Terremoti: scoperte nuove faglie attive nello Stretto di Messina nel 2012 [DOCUMENTI]

Terremoti, uno studio del 2012 eseguito da insigni personaggi ha portato alla luce delle nuova faglie nello Stretto di Messina

0187Una spedizione geofisica del 2012 ha consentito a una serie di studiosi di realizzare nuove importanti scoperte sulla sismicità dello Stretto di Messina. La ricerca ha mobilitato grandi esperti del settore come Carlo Doglioni, Marco Ligi, Davide Scrocca, Sabina Bigi, Giovanni Bortoluzzi, Eugenio Carminati, Marco Cuffaro, Filippo D’Oriano, Vittoria Forleo, Filippo Muccini e Federica Riguzzi che hanno formato un prestigioso gruppo di ricerca a bordo della nave oceanografica Urania, con i contributi dell’Università La Sapienza di Roma, degli Istituti di Scienze Marine (Ismar), di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) e per l’Ambiente Marino Costiero (Iamc) del Cnr, e dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Durante la campagna di ricerca, spons0752-300x217orizzata dal Dipartimento di Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente (Dta/Cnr) per un rilancio del Progetto Crop (Crosta Profonda), sono stati acquisiti nell’area dello Stretto e del margine tirrenico orientale nuovi profili di sismica a riflessione multicanale e dati batimetrici multifascio. La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports (Nature Publishing Group), e ne riportiamo i documenti integrali in coda all’articolo. Dallo studio è emerso che la regione dello Stretto di Messina è interessata da un complesso sistema di faglie dove coesistono su brevi distanze, regimi tettonici diversi: estensionali, trascorrenti e compressivi.

Infatti, diverse faglie attive sono state individ0284-267x300uate anche nel settore settentrionale dello Stretto che si affaccia sul Mar Tirreno, dove inoltre è presente una vasta struttura ad anticlinale, anch’essa attiva, che interessa l’intera crosta superiore. Interpellati da MeteoWeb, due studiosi protagonisti della ricerca, Carlo Doglioni e Marco Ligi, ci hanno spiegato che “adesso conosciamo meglio il quadro strutturale dell’area grazie ad una serie di “ecografie” dei primi 3-4 km della crosta terrestre, oltre ad un nuovo rilievo batimetrico molto più accurato. Sono state identificate delle faglie e altre strutture tettoniche che finora erano sconosciute, o quanto meno in buona parte non considerate. Le nostre ricerche non ci consentono di dire quando quelle strutture si attiveranno per generare sismicità significativa nell’area, ma abbiamo acquisito la consapevolezza della loro esistenza e del relativo rischio incombente in un’area così critica. Inoltre, da un punto di vista meramente scientifico, abbiamo potuto dare un’interpretazione relativamente nuova sul significato geologico dello stretto“.

ScientificReports2012

ScientificReportsSuppMat2012