Rosanna Scopelliti chiede lo scioglimento del comune di Limbadi: ecco il testo integrale dell’interrogazione

Rosanna_Scopelliti_Intervista_Candidata_Pdl_02L’On. Rosanna Scopelliti ha presentato ieri alla Camera dei Deputati un’interrogazione scritta, indirizzata al Ministro dell’Interno, riguardante la delicata situazione in cui si trova il comune di Limbadi (VV), ecco il testo integrale:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 

SCOPELLITI — Al Ministro dell’Interno   

Premesso che:

dall’attività di intercettazione del Fermo Purgatorio N°1878/07 R.G.N.R. DDA è stato possibile determinare che Domenica GURZI’, assessore dell’attuale amministrazione del comune di Limbadi guidata dal sindaco Giuseppe MORELLO, nella precedente campagna elettorale aveva contattato il boss della ‘ndrangheta Pantaleone MANCUSO per informarlo della propria candidatura con la “Lista democratica Costruiamo il futuro” e per chiedergli sostegno, in quanto affermava testualmente di essere “della famiglia”;

la stessa Gurzì è sorella di Giuseppe GURZI’, nato a Vibo Valentia il 15/01/1984 e, all’epoca dei fatti, fidanzato con Francesca MANCUSO, nata a Messina il 28/07/1987, figlia di Pantaleone MANCUSO;

l’attribuzione di identità dell’assessore Gurzì è corroborata anche dall’individuazione di rapporti di parentela riferiti alla sua famiglia di origine, emersi in una conversazione di Antonio MACCARONE (28/12/1979) e riportate nelle stesse intercettazioni del Fermo Purgatorio;

l’intercettazione è datata 23/04/2011 ed è ambientata in un fabbricato rurale sito in Limbadi località Fontanelle, nella disponibilità dei coniugi Pantaleone MANCUSO e Domenica TORRE, e riporta quanto segue:

“GURZI’: [...parole incomprensibili...] dal coso… io ti stavo dicendo… gliel’ho detto pure al “barbuto”  (il barbuto è il sindaco Giuseppe Morello) : “i rapporti personali tra me e mio zio non si toccano…perché se io ho bisogno di qualche cosa o mi succede qualche cosa”

GURZI’: (continuando) “io vado a bussare a mio zio!… Non vengo da voi…” giusto?…quindi se io ho voluto candidarmi… la politica non c’entra niente… quello con la destra quello con la sinistra non c’entra niente con la mia casa… è giusto, Mimma? (si rivolge a TORRE Domenica, ndr) io dove vado a bussare vado da altri?…

GURZI’: Quindi il voto non me lo date ?… lo date a CRUDO ?…(avversario)”;

nella stessa intercettazione, nonostante le critiche che le muove per la scelta della lista elettorale, il boss invita paternamente a pranzo la Gurzì, supportandola ogni volta che lei manifesta mancanze da parte del Morello, come ad esempio la mancata pubblicazione del suo nome nella lista alla conferenza stampa di apertura della campagna elettorale (la Gurzì racconta che molte persone l’avevano contattata dicendole “ti hanno già fatto fuori dalle liste” e lei avesse risposto testualmente “Voi non sapete chi sono le persone!”);

nella stessa intercettazione la Gurzì vanta le scuse dell’attuale sindaco su ben due giornali locali, il giorno seguente;

anche l’attuale Vicesindaco del comune di Limbadi, Faustino GALASSO, è imparentato con componenti della ‘ndrina dei Mancuso, poiché è strettamente legato con rapporti di parentela ai fratelli Giovanni CAMPENNì e Francesco Antonio CAMPENNì;

il nome di Giovanni CAMPENNì è emerso nell’operazione “Mondo di mezzo”, meglio nota come “Mafia capitale”: egli risulta infatti essere l’uomo di collegamento tra la ‘ndrangheta e BUZZI e CARMINATI;

secondo il Ros, Giovanni CAMPENNì opera con cooperative nei servizi ambientali e risulta gravato, come scritto a pagina 121 dell’informativa consegnata al capo della Procura Giuseppe Pignatone, “da pregiudizi penali per il reato di tentata estorsione e legato da vincoli parentali a sodali dell’organizzazione ‘ndranghetista che fa capo alla famiglia Mancuso di Limbadi”;

nella stessa informativa il Ros evidenzia, inoltre, che Giovanni è fratello di Francesco Antonio CAMPENNì “arrestato e condannato nell’indagine denominata “Decollo”, condotta dal Ros sotto la direzione investigativa dalla Dda di Catanzaro”;

la famiglia MANCUSO è una cosca radicata nel vibonese, strutturata sulla base di legami familiari, e costituita dai membri e dai discendenti della così detta “generazione degli 11”, ovvero la generazione di ben 11 tra fratelli e sorelle, nati tra il 1927 ed il 1954, figli del capostipite MANCUSO Giuseppe (Limbadi, 01/03/1902).;

con sentenza del 18/07/1986, la Corte di Assise di Catanzaro, nel ricostruire “il sistema di potere mafioso, il complesso dei legami, degli interessi, degli itinerari di diffusione dei Mancuso di Limbadi”, aveva affermato “l’inserimento a pieno titolo di Mancuso Francesco [cl. 1929, deceduto] e del suo gruppo, tra le cosche mafiose più eminenti della Calabria”; dalla sentenza emessa in primo grado, inoltre, emergeva che: “la penetrazione mafiosa nella provincia di Catanzaro […] è stata favorita dalla presenza in Limbadi di un potentissimo clan, quello dei MANCUSO, che ha saldi collegamenti con le cosche facenti capo ai PIROMALLI, ai MAMMOLITI, ai PESCE, ai MAZZAFERRO e ai RUGOLO”;

nonostante la situazione sopracitata e all’indomani dell’insediamento, fin dalla sua prima intervista pubblica il sindaco Giuseppe MORELLO dichiara testualmente alle telecamere del TGR “La ‘ndrangheta a Limbadi non esiste, è solo un’enfatizzazione mediatica”, assolvendo così subdolamente i mafiosi e attaccando chi contrasta realmente la ‘ndrangheta;

la dichiarazione del sindaco è sembrata essere un chiaro segnale ai Mancuso che non lo vedevano di buon occhio, come si evince dalle intercettazioni del Fermo Purgatorio N°1878/07 R.G.N.R. DDA;

inoltre, nel relativo procedimento penale, Morello decide persino di non recarsi spontaneamente a testimoniare, subendo un provvedimento di accompagnamento coatto disposto dalla magistratura;

sembrano emergere chiari elementi di collegamenti diretti e indiretti tra amministratori comunali e criminalità organizzata, così come di forme di condizionamento nei riguardi degli amministratori stessi;

a causa di quanto descritto, il comune di Limbadi incorre nel grave pericolo di veder compromessi non solo la libera determinazione degli organi elettivi, il buon andamento dell’ente e il regolare funzionamento dei servizi,  ma anche lo stato della pubblica sicurezza; 

si chiede di sapere: 

al Ministro in indirizzo se, in considerazione della gravità dei fatti esposti, si intendano attivare le procedure previste per lo scioglimento del comune di Limbadi, ai sensi degli articoli 143 e seguenti del Testo Unico degli Enti Locali.