione medici dirigenti), dottor Gianluigi Scaffidi, che è durissimo sia sulla vicenda relativa a Ginecologia che, adesso, a quella di Reumatologia. In una lettera inviata al Direttore Generale Benedetto e per conoscenza al ministro Lorenzin, al presidente Oliverio e al Sindaco Falcomatà, Scaffidi ha annunciato di valutare la sussistenza degli estremi per un esposto alla Procura della Repubblica proprio nei confronti di Benedetto, che in una precedente nota asseriva in merito alla distribuzione dei posti letto, che “evidentemente secondo i tecnici a ciò preposti, riescono a coprire le esigenze di posti letto reumatologici di tutta la Regione, ivi compresa l’area centrale e l’area sud che ne sono privi“.

Ma prima che si debba ricorrere alla giustizia, attendendo poi i suoi tempi, non sarebbe più opportuno (e doveroso per i nostri rappresentanti istituzionali) intervenire immediatamente? E’ ciò che con un appello accorato richiedono non solo tutti gli addetti ai lavori, ma i cittadini e ,con particolare emozione, anche i pazienti e i loro familiari. Non si può rimanere indifferenti di fronte a quest’ennesimo, grave, scippo ai danni della città.

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