Aeroporto dello Stretto, la “teoria Carbone” è quella dei perdenti ma se lo scalo non decolla è destinato a morire davvero

L’Aeroporto dello Stretto, le parole di Ernesto Carbone e l’indignazione della classe politica. Ma i numeri dello scalo sono veramente tristi

Aeroporto Reggio CalabriaNon è un alieno Ernesto Carbone, uomo di fiducia del premier Matteo Renzi e Responsabile Nazionale del Pd: alle elezioni politiche è stato eletto in Lombardia, ma lui è calabrese di Cosenza e le dinamiche della Regione più meridionale dell’Italia peninsulare le conosce molto bene. Se, alla festa dell’Unità, ha dichiarato senza mezzi termini di volere la chiusura degli Aeroporti di Crotone e Reggio Calabria, non l’ha fatto con chissà quale spirito di rivalsa personale. E’ una vera e propria teoria, che dagli ospedali alle università fino agli aeroporti vorrebbe accentrare i principali servizi su pochi centri d’eccellenza. Insomma, meno quantità ma più qualità.

LaPresse / Roberto Monaldo

LaPresse / Roberto Monaldo

Testualmente Carbone ha detto: “Quanto agli aeroporti, non ci sono dubbi: tutti gli sforzi devono essere indirizzati verso il potenziamento dello scalo di Lamezia Terme. Per quanto mi riguarda Crotone e Reggio Calabria dovrebbero essere chiusi, così come andrebbe messo da parte ogni progetto di realizzazione di nuove strutture a Scalea o nella Sibaritide“.

La coincidenza tra queste dichiarazioni e lo spostamento da parte di Alitalia degli orari del collegamento Reggio-Milano, che non sarà più giornaliero con l’andata/ritorno mattina/sera ma soltanto con una partenza e un arrivo in contemporanea, hanno scatenato la comprensibile indignazione della classe politica locale: sono intervenuti (a colpi di comunicati stampa) un po’ tutti, dal Sindaco Falcomatà ai consiglieri comunali ed a quelli regionali del Pd (che hanno stigmatizzato le parole di Carbone), fino a qualche parlamentare e a gran parte dell’opposizione.

renzi a reggio (1)Silenzio assordante, invece, da parte del governatore Oliverio e dal premier Renzi. Il Presidente del Consiglio lo scorso anno aveva annunciato “una visita ogni tre mesi” a Reggio Calabria. I maligni dicevano che lo faceva soltanto per i voti: c’erano le comunali a Reggio, poi le Regionali. Evidentemente avevano ragione: Renzi ha mantenuto la promessa soltanto finché ci sono stati appuntamenti elettorali. L’ultima visita è stata quella del 28 novembre scorso per festeggiare la vittoria di Oliverio, sono passati 10 mesi (quasi un anno) e di visite il Presidente del Consiglio non ne ha programmate neanche per le prossime settimane. E col senno di poi possiamo dire che per quell’elezione, da festeggiare c’era ben poco alla luce del totale immobilismo governativo di questa prima tranche di legislatura regionale.

Foto_Catania_Calcio_in_partenza_da_aeroporto_dello_strettoMa torniamo all’Aeroporto: la “teoria Carbone” è senza ombra di dubbio la teoria dei perdenti. Preferire la qualità alla quantità è condivisibile, ma per l’Aeroporto di Reggio la situazione è diversa. Reggio è una realtà che prescinde dalla Calabria, è una realtà che guarda alla Sicilia, alla dirimpettaia Messina, con potenzialità straordinarie. Reggio è una città che per infrastrutture e collegamenti subisce la distanza dal resto d’Italia, senza l’alta velocità ferroviaria e con tutti i disagi autostradali storici. Ecco, quindi, l’importanza dell’Aeroporto dello Stretto: numeri alla mano, è uno scalo che in media da oltre 20 anni riesce a fare circa 500.000 passeggeri annui senza voli low cost, senza voli internazionali, senza collegamenti particolari con Messina. Insomma, senza sfruttare le sue vere potenzialità (appunto low cost, internazionali e Messina).

Pista_Aeroporto_Reggio_CalabriaIl problema dell’Aeroporto dello Stretto, quindi, non è che andrebbe chiuso perché improduttivo; andrebbe invece valorizzato perché le condizioni per fare grandi numeri ci sono eccome, non è uno scalo messo lì soltanto al servizio di pochi e senza margini di miglioramento. Qui, però, veniamo al vero problema. Il problema reale è che l’Aeroporto dello Stretto, nonostante annunci e proclami, non decolla. Lo stava facendo tra 2006 e 2008, ma diciamolo piano e sottovoce perchè erano gli anni del tanto vituperato “modello Reggio” e qualcuno potrebbe arrabbiarsi. Ma a dirlo sono i numeri, con il boom del 2006 (610.000 passeggeri, record di sempre) e del 2007 (590.000 passeggeri), e poi i voli internazionali che in quegli anni avevano aperto al mondo la città. I primi della storia sono stati nel 2005, poi sono diventati consistenti tra 2006 (9.000 passeggeri), 2007 (10.000 passeggeri), 2008 (32.000 passeggeri), 2009 (10.000 passeggeri) e 2010 (18.500 passeggeri). Gli ultimi nel 2011 (8.000 passeggeri), poi il crollo. Voli internazionali non ce ne sono più, negli ultimi anni siamo tornati sui 500.000 passeggeri medi e quest’anno per la prima volta dopo tantissimi anni lo scalo scenderà sotto, anzi potrebbe addirittura non superare i 480.000 in base alle ultime proiezioni.

aeroporto-reggio-calabria-Il problema dell’Aeroporto dello Stretto, quindi, è reale. Lo scalo non può e non deve morire, ma se continuerà così sarà inevitabilmente destinato a chiudere. Non perchè lo dice Carbone o per l’indifferenza dei governi nazionale e regionale, ma per i numeri sconfortanti e sempre più impietosi. I politici e soprattutto gli amministratori, a tutti i livelli, anziché inondarci di comunicati stampa dovrebbero pensare ad agire con i fatti, perché la migliore risposta alla “teoria Carbone” sarebbe quella dei numeri, quella dei collegamenti con Messina, quella dei voli low cost. Non si può continuare ad inseguire Alitalia elemosinando un volo per Roma o Milano gestendo lo scalo con esigenze paesane. NOn possiamo continuare a gestire lo scalo soltanto perchè pretendiamo di dover partire la mattina per Roma e Milano e tornare la sera. Cerchiamo di allargare gli orizzonti, di pensare l’Aeroporto come un’infrastruttura al servizio del territorio e non per soddisfare le esigenze di pochi. Bisognerebbe prima di tutto coinvolgere Messina, fare diventare lo scalo veramente “dello Stretto” incentivare altre compagnie e realizzare un piano sostenibile e funzionale che possa finalmente consentire al Tito Minniti di spiccare il volo. E state tranquilli che se l’aeroporto funzionerà, nessuno ne metterà in dubbio l’utilità o si permetterà di paventarne la chiusura.