Messina, divampano le polemiche sul Ponte sullo Stretto

Ponte sullo Stretto si, Ponte sullo Stretto no: divampano le polemiche

ponte sullo strettoIl presidente di Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno, Fernando Rizzo, replica alle recenti affermazioni del presidente dell’Ars, on. Giovanni Ardizzone in riferimento al Ponte sullo Stretto. Quest’ultimo appare decisamente contrario alla costruzione della grande infrastruttura, al punto da citare un articolo comparso sul Fatto Quotidiano, dal titolo provocatorio “Dai, fottiamo lo Stato sul Ponte”. L’avv. Rizzo non risparmia aspre critiche, evidenziando nel dettaglio la vicenda dal suo punto di vista: “L’articolo al quale si riferisce l’on. Ardizzone, a firma del giornalista Marco Lillo, appare alquanto opinabile, almeno per chi conosce i termini legali della vicenda: ambientata nella discriminazione tipica della popolazione siciliana. Ritengo che la ricostruzione sia affetta da diffamazione aggravata ai danni di Pietro Salini, che certo valuterà con i propri legali le azioni a difesa della propria persona e della propria immagine. I fatti: la Impregilo si è aggiudicata nel 2005 la gara d’appalto per la redazione del progetto definitivo ed esecutivo e la realizzazione del Ponte sullo Stretto”. In riferimento ai termini contrattuali dell’opera, il presidente della Rete per le Infrastrutture aggiunge: “la Impregilo si è aggiudicata nel 2005 la gara d’appalto per la redazione del progetto definitivo ed esecutivo e la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Nel contratto si prevede (come per legge o giurisprudenza costante nei contratti pubblici) in esito al deposito del progetto definitivo come, in caso di mancata esecuzione per responsabilità dell’aggiudicatario, il diritto ad un indennizzo pari al 10% dei lavori contrattualmente previsti, pari a 7,5 miliardi – prosegue Rizzo- il progetto definitivo è stato depositato il 20.12.2010. Da tale data il governo italiano era obbligato entro il 3 novembre 2012, a validare il progetto per l’approvazione del CIPE e l’avvio dei lavori. L’advisor americana ‘Parsons Trasportation’ validò il progetto resistente a venti di 270 km/h e a terremoti di 7,2 scala Richter già nel maggio 2011. Il nuovo governo Monti impedì l’unica approvazione mancante, quella del Ministero dell’Ambiente per oltre 1 anno e mezzo”.
Riguardo gli accordi tra Stato e Salini Impreglio precisa: “Il ponte-sullo-stretto2 novembre del 2012 con il decreto legge n. 187 (la legge di conversione n. 221 fu denominata farisaicamente ‘crescitalia’),contravvenendo ai patti legali e contrattuali, obbligò la Societa’ Stretto di Messina S.p.A. e l’Eurolink a stipulare entro 2 mesi, un atto aggiuntivo al contratto vigente con cui la Salini Impregilo si impegnava a rinunciare sia al ponte sia alla penale, in cambio della esecuzione di opere indipendenti dal ponte per 300 milioni. La Salini Impregilo ovviamente rifiutò l’accordo capestro come avrebbe fatto ciascuno di noi. Pertanto le espressioni di Salini solo tendenziosamente sono finalizzate alla richiesta di pagamento delle penali ma devono essere lette alla luce dello ‘scippo’ che l’imprenditore subiva e per cui aveva rilevato il gruppo Impregilo”. Tornando all’articolo apparso sul Fatto Quotidiano, Rizzo prosegue: “Non solo: l’espressione “Dai, fottiamo lo Stato”, usata dal giornalista è frutto di una lampante manipolazione. Nella intercettazione pubblicata (e messo che sia vera) Salini usa l’espressione ‘li ho fottuti’ in riferimento al fatto che ove il presidente Napolitano avesse firmato il decreto il giorno successivo, il contratto avrebbe maturato i suoi effetti per la tardività della legge. Inoltre Salini menziona sempre la violazione di legge del governo minacciando azioni giudiziarie. Non a caso è pendente la causa in cui Salini chiede il risarcimento danni per 750 milioni di euro cioè il 10% del contratto. Di quel miliardo e 300 milioni vincolato al CIPE per il ponte, a Messina ed alla Sicilia non andò un euro: Passera svincolò quelle somme già nel gennaio 2012 per la Tav Genova Milano (dove oggi è candidato sindaco), ed il governo Letta nel luglio 2013 (ministro il messinese D’Alia) stornò gli ultimi 500 milioni ancora rimanenti per la TAV Napoli Bari”. Infine il presidente della Rete Civica conserva un’ultima rasoiata per l’attuale presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali: “Per comprendere invece quale ruolo abbiano avuto i politici siciliani e messinesi nella vicenda ponte, suggerisco all’on. Giovanni Ardizzone la lettura di un altro giornale più autorevole e reperibile su internet: Il “Corriere della Sera” del 21 ottobre 2012 dal titolo ‘Il senatore compra casa e cambia idea sul Ponte’ – L’Udc D’Alia diceva: «Grande opera». Poi: «Un flop»”.
Fabrizio Vinci