Reggio Calabria, inchiesta Mala sanitas: “quel reparto sembrava la clinica nazista del dottor Mengele”

Reggio Calabria, operazione “Mala Sanitas”: macabro parallelismo degli inquirenti del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Reggio Calabria con la clinica nazista del dottor Mengele

Josef-Mengele-twinsUn quadro probatorio che richiama alla mente la famigerata ‘clinica del dottor Mengele‘”. Non usa mezzi termini un investigatore per descrivere quanto avveniva nel reparto di Ostetricia e ginecologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Parole cui fa eco il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho che, incontrando i giornalisti, parla di “situazione indegna di un Paese civile“.

Mala sanitasJosef Mengele era un medico nazista e ufficiale tedesco delle SS, laureato in antropologia all’Università di Monaco di Baviera e in medicina all’Università di Francoforte, è tristemente noto per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse usando come cavie umane i deportati del campo di concentramento di Auschwitz, e soprattutto molti bambini. I suoi studi nel campo riguardarono essenzialmente due aspetti: il fondamento biologico dell’ambiente sociale, la trasmissione dei caratteri e i tipi razziali e infine persone con elementi di anormalità (difformità, sviluppi morfologici anomali). Tali studi vennero condotti quasi esclusivamente sui gemelli, che rappresentavano la sua principale ossessione.

reggio calabria operazione Mala Sanitas cafiero de raho (2)Tornando a Reggio Calabria, Cafiero de Raho ha spiegato che ”le gravissime vicende di questa inchiesta sono riassumibili col decesso di neonati, di malformazioni gravissime procurate per colpa e imperizia a puerpere e nascituri, di donne raggirate per abortire senza consenso“. Come nel caso di una partoriente, spiega il procuratore, alla quale “insieme al bambino i sanitari di turno estraggono anche il collo uterino, mutilandola orrendamente“. O il caso di una donna che “affetta da una forma di patologia della gravidanza, nonostante volesse tenere il bambino d’accordo col marito, per un malore viene ricoverata alla diciassettesima settimana di gravidanza nel reparto dove lavora anche il fratello, il quale, d’accordo con il primario facente funzioni Alessandro Tripodi, le somministra a sua insaputa un farmaco per stimolare le contrazioni uterine e indurre l’aborto“.

Reggio Operazione Mala SanitasEd ancora, il caso del “neonato prematuro che una dottoressa non riesce ad intubare, inserendo la sonda nel canale digerente anziché nelle vie respiratorie, provocando danni cerebrali indelebili al piccolo, adesso di cinque anni, raccontando alla madre che sarebbe stato fatto il miracolo riuscendo a salvare almeno lei“. “Ascoltando le conversazioni di Tripodi - ha detto il procuratore aggiunto Gaetano Paciè emerso un quadro gravissimo: cartelle manipolate, volontà coartate, falsificazioni tese a dimostrare alle pazienti ed ai loro familiari che tutto era stato fatto secondo le regole e che solo il destino aveva voluto diversamente. Questa città è sottoposta ad ulteriore e profonda sofferenza persino dove la poca cura per la vita umana e sociale prevale fino a fare impallidire ogni valore e tutto diventa buio. E anche chi voleva denunciare veniva indotto con atteggiamenti che rasentano l’atteggiamento mafioso a rinunciare. Il diritto alla salute inserito nella Costituzione veniva umiliato e sottoposto a coercizione e in tanti si ritraevano per paura“.

Operazione Mala Sanitas Reggio CalabriaAbbiamo trovato una situazione che definire indecente è davvero poco“, ha detto il comandante provinciale della Guardia di finanza col. Alessandro Barbera: “cartelle cliniche lasciate dentro locali semi abbandonati e senza descrizione di quanto avveniva nel reparto e nella sala operatoria, con il personale più impegnato allo scaricabile che a garantire la sicurezza e il diritto alla salute“. “Senza le intercettazioni telefoniche – ha sottolineato Cafiero de Rahooggi di tutto questo non avremmo saputo nulla, non si sarebbe mai colta la gravità dei fatti. Qui non si è trattato solo di errori, ma di una sistematica opera di falsificazione per impedire l’attività di ricerca delle fonti di prova. E’ proprio una pagina nera della sanità del nostro Paese“.