Reggina, sia chiaro: qui servono fame, cuore e umiltà. Per chi ha il palato fino c’è SKY

Reggina, riflessioni sulle polemiche che divampano in città dopo neanche un mese dalla nascita della nuova società

Reggina logo Reggio CalabriaCuore, grinta, fame. Le caratteristiche della nuova Reggina non potranno che essere queste, in campo e fuori. Alla società il compito di forgiare un gruppo di calciatori su questi valori, alla città il dovere di ritrovare l’umiltà di un tempo e di tornare ad unirsi intorno alla squadra che darà un seguito all’ultracentenaria storia amaranto ripartendo dalla quarta categoria nazionale.

reggina messina (1)Le polemiche che impazzano in città stonano con il reale contesto della Reggina, momentaneamente soprannominata ASD Reggio Calabria in base alle norme federali esattamente come la Fiorentina nel 2002 era mascherata dietro al nome Florentia Viola, o la Salernitana nel 2011 in Salerno Calcio. Tra un anno (ne abbiamo già illustrato tutti i passaggi, esattamente a luglio 2016) la squadra tornerà a chiamarsi anche formalmente Reggina, ma a scanso di equivoci sulla sua identità, noi sulle nostre pagine continueremo a chiamarla sempre Reggina perché è la Reggina, la continuità della Reggina che il 30 maggio ha eroicamente vinto il Derby Playout a Messina, una nuova società nata per rilevare l’eredità sportiva già acquisita (senza quest’eredità non avrebbe avuto alcun diritto a partecipare alla serie D).

Aurora Reggio

Ovviamente ogni tifoso è libero di scegliere se tifare la Reggina di sempre in serie D, o altri club minori: ad esempio in Promozione c’è l’Aurora griffata StrettoWeb (vedi foto a destra), figurateci quanto piacere possa farci se dovesse avere gli spalti stracolmi di sostenitori. Intanto l’unica e vera Reggina, in serie D, ha raggiunto quota 1.100 abbonati dopo 6 giorni di campagna abbonamenti: non è un record ma è un dato molto parziale che lascia immaginare come quello definitivo possa essere ancora una volta, nonostante tutto, più che soddisfacente, testimonianza unica di come in questa piazza la passione calcistica e la voglia di seguire la squadra non muoiano mai. Ovviamente bisogna fare di più, ancora è troppo poco, a maggior ragione alla luce dei prezzi ultra-popolari lanciati dalla società con l’abbonamento per 19 partite in Curva Sud, che si chiamerà Curva Schipani non appena il consiglio comunale formalizzerà una decisione già presa e condivisa da tutte le forze politiche cittadine (forse già prima della prima giornata di campionato), a soli 25 euro.

reggina tifosi ultras coreografiaGli ingredienti che servono, dicevamo, sono fame, cuore e umiltà. A partire dalla piazza e dalla tifoseria. Chi conserva ancora il palato fino dei 9 anni di serie A nonostante gli schiaffi presi un po’ ovunque, anche in campi molto meno blasonati di quelli che la squadra calcherà nella prossima stagione di D, negli scorsi anni disastrosi tra B e Lega Pro, può benissimo accendere SKY dove da oggi sono in scena i campioni delle big. Dal ritiro di Cittanova sono arrivate brutte notizie nelle scorse ore, la squadra è ancora un cantiere e con alcuni calciatori non si è trovato l’accordo economico dopo due settimane di preparazione. Ma in questo momento, questi dettagli, possiamo considerarli marginali almeno in termini di tifo e passione. Anche perchè sappiamo già chiaramente che questo club uno stipendio stagionale di 30 mila euro non può garantirlo a nessuno.

reggina società (2)La dirigenza della nuova società guidata da Mimmo Praticò, Nato Martino e altri volenterosi imprenditori che con grande passione hanno deciso di mettere le mani in tasca e sborsare una cifra non indifferente (oltre 50.000 euro ciascuno), è stata chiara sin da subito. Un “dazio” immediato di 350.000 euro a fondo perduto (significa che non sono un vero e proprio investimento, ma una tassa, una cifra che non tornerà indietro in ogni caso) per l’iscrizione al campionato e poi i circa 500.000 euro che si stima entrino nelle casse della società da abbonamenti e sponsorizzazioni da dedicare interamente al progetto tecnico. Intanto è probabile che i dirigenti alla guida del club saranno chiamati presto a dover nuovamente mettere le mani nel portafoglio per mandare avanti la baracca, soltanto per il ritiro e la preparazione stagionale la società sta sborsando altri 30.000 euro e senza un aiuto importante da parte della città, riuscire a fare chissà quali voli pindarici non sarà certo facile.

reggina nuova società (4)Gli imprenditori alla guida del club l’hanno detto più volte, con grande trasparenza e onestà: non sono magnati ultra-ricchi che possono permettersi di scialacquare le loro risorse nel mondo del calcio. La società è aperta ad ogni altro tipo di ingresso, aiuto e sostegno, al momento la città di Reggio Calabria non offre di meglio e se ci sono imprenditori più facoltosi, non sono interessati ad investire nella squadra di calcio della città. A prescindere dalle disponibilità economiche, questo gruppo ha deciso di intervenire e soltanto questo è un merito. A maggior ragione in assenza di grandi risorse, è un grande merito perchè entrare nel calcio ed investire qualche milioncino di euro per dei colosi come i big che hanno creato il nuovo Parma può essere anche facile, molto più difficile è invece avventurarsi in questo mondo senza particolari disponibilità ma soltanto per passione e senso d’appartenenza.

grafica_reggina_solo_logo_creditsAnche a livello mediatico da parte della nuova società c’è sempre stata chiarezza, senza mai illudere nessuno. Sarà una stagione dura, difficile. L’ambizione è quella di cercare di competere con le squadre più attrezzate, certamente Siracusa e Rende, probabilmente anche il Messina, per cercare subito il ritorno nei professionisti, ma non sarà certo la Reggina la super-favorita del torneo, quella costretta a vincere, perchè si riparte da zero con – appunto – i piedi per terra.

Diverso sarebbe stato ripartire dalla Lega Pro, e per questo si è tentato di tutto per salvare la vecchia società nonostante la massa debitoria: militava in una categoria più importante da cui si hanno entrate ben superiori rispetto alla D, ma soprattutto aveva un patrimonio tecnico dal valore di svariati milioni di euro, basti vedere quali club hanno letteralmente “saccheggiato” i talenti del Sant’Agata, dalla Juve al Torino, dalla Salernitana al Pescara, dal Perugia all’Udinese fino al Chievo Verona.

Tornando ai dirigenti della nuova società, i limiti economici non sono certo una colpa; l’entusiasmo, la passione, la buona volontà e la voglia di fare le cose bene, invece, sono un altro merito. Alla città il compito di non lasciarli da soli. E’ comprensibile che in questo momento ci sia confusione; motivi per fare delle critiche dopo meno di un mese di attività possono essercene tanti, soprattutto nelle modalità e nel merito delle varie scelte tecniche. Ma farlo in questo momento sarebbe pretestuoso. La Reggina e la sua tifoseria negli ultimi anni hanno dovuto ingoiare molti bocconi amari, ma sia ben chiaro che al peggio non c’è mai fine. Tra 2012 e 2014, nelle ultime tre stagioni, hanno indossato la maglia amaranto tanti calciatori che oggi militano nelle big di serie A e B.

Reggina Juve Stabia coreografiaEvidentemente il problema non è stato di natura tecnica. I tempi sono maturi per poterlo affermare senza paure: il problema della Reggina negli ultimi anni è stato Reggio, è stato l’ambiente. Sembra la “sindrome del Catanzaro“, che dopo il periodo d’oro in serie A a cavallo degli anni ’70 e ’80, ha subito 5 retrocessioni in 8 stagioni, nel 1991 è sprofondato in serie C2 e da quel momento in 25 anni di storia soltanto una volta è riuscito a tornare in serie B, nel 2004, ma è retrocesso subito, ha avuto la fortuna di essere ripescato ma poi è retrocesso subito di nuovo, per la seconda volta consecutiva. Venticinque anni da incubo, 18 stagioni nei polverosi campi della serie C2, 6 stagioni in serie C1 e soltanto 2 apparizioni, entrambe concluse con una retrocessione, in serie B. E adesso la prospettiva di un’altra annata anonima in Lega Pro, la vecchia serie C. Un’altra città calabrese, Catanzaro come Reggio.

reggina-coreografiaSe la Reggina vuole evitare di fare questa fine, deve essere la piazza a superare il limite del “blasone”. Nelle categorie minori non c’è blasone che tenga. L’ambiente torni ad essere umile, consapevole di essere una piccola provinciale com’è sempre stata e in “degna” rappresentanza della città di Reggio Calabria nel panorama italiano, sia a livello economico che sociale. I nove anni di serie A e le stagioni in B con il ruolo del leone sono state una parentesi leggendaria di una storia ultracentenaria fatta di campi polverosi, sfide di campanile e sofferenze ma sempre con il dignitoso sostegno della propria gente. Adesso l’ambiente deve calarsi a 360° in serie D, perchè la realtà dice serie D, a differenza di quanto non abbia fatto negli ultimi anni prima snobbando la B e poi la Lega Pro. E’ andata a finire com’è andata a finire. Quanti ricordano le vibranti emozioni del gol-salvezza in serie B di Campagnacci a Cittadella il 4 maggio 2013?

reggina-melfiE il gol vittoria del 16enne Ador Gjuci nella serata dell’Epifania 2015 contro il Martina Franca? Ancora, il 21 marzo 2015 la rete di David Di Michele che al 96° siglava il 2-1 nella sfida salvezza contro il Melfi? L’amarezza e la delusione per il gol di Scarpa del Savoia al 90° quando al Granillo i campani pareggiavano 2-2? Sono grandi emozioni che rimarranno per sempre nella storia amaranto, ma a Reggio sono in pochissimi ad averle vissute. Tra l’altro quasi presi in giro e considerati “sfigati” da chi invece si gustava i riflettori delle big su SKY. Dopo 9 anni di serie A, questa è diventata Reggio Calabria, la stessa città che l’11 marzo 1984 in serie C2 gremiva il vecchio stadio Comunale con 10.000 spettatori nella partita contro la Grumese, la squadra di Grumo Nevano, vinta 3-1 grazie alla tripletta del bomber Ciccio Marescalco, uno che in carriera ha fatto molto meno rispetto ai vari Cacia, Brienza, Campagnacci, Ceravolo, Fischnaller, Cocco, Gerardi, Masini e Balistreri, ma a Reggio è stato più amato di tutti questi messi insieme perchè ha avuto la fortuna di militare in amaranto nella Reggio che ancora non conosceva il palato fino, nella Reggio che aveva fame, amava sognare, non pretendeva il calcio-champagne ma le bastava un po’ di cuore per entusiasmarsi e spingere alla vittoria i propri beniamini.

Reggina Vigor Lamezia 2015Chi pretende il bel calcio, dieci vittorie consecutive o chissà quale grande spettacolo al Granillo, è sempre libero di accendere il telecomando di SKY. Chi vuole divertirsi a sostenere la bandiera della città, la storica maglia amaranto, tifarla e incoraggiarla a prescindere dal risultato, chi vuole ammirare i propri colori già tifati negli anni da padri, nonni e bisnonni, vada a fare l’abbonamento che costa pochissimo e non si preoccupi del nome dei calciatori, dei rifiuti di mercato e degli accordi non trovati con chi certamente troverà di meglio. Questa Reggina garanzie di 30.000 euro stagionali non può darne, per ovvi motivi: il budget è quello che è e ne abbiamo già parlato. E’ il massimo che oggi offre Reggio Calabria, il resto potrà dipendere anche dalla gente perchè ogni volta che la Reggina è partita in pompa magna tra annunci trionfali, poi ha fallito. Quando invece tutti sono stati uniti, quegli 11 omini in maglia amaranto sono riusciti a spingersi oltre i propri limiti trascinati dalla gente sugli spalti e hanno regalato le emozioni più belle e inaspettate. L’ultima tre mesi fa al San Filippo di Messina.

reggina 1971I grandi successi sono arrivati proprio grazie all’umiltà, all’entusiasmo, alla voglia di esserci della gente di Reggio. Si riparta così anche adesso, se davvero la Reggina ha ancora un senso nella vita di ogni reggino. Perchè il vero tifoso può anche non condividere le scelte del Presidente di turno, può prendersela con il mister di turno per la sostituzione considerata sbagliata o il modulo e lo schieramento, può non apprezzare le scelte del Direttore Sportivo. Succede in ogni piazza d’Italia e del mondo. Ma non può distaccarsi e criticare a prescindere senza neanche interessarsi alle vicende amaranto, senza neanche conoscerle, soltanto perchè non ha il coraggio di ammettere che quella cosa così bella come la Reggina non la sente più propria, non gli appartiene più. Non ne è più un tifoso. Chiaro è che se i tifosi della Reggina sono, in termini di numeri (abbonati e spettatori) meno di quelli del Rende o della Turris, ci si chiede secondo quale presunzione la Reggina debba arrivare per forza davanti a queste avversarie in classifica. Probabilmente, anzi sicuramente, anche lì ci sono così grandi limiti economici. Ma evidentemente c’è ancora fame. C’è ancora cuore. C’è ancora umiltà, ciò che a Reggio oggi sembra mancare.