Reggina, Cavese simbolo di una stagione disastrosa: e adesso si riparte da … Cozza e Martino?!?

Reggina, epilogo stagionale sportivamente drammatico: e adesso? Futuro nebuloso intorno al club

Reggina Cavese foto (5)Come nel peggiore degli incubi. La nuova Reggina che era ripartita la scorsa estate dopo le note e tristi vicende che hanno visto la città abbandonare il calcio professionistico dopo oltre 50 anni dall’ultima volta, ha concluso la stagione in modo disastroso con un vero e proprio dramma sportivo.

Nonostante i sacrifici della società che ha realizzato investimenti importanti, persino superiori a quelli di molti altri club che hanno ottenuto la promozione in Lega Pro, la Reggina ha fallito tutti gli obiettivi stagionali. Bisognava “scappare da questa categoria“, l’obiettivo di vincere il campionato non è mai stato nascosto dal club e anzi fino a metà del girone di ritorno, quando la vetta era distante oltre 10 punti, la stessa società continuava a parlare di vetta della classifica (!!). In realtà invece su 37 partite (compresa la semifinale playoff persa a Cava de’Tirreni domenica), la Reggina ne ha perse 12 e pareggiate 11, peggio di quanto non accadeva in serie A una decina di anni fa, ma con avversari che si chiamavano Milan, Juventus, Inter, Roma, Lazio e Fiorentina, non certo Leonfortese, Città di Scordia, Agropoli (tutte clamorosamente vincenti al Granillo) o ancora Due Torri, Roccella, Gragnano, Noto, Gelbison, Rende ecc. ecc.

Reggina-Scordia (44)La Reggina è arrivata ai playoff senza neanche meritarli sul campo: ha chiuso la stagione con 56 punti grazie ai 3 ottenuti a tavolino dopo la sconfitta di Rende, ma sul campo ne ha racimolati 53, gli stessi dell’Aversa Normanna e uno in meno della Vibonese. Visti i risultati degli scontri diretti sfavorevoli contro l’Aversa Normanna, senza penalizzazioni (-2 per i casertani) e i +3 a tavolino della Reggina, gli amaranto hanno concluso sul campo al 6° posto in classifica, fuori dai playoff. Eppure società e squadra hanno festeggiato (!!) per un traguardo che certamente non poteva minimamente essere considerato soddisfacente, ne’ per le ambizioni stagionali, ne’ per le prospettive (da questi playoff, infatti, in alcun caso emerge una vincente che viene promossa in Lega Pro, ma soltanto le 9 vincenti dei playoff dei 9 gironi andranno a formare una graduatoria valevole in caso di ipotetici ulteriori ripescaggi).

Reggina-Scordia (15)Una logica perversa, di cui adesso la Reggina non può neanche far parte ed è completamente esclusa da quella che si prospetta come un’altra estate caldissima per il calcio italiano. Ma torniamo alla stagione appena conclusa.

Al netto di alibi e scusanti varie, non si può certo addebitare il disastroso fallimento amaranto di quest’anno alla partenza in ritardo o alle limitate risorse economiche del club. I soldi non spiegano nulla nel calcio, altrimenti sarebbe stato impossibile vedere il Leicester vincere la Premier League o, per rimanere in Italia, il Crotone conquistare la serie A mentre grandi corazzate come Bari, Pescara, Cesena e Novara sono costrette a giocarsi i playoff e persino Livorno, Modena e Salernitana lottano disperatamente per non retrocedere in Lega Pro. O ancora, in serie A Carpi e Frosinone che fanno ben più punti dell’Hellas Verona e lottano con Palermo, Udinese e Sampdoria fino all’ultima giornata per la salvezza.

reggina frattese (17)Ma se vogliamo possiamo anche rimanere nei Dilettanti e osservare quanto accaduto quest’anno nei 9 gironi per capire quanto il denaro non sia direttamente collegato ai risultati. Parma e Venezia certamente hanno sfruttato la grande potenza economica dei nuovi club per ottenere una promozione in entrambi i casi schiacciante, ma hanno ottenuto questi risultati non certo per spese folli ma per una gestione seria e oculata di quelle (grandi) risorse economiche. Insieme a loro, in Lega Pro sono salite il Siracusa, il Piacenza, la Sambenedettese, il Gubbio, lo Sporting Bellinzago, la Viterbese e la Virtus Francavilla. Molti di questi club hanno speso meno soldi della nuova Reggina di Mimmo Praticò e hanno ottenuto la promozione, pur lottando in gironi molto più duri di quello in cui erano impegnati gli amaranto. Hanno ottenuto la promozione grazie alla programmazione, all’oculatezza nella gestione delle risorse, alla scelta di uomini azzeccati.

Reggina Due Torri granillo (24)Se, ad esempio, il Due Torri di Piraino ha lottato con la Reggina fino all’ultima giornata per raggiungere i playoff con budget inferiore di oltre il 50% rispetto a quelli amaranto, è senza dubbio merito di mister Antonio Venuto, uno che a Reggio è nato e cresciuto calcisticamente per poi essere abbandonato. Ma è solo un esempio, potremmo farne molti altri. La Reggina non è certo l’unica ad aver dilapidato un patrimonio senza alcun risultato: tanti altri club hanno speso tanto e hanno visto sfumare la promozione, dalla stessa Cavese al Taranto, dal Grosseto al Monza, dal Seregno al Delta Rovigo. Tutte squadre che quest’anno hanno speso ben più denari rispetto a quelli di Viterbese, Virtus Francavilla, Gubbio, Sporting Bellinzago, Siracusa, Piacenza e Sambenedettese. I soldi, quindi, non c’entrano proprio niente. Anche perchè se tutto dipendesse dai soldi, la Reggina non sarebbe mai andata in serie A rimanendoci per 9 lunghissime, e fantastiche, stagioni. Nel calcio non è importante quanti soldi hai, ma è decisivo come impieghi quelli che hai.

Reggina Due Torri granillo (16)Evidentemente, quindi, a Reggio sono state sbagliate determinate scelte su come sono stati investiti i (tanti) soldi spesi dal club. Certamente hanno influito tutta una serie di spese “pazze” sulla gestione dello stadio (apertura di tre settori da 20.000 posti per una media inferiore ai 2.500 spettatori, nonostante i 3.500 abbonati iniziali), sui ritiri pre-partita e sulle trasferte (si è speso di meno lo scorso anno in Lega Pro con trasferte ben più distanti, ma con una gestione molto più parsimoniosa), sull’assetto societario (una struttura che in termini di numeri e costi assomiglia più alla Juventus rispetto a qualsiasi altro club non di serie D o di Lega Pro, ma neanche di serie B). Si poteva risparmiare un bel po’ su queste spese e ingaggiare due o tre calciatori di livello, ma a prescindere da questo è evidente che non sarebbe bastato comunque se le scelte fossero state analoghe a quelle compiute dal Direttore Generale Martino che ha portato calciatori che hanno deluso le aspettative. Non ha convinto neanche la gestione tecnica e tattica di mister Ciccio Cozza, che in un anno difficile s’è dimostrato eccezionalmente legato alla piazza amaranto ma ha anche confermato tutta una serie di limiti nella guida della squadra, già palesati lo scorso anno.

stadio-Simonetta-Lamberti-di-Cava-de-Tirreni-stadio-Cavese-banner-620x254Abbiamo già evidenziato come nel corso della stagione molti club sono corsi ai ripari per ottenere risultati importanti: persino Siracusa e Viterbese, poi promosse, hanno esonerato l’allenatore e raddrizzato una stagione che era iniziata male. Anche la Cavese ci ha provato fino alla fine cambiando mister. La Reggina invece ha sempre voluto confermare la propria struttura tecnica come se tutto andasse bene; dopotutto se abbiamo festeggiato l’arrivo ai playoff come se fossero l’accesso in Champions League, abbiamo pianto dalla gioia per una vittoria 0-1 a Palmi festeggiando 20 minuti sotto la curva e poi dando seguito alla festa con un selfie nello spogliatoio e un brindisi di champagne sul Lungomare al ritorno in città (l’unico risultato di quella vittoria è stato quello di costringere i “fratelli” reggini della Palmese ai playout che potrebbero portare ad una retrocessione in Eccellenza, mentre per la Reggina è stata una vittoria del tutto inutile e che sarebbe stata inutile era già chiaro quel giorno), persino il giorno della sconfitta di 3-1 sul campo del Roccella l’autore del gol Bramucci si auto-celebrava su facebook con una foto e una descrizione trionfale per aver realizzato il gol del 3-1 (sigh!!), risulta evidente quale sia la caratura e quali siano le ambizioni di tutte le componenti di questo club. E pensare che a Vibo, a Vibo Valentia non a Londra o Madrid, stanno volando gli stracci (e anche in modo pesante) per la sconfitta in semifinale playoff dopo il 5° posto del campionato.

cozzaA Reggio invece siamo tutti talmente tanto contenti che in vista della prossima serie D si potrebbe ripartire proprio da Gabriele Martino DG e Ciccio Cozza allenatore. Già, avete capito bene: sembrava scontato che in caso di mancata promozione la società avrebbe silurato tutto lo staff tecnico responsabile di un così disastroso fallimento, invece nelle ultime ore crescono le possibilità che alla fin fine, nonostante tutto, si riparta proprio da dove si è concluso.

Cozza oltre un mese e mezzo fa, nel bel mezzo della stagione, aveva già annunciato il proprio addio parlando di “interessi da parte di un club di Lega Pro“. A prescindere dall’interesse di altri, probabilmente una società forte avrebbe già risolto il contratto con il mister. Invece dopo la sconfitta di Cava, Cozza in conferenza stampa ha lasciato immaginare alla possibilità di continuare insieme mettendosi a disposizione e dichiarando testualmente: “tra una o due settimane ci incontreremo e confronteremo i programmi. Io sono a disposizione per riportare questa piazza dove merita. Con 4-5 innesti questa squadra vince il campionato ad occhi chiusi. Smaltiamo questa sconfitta per ripartire più forti di prima“.

cozza01Parole che lasciano attoniti non solo per il dietrofront rispetto al disimpegno di qualche settimana fa, ma anche per continui annunci zeppi di presunzione nelle parole “con 4-5 innesti questa squadra vince il campionato ad occhi chiusi“, come se nulla di quanto accaduto negli ultimi anni sia stato d’insegnamento. Questo campionato ad occhi chiusi non lo vince nessuno. E non contano i nomi, gli innesti, i 4-5. Può venire anche Ibrahimovic, ma se manca il gruppo, la fame, la corsa, l’organizzazione tattica e una guida tecnica forte dentro e fuori dal campo, vicina ai ragazzi più come un padre che come un allenatore, questo campionato non si vincerà mai ne’ ad occhi chiusi ne’ ad occhi aperti.

Reggina-Scordia (5)E allora prepariamoci ad un’altra stagione fatta di targhe elargite ai Presidenti avversari e bottigliette d’acqua omaggiate gentilmente al Granillo agli Ultras della Cavese (che avrebbero anche potuto chiedere qualche panino col salame e gli sarebbe stato consegnato), per poi ricevere bengala e bastonate (in modo vergognoso) nelle trasferte che contano (oltre che gol a pioggia, solo con la Cavese 7 subiti in tre partite stagionali). Prepariamoci alle durissime trasferte di Gela e Barcellona Pozzo di Gotto, neopromosse dall’Eccellenza ma già con ambizioni di vertice, o alla partita di Sersale. E di questo passo sarà sempre così, chissà per quanti anni ancora…

reggina frattese (39)C’è poco da rammaricarsi: la città sta accompagnando questo dramma sportivo con silenziosa indifferenza, quasi compiacimento. Si continua a discutere con becere polemiche sul “nome“, sulla “storia“, sul “blasone“. Su StrettoWeb lo scriviamo da luglio scorso, è passato quasi un anno. Il nome “Reggina” potrà essere formalmente ottenuto dal nuovo club, a prescindere dalle vicissitudini giudiziarie della Reggina Calcio, semplicemente inoltrando apposita domanda alla FIGC entro il 5 luglio. Per il primo anno, la nuova società non si sarebbe potuta chiamare “Reggina” in alcun caso, neanche se la vecchia società fosse formalmente già fallita dallo scorso anno. Quello della Reggina non è un caso senza precedenti, ne’ c’è alcun complotto contro gli amaranto. Sono semplicemente le regole federali. L’unica differenza tra la Reggina e gli altri club che nella storia del calcio si sono ritrovati nella stessa situazione, è che alla nuova Reggina è stato consentito persino di utilizzare la maglia amaranto a differenza dei casi precedenti (vedi Salernitana 2011 o Fiorentina 2002).

reggina frattese (26)Rispetto a chi ha voluto creare confusioni e dualismi, persino con gaffe raccapriccianti come quella del video per il “gol nel derby contro la Reggina“, c’è una realtà che recita da sola. La Reggina continuerà ad essere tale ed a chiamarsi tale, dopotutto su StrettoWeb l’abbiamo sempre definita così perchè nell’immaginario comune è sempre stata la Reggina oltre ogni formalità. Il “blasone” non è qualcosa di tangibile che si possa ottenere o acquistare, il blasone è quell’identità che è già stata ereditata dalla tifoseria che ha gremito il Granillo e tutti gli stadi delle trasferte con le bandiere amaranto testimoniando il proprio sostegno al nuovo club e la propria identificazione con questa squadra, come l’hanno fatto i 3.500 abbonati d’inizio stagione. Una tifoseria straordinaria, come sempre, anche quest’anno. Nelle sofferenze e nelle sconfitte di un club glorioso a cui mai è mancato l’affetto che merita. La storia è quella che fino ad oggi è stata fatta e nessuno può “appropriarsene” o “tenerla nascosta“, “acquisirla” o “cederla“. E’ come se oggi noi italiani volessimo la storia del Regno delle Due Sicilie: ce l’abbiamo già! Quella della Reggina è la “storia” che appartiene a tutti i tifosi amaranto, è fatta di vittorie, sconfitte, categorie, calciatori, allenatori, dirigenti e proprietari che nessuno può sostituire. E che non si può mettere in un pacchetto e passare da uno all’altro.

reggina frattese (14)Piuttosto che insistere con queste inutili polemiche su un problema che non esiste, bisognerebbe interrogarsi sul futuro: sulla storia che bisogna ancora scrivere, affinché non sia disastrosa come l’ultima stagione, la peggiore di sempre nell’ultracentenaria storia amaranto. Tra qualche settimana torneranno al Granillo le vecchie glorie per una sfida strappalacrime: la Reggina 88 sfiderà la Reggina 99 per la partita d’addio al calcio giocato di Belardi e Cirillo, figli del Sant’Agata, eroi amaranto nel cuore, protagonisti dell’ultima impresa con il doppio successo nel derby playout lo scorso anno sul Messina. Un successo vanificato dalle vicissitudini estive ma stampato a caratteri cubitali in quella storia del club che nessuno può cancellare. E’ quella la storia che ci appartiene e che vogliamo possa proseguire con pagine di successi.

reggina frattese (10)Sulla Reggina che sarà, invece, poniamo interrogativi importanti. Siamo ancora a maggio e c’è tutto il tempo utile per programmare una serie D che si prospetta molto difficile, ma che la piazza non merita di vivere come già accaduto quest’anno senza gioie e con tanti dolori. Il club si ritrova nelle stesse difficoltà dello scorso anno dal punto di vista degli impianti: le due strutture principali, l’ex Hinterreggio Village del Viale Messina e il Centro Sportivo Sant’Agata della Reggina Calcio, con ogni probabilità rimarranno inaccessibili e inutilizzabili per molto altro tempo, mesi, forse anni, fermati da un impasse amministrativo e burocratico che non lascia immaginare nulla di buono.

Mimmo PraticòIl Presidente Praticò ha più volte provocato il Comune di abbandonare persino il Granillo e portare la squadra a giocare a Bocale. Le prime dichiarazioni sulla prossima stagione fanno cadere le braccia, perchè da una parte si continua ad inseguire la chimera del ripescaggio in Lega Pro (?!?), dall’altra si continua a parlare di soldi, soldi, soldi e delle difficoltà legate alla carenza di denari. Ma se il problema è la carenza di denari, innanzitutto bisogna subito abbandonare le velleità di ripescaggio in Lega Pro perchè a prescindere dai vari criteri (che comunque partono dal risultato sportivo della stagione appena conclusa, e la Reggina è tagliata fuori da ogni tipo di graduatoria essendo stata eliminata in semifinale playoff e nella graduatoria rientreranno solo le 9 vincenti dei playoff dei 9 gironi di serie D, insieme alle 6 retrocesse dai playout dei tre gironi di Lega Pro), quello più importante è quello economico e per il ripescaggio in Lega Pro servirebbero comunque 500.000 euro da versare a fondo perduto e altri 300.000 euro per l’iscrizione.

reggina gelbison (5)Piuttosto sarebbe il caso di iniziare a programmare in modo serio la prossima stagione, individuando le figure giuste per costruire una compagine solida, umile, tipica di questa categoria, con gli uomini giusti che non sono i più cari, quelli dal nome pomposo o dalla dialettica nobile. Basterebbe ripartire, ad esempio, da chi ha vinto gli ultimi due campionati, prima con l’Akragas Agrigento e poi con il Siracusa (Laneri), o anche da chi l’anno scorso aveva costruito una squadra di grandissimo spessore (Rappoccio) prima che arrivasse Martino a smantellarla, o ancora da chi aveva avuto numerosi colloqui con la società ma poi ha preferito tirarsi fuori (Mariotto) rivelandosi facile profeta. Oggi tutti bravi a riconoscere che aveva ragione. Noi l’avevamo scritto in quei giorni che si stava sbagliando tutto, e per un anno intero siamo stati etichettati come quelli “contro”, quasi quasi che ci faccia piacere vedere la nostra Reggina così in basso.

reggio cestini falcomatàE’ un inferno da cui vorremmo che Reggio e la Reggina si rialzassero al più presto, è l’inferno della mediocrità. La mediocrità di una squadra che festeggia una stagione disastrosa, la mediocrità di una città appiattita, il cui Sindaco pubblica una foto con la giunta tutta sorridente per i nuovi cestini della spazzatura scrivendo su facebook che “anche riuscire a garantire l’ordinario è qualcosa di straordinario“.

E una città che si esalta per i nuovi cestini del Lungomare mentre 5 anni fa otteneva le attenzioni di Zaha Hadid che su quel Lungomare aveva progettato strutture straordinarie, è come la Reggina che si esalta per il 4° posto e i playoff 5 anni dopo gli altri playoff, quelli veri, in serie B, persi immeritatamente al 90° di Novara per il ritorno in serie A. Sì, sono passati solo 5 anni. Sembra un’eternità. Anzi, sembra un’altra squadra e un’altra città. Invece è proprio Reggio ed è proprio la Reggina.

Vorremmo tanto svegliarci e sorridere perchè era soltanto un brutto incubo. Invece, ahi noi, è tutto vero.