La Reggina è una sola, non c’è spazio per le speculazioni. Sindaco e Hinterreggio, mettetevi l’anima in pace

Reggina, devi ripartire da te stessa. No agli avvoltoi-speculatori, l’Hinterreggio non sarà mai la Reggina e il Sindaco avrebbe dovuto parlare prima…

Reggina e HinterReggioQuando ieri abbiamo scritto che a fallire non era soltanto la Reggina ma tutta Reggio Calabria, qualcuno ha commentato sulla pagina facebook di StrettoWeb che se è fallita un’azienda privata come la Reggina non è certo colpa del Sindaco. Ma noi non abbiamo certo dato la colpa al Sindaco. Ci siamo limitati ad evidenziare la netta frattura tra tutte le istituzioni del territorio (non solo il Comune, ma anche la Provincia e la Regione) e quella che non è soltanto un’azienda privata, ma è anche la massima espressione sportiva della città, il suo volto più rappresentativo .

messina reggina 0-1 30 maggio (4)La Reggina, infatti, era un’azienda privata anche quando – fino a pochi anni fa – tutti gli enti e le istituzioni la sostenevano per averne un ritorno in immagine e sponsorizzazioni. La Reggina era un’azienda privata che in un territorio dall’economia asfittica come quello di Reggio Calabria rappresentava un’eccellenza occupazionale, sociale e formativa. Lascia un vuoto enorme, lascia tanti disoccupati, lascia centinaia di bambini in strada. Al Centro Sportivo Sant’Agata lavoravano una trentina di dipendenti e si educavano oltre 230 ragazzini che prima di tutto venivano formati dal punto di vista educativo, poi per la tecnica sportiva. La Reggina per Reggio Calabria era molto di più di un’azienda, e non solo per i tifosi ma anche per chi non segue il calcio ma per forza di cose deve riconoscere il suo ruolo sociale ed economico. Ecco perché nel momento del fallimento non si può che evidenziare l’indifferenza e l’abbandono delle istituzioni.

reggina festa derby 30 maggio (22)E questo perché non vogliamo pensare male. Altrimenti, leggendo il comunicato stampa inviato stamattina dal portavoce del Sindaco, verrebbe da pensare che anche Falcomatà faccia parte di quella schiera di soggetti che sul fallimento della squadra che è la massima rappresentanza sportiva della città quasi quasi fanno festa. “La serie D non è un dramma, il circuito virtuoso che ha innescato in città la nuova stagione politica sarà motivo di incoraggiamento per una nuova cordata di imprenditori, locali e non, che prenderanno in mano la squadra per riportarla agli antichi fasti, la risalita della Reggina sarà rapida e travolgente se tutti noi, politici imprenditori e cittadini vorremo crederci“. Queste le parole di Falcomatà, che il 30 maggio aveva chiesto di salire sul bus cabrio a festeggiare insieme alla squadra ed è stato accontentato dal Presidente Foti, adesso si prende le responsabilità politiche e personali della rinascita con nuovi imprenditori ma fino a ieri, quando c’era una Reggina da salvare, è sparito al punto da non fare neanche una telefonata nei momenti più difficili. Non è certo compito di un Sindaco mettere soldi pubblici per salvare una società sportiva, ma era compito di ogni rappresentante istituzionale – a partire dal Comune – aiutare la società a trovare imprenditori vogliosi di investire, a prendersi quelle responsabilità che Falcomatà si prende oggi, ad inventarsi qualcosa come l’operazione del Sindaco Mallamo nel 1986.

reggio aiuola falcomatà lungomare (16)Adesso cos’abbia in testa Falcomatà per il futuro della Reggina non lo sappiamo. In città si mormora, il Sindaco, gli imprenditori locali, l’iscrizione con riserva dell’Hinterreggio in serie D. Beh, se è questa l’operazione possono già mettersi l’anima in pace. La Reggina può ripartire solo ed esclusivamente dalla Reggina. La Reggina può ripartire solo ed esclusivamente da quelle forze sane che fino alle 16:30 di ieri pomeriggio hanno provato a salvarla facendosi in quattro. La Reggina può ripartire solo ed esclusivamente dalla passione di Mimmo Praticò e di quegli operatori imprenditoriali e professionistici che nelle ultime settimane hanno creato una nuova cordata per tentare di salvare il club. La Reggina può ripartire soltanto dai propri colori sociali, dal proprio nome, dalla propria matricola di affiliazione alla Federazione.

Reggina Juve Stabia coreografiaI tifosi della Reggina non tiferanno mai per un’altra società mascherata d’amaranto. I tifosi della Reggina potranno sempre simpatizzare per l’Hinterreggio finché rimarrà il secondo club della città, nato nel 2006 dal titolo sportivo della Scillese e colorato di biancazzurro ma mai confonderanno questa piccola realtà con la Reggina nata nel 1914 e forte di un blasone e di una storia che negli ultimi 29 anni, durante la gestione di Lillo Foti, è diventata gloriosa. Gli avvoltoi e gli speculatori che nelle ultime settimane hanno fatto di tutto per ostacolare la salvezza della Reggina, mettendo i bastoni tra le ruote all’operazione Nick Scali, compromettendo le trattative, ostacolando in tutti i modi possibili la sopravvivenza del club, adesso stanno uscendo allo scoperto palesando tutte le loro intenzioni. La vicenda relativa alla gestione dello stadio Granillo che ha visto il Comune contrapporsi alla Reggina è stato il momento della spaccatura più profonda.

foti _ lilloLa Reggina è fallita certamente per gli errori di Foti e gli sbagli di una società che negli ultimi anni non è riuscita a sopravvivere alla crisi del calciomercato, una crisi fatale per un club che riusciva a mantenersi in un territorio asfittico soltanto grazie alle plusvalenze ottenute dalla valorizzazione e vendita dei calciatori. Plusvalenze che nel corso degli anni, da Rolando Bianchi a Cirillo, Mozart, Mesto e Pelizzoli, le hanno consentito di impattare a testa alta tutte le spese di gestione che per una società di calcio sono pesantissime (soltanto a partire dal monte ingaggi). Negli ultimi anni il calciomercato è crollato per la crisi, intanto nel 2009 la Reggina spendeva (male) decine di milioni di euro per tornare subito in serie A con la corazzata flop di Novellino, Volpi, Cacia, Buscè, Cassano, Capelli, Brienza, Bonazzoli, Pagano, Vigiani, Lanzaro, Cascione e tanti altri big che – nei fatti economici – sancivano l’inizio della fine. Da quel 2009 ad oggi la Reggina è riuscita a tenersi in vita e regalare altre straordinarie soddisfazioni come la carcagnata del 30 maggio di quest’anno a Messina, soltanto grazie alla vendita di Missiroli, Acerbi e l’anno scorso Bochniewicz e Coppolaro, altrimenti la fine di oggi sarebbe arrivata molto prima. Ma quando fallisce qualcosa come la Reggina, che per un territorio come Reggio è molto più di “un’azienda privata“, non può che esserci un “concorso di colpe” a 360° in città. E certamente nessuno pensi di ripartire da quelli che, da sciacalli, hanno fatto gli avvoltoi remando contro, spingendola al fallimento per venire fuori adesso a cose fatte.