Reggina, società in frantumi: almeno tre soci pronti a lasciare, non convince la gestione di Gabriele Martino

Reggina, la nuova società è spaccata: difficoltà economiche e differenti visioni gestionali stanno mandando in frantumi il progetto, la vicenda di Nino Scimone è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso

reggina nuova società (3)Mentre la tifoseria viene per l’ennesima volta coinvolta, suo malgrado, in discussioni assolutamente inutili sul “nome” della società, il club della nuova Reggina, quella che soltanto formalmente e soltanto per questa stagione si è dovuta chiamare ASD Reggio Calabria in ossequio ad una precisa norma della FIGC, si sta letteralmente frantumando. Quello del nome non è un problema: come abbiamo già chiarito in più occasioni, con tanto di intervista al Presidente della FIGC Tavecchio, l’ASD Reggio Calabria potrà tornare a chiamarsi Reggina a luglio 2016, esattamente come prevedono le norme federali, ovviamente se vorrà, facendo apposita istanza alla FIGC.

logo Reggina 1914L’unico appellativo che non potrà usare è “Reggina Calcio“, mentre se dovesse chiedere di chiamarsi – ad esempio – AS Reggina, non esiste alcun cavillo che possa impedirlo. Nel suo primo anno di vita non si è potuta chiamare Reggina soltanto per una precisa norma della Federazione, la stessa che ha costretto la Fiorentina ad essere per un anno Florentia Viola nel 2002, la Salernitana ad essere Salerno Calcio nel 2011. Anzi. Fiorentina e Salernitana, per un anno, hanno perso anche i colori sociali e hanno dovuto cambiare maglia. Con la Reggina qualcuno ha chiuso un occhio ed è stato concesso, fortunatamente e per la gioia di tutti, di poter utilizzare l’amaranto. Anche qualora la Reggina Calcio fosse fallita, per tutta questa stagione la nuova società non avrebbe potuto chiamarsi Reggina. E anche se la Reggina Calcio, com’è probabile, rimarrà in vita nei prossimi mesi e nei prossimi anni, la nuova società potrà chiamarsi Reggina da luglio 2016 (ovviamente se vorrà farlo; tutto dipende soltanto dal nuovo club).

reggina società (2)Chiarito (per l’ennesima volta) questo aspetto prettamente giuridico e federale, veniamo alla notizia più preoccupante del momento. Altro che nome: qua il vero problema è un altro. Ed è molto più serio. I fantasmi che circolano da tempo intorno al club si stanno trasformando in realtà. La situazione societaria della nuova Reggina è delicatissima, sull’orlo del baratro. Tante cose non vanno come dovrebbero, e la situazione di classifica (sportivamente drammatica rispetto alle ambizioni della vigilia e all’obiettivo della promozione diretta pubblicamente dichiarato dalla stessa società) è soltanto il problema meno grave. Il club è in gravi difficoltà economiche. I circa 700-800 mila euro già sborsati (e sono tanti soldi) non bastano per completare la stagione. I soldi sono già finiti e ne serviranno (molto presto) altri per arrivare a maggio. Chiamati a dover mettere ancora una volta volta le mani nel portafoglio, almeno tre soci sono pronti a lasciare.

gabriele martino (2)La società è letteralmente in frantumi: una spaccatura interna che sembra insanabile e che è maturata negli ultimi mesi, diventando ormai impossibile da ricucire. Quello dei soldi non è l’unico problema. Il vero problema è a monte: la gestione, complessiva e anche economica. Perché le squadre che si stanno giocando (davvero) la promozione in Lega Pro non stanno spendendo più della Reggina. Ma evidentemente stanno spendendo meglio. La gestione di Gabriele Martino non convince buona parte dei soci: negli ultimi mesi il Direttore Generale ha preso in mano a 360° il club e lo sta gestendo in toto, nonostante i malumori della dirigenza. Resta dalla sua parte il Presidente Mimmo Praticò, che ha preso un impegno, ha deciso di affidargli la squadra per questa stagione e non intende mettere becco sull’aspetto tecnico fino a fine campionato, per poi prendere i dovuti provvedimenti a giugno, quando si dovranno fare i conti e sia Martino che Cozza verranno “esonerati” se non avranno raggiunto l’obiettivo che la società gli chiedeva. Cioè la promozione in Lega Pro.

Nino ScimoneIl rischio più grave, però, è quello di non arrivarci a fine stagione. Perché Martino non convince non solo per l’aspetto tecnico, ma anche sotto il profilo della gestione manageriale del club. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dignitose dimissioni del team manager Nino Scimone, professionista meticoloso ed esemplare, costretto a malincuore ad allontanarsi proprio per i dissapori con il DG Martino. Una situazione che si ripercuote direttamente anche sulla squadra: i calciatori avevano in Scimone un punto di riferimento unico nel contesto societario, molto vicino e comprensivo rispetto a varie problematiche di spogliatoio. Ma tutto l’aspetto sportivo è secondario nell’attuale momento del club. Adesso per la società l’urgenza più grande è quella di trovare i soldi per concludere quantomeno in modo dignitoso la stagione, senza doversi privare di ulteriori calciatori dopo che già a dicembre con i movimenti di mercato il monte ingaggi è stato abbassato di 70 mila euro. Ma non è bastato per dare respiro alle casse amaranto. Senza il contributo di almeno tre soci, tutto diventa molto più difficile. Dopotutto la situazione che si è venuta a creare sembra un vero e proprio tunnel che rischia di portare soggetti appassionati di calcio e amanti della Reggina, ma non certo fessi, a sperperare una fortuna senza alcun tipo di soddisfazione ma soltanto con ulteriori problemi di vario tipo.

Reggina Tavecchio Falcomatà FotiNegli ultimi mesi s’è anche fantasticato sull’ingresso di nuovi soci nel club, mentre da settimane e settimane la città attende invano il passaggio della società a Srl che viene di volta in volta rinviato. La realtà triste e amara è che di nuovi soci non c’è neanche l’ombra, dopotutto in queste condizioni chi sarebbe così pazzo ad investire i propri risparmi in un treno che viaggia su un binario morto? L’ipotesi più verosimile è che la società possa finire nelle mani del Sindaco: il primo cittadino, dopo i pasticci della scorsa estate, dovrà trovare un modo per farsi perdonare dai tifosi e individuare una soluzione per iscrivere la squadra alla prossima serie D, fatto tutt’altro che scontato. Ripartendo ancora una volta da zero: presidente (?), allenatore (?), calciatori (?), e con la consapevolezza che in serie D puoi spendere anche una cifra consistente, vicina al milione di euro, e rischiare addirittura di rimanere fuori dagli (inutili) playoff. Perché il punto non è soltanto quanto spendi, ma come lo fai. Ed evidentemente la Reggina ha speso male, proprio la Reggina che nella sua storia ha costruito tutte le proprie vittorie sulla parsimonia e sulla competenza sorprendendo l’Italia intera per i successi raggiunti senza mai avere grandi budget a disposizione.

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