Reggina, commovente lettera aperta di un tifoso al Presidente Praticò: “vai a prendere la nostra mamma”

Reggina, un tifoso amaranto scrive al presidente Mimmo Praticò

reggina messina derby tifosi curva sudUn tifoso della Reggina ha inviato alla Redazione di StrettoWeb una lettera aperta indirizzata al presidente delclub amaranto, Mimmo Praticò. La pubblichiamo integralmente:

Mentre Reggio si appresta a vivere una giornata storica che ci porterà indietro nel tempo per rivivere le emozioni donateci da due squadre gloriose come la Reggina dell’88 e quella della prima serie A del ’99, nel giorno in cui due grandi bandiere amaranto daranno l’addio al calcio giocato come il grande Belardi, colui che a San Siro ipnotizzò Schevchenko dal dischetto, ed il glorioso Cirillo che segnò quel mitico gol sotto la sud dell’olimpico giallorosso il giorno di San Giuseppe di tanti anni fa, la tifoseria, organizzata e non, sta vivendo momenti di assoluta incertezza su quello che riguarderà il futuro della nostra Reggina. La storia si ripete, questa è una legge non scritta alla quale occorre dare la giusta attenzione. Anche nel 1986 arrivò un fallimento ma le forze in gioco fecero salti mortali per salvare il calcio a Reggio, assieme alle istituzioni, alle forze politiche, si venne a creare un autentico miracolo la cui portata si poté misurare anni e decenni dopo quando, dalle ceneri di quella Reggina, nacque la Reggina dell’apoteosi, quella che è riuscita a superare ogni tipo di sogno mai immaginabile nella nostra città. Ma così come le più grandi gesta delle due bandiere amaranto che diranno addio al calcio il 25 giugno prossimo, alla fine della storia, non saranno le imprese a San Siro o all’Olimpico ma la loro umiltà di “scendere” in lega pro, dopo la champions league e dopo aver vinto scudetti, rivestendo sempre quella maglia amaranto con quella R che li vide nascere come calciatori e che tanto abbiamo amato e che è entrata nei cuori di tutte le generazioni che ebbero la fortuna di vivere quegli anni, così le gesta che resteranno impresse nella mente dei tifosi non saranno l’aver salvato il calcio a Reggio ma aver salvato la Reggina. Come allora la storia si ripete. C’è un fallimento in atto, c’è qualcuno che al pari di Benedetto e Foti nel 1986 sta facendo sacrifici mortali per mantenere il calcio a Reggio e per tenere ferma e alta l’asta della bandiera amaranto: Mimmo Praticò.

Ma occorre fare attenzione perché così come allora si rischiò più volte di collassare, nello stesso modo di allora si dovranno fare sforzi enormi per non cadere. Allora si costruì il più grande gioiello sportivo del meridione, la “Milanello del sud”, il centro Sant’Agata. Un centro d’eccellenza, apprezzato ovunque e di cui i giapponesi al seguito di Nakamura si innamorarono. Una sala parto che diede alla luce ragazzi del calibro di Perotta, Belardi, Cirillo, Adejo, Cozza, Mesto, Di Sole, Tedesco, Belmonte, Pasqual, Missiroli, Barillà, Ceravolo, Cosenza, Rizzo, Morabito, Campolo, Giosa e tanti altri. Si investì, si rischiò, si cercò aiuto a tutti i livelli istituzionali, si cominciò  a vivere momenti di gloria con una forza così grande da poter superare le delusioni vissute contro la Cremonese a Pescara e la Juve Stabia nel doppio confronto che vide prevalere le vespe campane. Si sono vissute promozioni e retrocessioni subito riassorbite perché c’era sempre un’anima. Quegli sforzi e quelle delusioni servirono a farci volare poi talmente così in alto nel cielo da superare ogni più grande sogno. Oggi però occorre fare attenzione, non bisogna lasciare nulla al caso. Oggi si sta cercando di ricreare un nuovo nome, un nuovo simbolo e una nuova maglia amaranto per ridare luce ai sogni dei tifosi amaranto, ma occorre guardare cosa c’è attorno. Attorno c’è una Reggina che non è “morta” come morì quella del 1986 dando alla luce la Reggina Calcio S.p.A gloriosa. Lì la lungimiranza dei vecchi e dei nuovi condottieri portò ad un fallimento pilotato, oggi c’è stato un fallimento tanto annunciato quanto stupidamente non preventivato, allora non c’era dubbio su quale fosse la Reggina e oggi, purtroppo ne annoveriamo due. Ma non per questo occorre abbattersi ma neanche mettere la testa sotto la sabbia. Quello che oggi vediamo è che la Reggina che si cerca di abbandonare è quella che ha la sala parto magica del Sant’Agata ed è quella che ha nei suoi corridoi le immagini indelebili di 30 anni di gloria, dalla Reggina di Scala dello spareggio con la Virescit Boccaleone fino alla Reggina di Tedesco vincente a Messina un anno fa per la terza “carcagnata” ai cugini d’oltre stretto. Tutte foto indelebili nella memoria di ogni reggino, tutte foto capeggiate da sciarpe, maglie, cappellini e bandiere con la nostra R amaranto che ha dettato legge in ogni serie e in ogni stadio. Una R che giocatori di ogni ogni livello, dai campioni del mondo a chi calpestò in carriera solo campi di lega pro, ricordano come un emblema di grandezza. Tutti accomunati dalla vita in quella sala parto che era anche una grande mamma per tutti, anche per chi non nacque li. E adesso? Adesso vediamo che quella storia che si sta ripetendo viene vissuta con troppo lassismo e incertezza. Non possiamo fare un fallimento pilotato, il grande presidente Foti non ha avuto questo enorme coraggio ma abbiamo il giudice Campagna che ha l’amaranto nel cuore da sempre, nipote di un grande uomo di sport, figlio anche lui di quella sala parto e di quella R quale Franco Iacopino, e che, nel rispetto del suo ruolo istituzionale, ha prodotto assieme alle colleghe Asciutto/Drago una sentenza coraggiosa tanto che potrà essere l’unica sentenza al mondo che ha cercato di dare un “assist calcistico” alla città e a chiunque voglia dare una mano a quella maglia, a quella sala parto e a quella R. Abbiamo una coppia di curatori che conosciamo bene in città, due professionisti seri e capaci, Condemi, tifoso amaranto e abbonato alla Reggina fin dal 1986 e Giordano uomo di sport da sempre. E abbiamo la nostra mamma, la nostra sala parto, il nostro centro sportivo Sant’Agata che sta boccheggiando in attesa che qualcuno arrivi a ridarle lustro. Ma abbiamo anche un grande presidente che ha cercato di salvare il calcio a Reggio ma che sta perdendo di vista cosa è veramente importante per noi che non viviamo di serie A o lega pro ma viviamo di fedeltà e lealtà per la nostra storia, non solo quella dei nostri padri e dei nostri nonni ma anche  e soprattutto quella che abbiamo vissuto sulle nostre spalle e che ci ha visto piangere e gioire, nella quale  sono nate amicizie ed amori e che ci ha visto diventare grandi insieme alla nostra Reggina e diventare papà di quei bambini amaranto proprio come canta Raffaello nel nostro grande inno “…per un padre che ha sognato ed un bimbo appena nato qui..!”

Lo storico marchio ufficiale della Reggina Calcio negli anni d'oro della Serie A

Lo storico marchio ufficiale della Reggina Calcio negli anni d’oro della Serie A

Per questo, presidente, non può e non deve accontentarsi della gratitudine della gente che le riconoscerà sempre  il merito di avere speso un monte di danaro per questa città, forse più di ogni altro presidente; deve fare di tutto per ridare la Reggina a questa città, ma quella che non è morta, quella che Campagna, Condemi e Giordano stanno tenendo in vita aggrappandola a tutto ciò che di lecito si possa fare per non mandarla in malora. Il tribunale lavora per i creditori, vero, ma gli interessi sono convergenti. Chi  rileverà la Reggina dovrà pagare un prezzo, molto inferiore del suo reale valore, prenderà la Reggina tutta insieme: storia, Sant’Agata e simbolo. Noi, caro Presidente, ti chiediamo di andarla a prendere. È lì, boccheggiante, in fin di vita, la nostra “mamma”, la nostra fede, la nostra storia è lì, nelle mani del dott. Condemi che solo chi lo conosce sa con quanto pathos e quanto dolore sta cercando di salvare; nelle mani del dott. Giordano che, lavorando fino a tardi la notte, sta cercando di darle ossigeno. Nelle mani del dott. Campagna che sappiamo quanto sforzo ha dovuto fare per partorire quella sentenza e questo speciale  “esercizio provvisorio” che ha permesso di rimandare e non decretare ancora la morte della Reggina che abbiamo tanto amato e tanto ci ha dato. Presidente Praticò, lei ha la storia in mano. Lei può e deve andare a prendere il comando e puntare la barra della nave nella direzione che conduce alla nostra storia. Anche il nome di ASD Reggio Calabria deve essere solo ricordato come un’ anticamera necessaria e funzionale a questo evento. E poi quel brutto nome…, URBS REGGINA… Brutto non perché è una copia del nome della nostra Reggina Calcio ma perché vorrebbe ricalcare, facendolo nel peggiore dei modi,  il nostro storico e prezioso stemma cittadino. Uno stemma che dal 1522 porta in grembo la frase: “Urbs Rhegina Nobilis Insignis Fidelissima Provinciae Prima Mater Et Caput”, ovvero :

« Città di Reggio la più Fedele tra le Nobili Insigni Metropoli e Capitale della Regione ».

logo comune reggioPer ridare la storia alla Reggina e a questa città si deturpa la frase in latino dello stemma che capeggia sulla nostra casa comunale da cinque secoli? Si stravolge la frase che inneggia ad un senso di fedeltà e di superiorità tradendo la nostra storia che ancora non è morta? Si sarebbe potuto cercare quantomeno di copiare bene e chiamarla URBS RHEGINA, cioè città di Reggio ma anche così sarebbe stato davvero impossibile. È impossibile per il semplice tifoso accettare un altro nome quando ancora qualcuno sta cercando di salvare il NOSTRO VERO NOME E LA NOSTRA STORIA, ma è impossibile anche per chi ama la storia della propria città vedere deturpato il nome di Reggio nello stemma che sovrasta le teste di 20 generazioni di reggini.

Sappiamo tutti che ci aspetterà un altro campionato di serie D (chi sa fare i calcoli sa che le percentuali di ripescaggio sono al lumicino se non ancora di meno), sappiamo tutti che i soldi non ci sono, sappiamo tutti che dentro quella Reggina ormai morente non c’è alcun debito sportivo e non c’è niente se non il suo valore giuridico da “pagare”, siamo anche coscienti che la matricola storica potrà perdersi, ma alla fine sono solo dei numeri, noi non vorremo perdere nulla, neanche quei numeri sia chiaro, ma certamente sappiamo che l’importante è salvare il Sant’Agata e il simbolo e la storia della nostra Reggina. La prenda presidente, le basterà un mini sondaggio in città per capire che la R non sarà mai abbandonata se sarà lei ad averla, perché sa, caro presidente, cosa può succedere? Che la storia si farà strada comunque , che qualcuno arrivi, anche da lontano, a prendersi quella R e a vestire qualche ragazzino con quella maglia in qualche campetto in una serie lontana… Ma come fu per “i tigrotti della Malesia” nel romanzo  di Salgari del noto Sandokan, si ricordi che: – a volte basta vedere sventolare la propria bandiera per sentire il richiamo della terra natia – .

PS: Infine vorrei darle dei numeri, stimatissimo presidente Praticò, dei numeri che spesso noi meridionali del “Regno delle due Sicilie” amiamo studiare per leggerci al loro interno dei segnali. Il dott. Massimo Giordano nacque nel 1961 ovvero quando veniva alla luce la prima grande Reggina con Granillo Presidente. Il dott. Fabrizio Condemi invece nacque nel 1971, anno in cui non accadde nulla di particolare per la Reggina ma nacque domenica 13 giugno esattamente come la domenica del 13 giugno 1999 che tutti a Reggio ricordiamo come la più grande giornata della storia della Reggina. Casualità? Forse. Però che indizi questi maledetti numeri ci danno.

E se le dico che giorno è nato il giudice Campagna, colui che ha scelto i due commercialisti reggini di cui sopra, forse qualcuno davvero rabbrividirà. Il 22-11-1963 ovvero il giorno dell’omicidio Kennedy. Un giorno determinante per la storia dell’intero pianeta, nel bene e nel male. E la voglio lasciare con una frase tratta dal romanzo di Stephen King che porta per titolo questa data  “22/11/63″:

– Non abbiamo chiesto noi questa stanza o questa musica.

Siamo stati invitati a entrare

pertanto se l’oscurità ci circonda

voltiamoci verso la luce ,

sopportiamo i momenti di sconforto  per essere grati all’abbondanza; ci è stato dato il dolore per rimanere stupiti dalla gioia; ci è stata data la vita per vincere la morte.

Non abbiamo chiesto questa stanza o questa musica ma visto che siamo qui danziamo. – Ci riporti a danzare, Presidente.

Un tifoso della Reggina“.